Messico campione olimpico

L’antico proverbio cinese, ancora una volta, si è avverato. Sull’altra riva del fiume stavolta è passato il cadavere del Brasile, o meglio quello di Thiago Silva che ad Aprile ci aveva scaricati e per queste olimpiadi rifiutandosi prima di accelerare il rientro e poi di giocare un derby-scudetto. Il Messico è stato l’ennesimo carnefice dei verdeoro per prolungare una maledizione che pare accompagnare il Brasile nel calcio così come accompagna noi nella pallavolo: i team storicamente più forti dei rispettivi sport che non riescono a fregiarsi di quello che nella mentalità americana è il titolo per eccellenza, ovvero l’oro olimpico. Lo hanno fatto perdendo per 2-1 con il Messico e lo hanno fatto ripetendo sempre gli stessi errori, ovvero arrivando a questo punto della competizione con una squadra di solisti che difficilmente riesce a trovare la giusta amalgama.

I brasiliani sono ad un bivio prima di un trittico che prevederà nei prossimi quattro anni Confederations Cup, Mondiali di Calcio e quindi ancora l’olimpiade giocati a casa loro, due traguardi che non possono permettersi di fallire pur presentando una squadra che ad oggi nel ranking FIFA è fuori dalle prime dieci posizioni, dietro addirittura alla Danimarca. E che si troverà a fronteggiare l’Argentina di Lionel Messi come pericolosissimo incomodo. L’olimpiade ci ha fatto anche scoprire i talenti di Lucas (al PSG per 43 milioni, cifra folle) e Leandro Damiao mentre sembrano decisamente scomparsi quelli di Ganso e Pato che sembravano essere le prossime stelle e che nella notte di San Lorenzo si sono rivelate definitivamente cadute con il rammarico del Milan che ha in casa il secondo e che ha spesso puntato il primo.

Solo due ore prima andava in scena a Pechino l’ennesimo furto della banda bassotti bianconera per mano dell’arbitro Mazzoleni – alias il direttore di gara che ci rubò platealmente due punti al Franchi di Firenze lo scorso anno in una gara dove il designatore Nicchi ha scelto, dimostrando molto senso dell’umorismo, Tagliavento – alias il direttore di gara del gol di Muntari – come arbitro di porta. Lo spettacolo c’è stato fino al 2-1 Napoletano quando poi la partita ha deviato dai binari di quella che dovrebbe essere una normale partita di calcio per diventare una vera e propria truffa sportiva. In pochi minuti la Juventus si vede regalare un calcio di rigore molto generoso, Zuniga vede invertito un fallo (un classico delle gare truccate) al limite dell’area, al Napoli viene negato un rigore su Behrami fino all’apoteosi dell’espulsione di Pandev le cui motivazioni sono ancora tutte da rivedere e quella di Zuniga per doppio giallo sulla cui azione c’era però un fallo per i partenopei. Delle due l’una: o si è mandato un incapace per una partita così importante, o, in fondo, c’era qualcosa da risarcire a chi aveva la maglia a strisce. In entrambi i casi è uno scandalo.

Non un bello spettacolo quindi la dittatura sportiva andata in onda proprio in Cina, terra principe dei regimi e della repressione dei diritti umani, uno di quegli spettacoli che delegittima ancora una volta il calcio italiano del mondo e che spiega perché temiamo la Juventus – e unicamente la Juventus – nel prossimo torneo nella lotta al titolo. Come la storia insegna quando si trovano in una volata scudetto punto a punto non perdono quasi mai a causa dei numerosi regali arbitrali di cui beneficiano – solamente un diluvio nel 2000 è riuscito a fermare questa tradizione ormai trentennale che passa da Verona a Turone e a Muntari e che va contro ogni statistica. Aspettiamo che passi anche qui la corrente e prima o poi, come nel 2006, il cadavere arrivi ancora sull’altra riva del fiume.

Resta comunque il fatto che stavolta la Juventus per vincere ha dovuto farla davvero grossa – per di più in una gara giocata all’estero e trasmessa in tutto il mondo contribuendo ancora una volta a danneggiare l’immagine del calcio italiano. Una immagine che però De Laurentis non ci sta a trasmettere dando un segnale forte non presentando la squadra alla premiazione cosa accaduta, guarda caso, proprio nel 1998 con la Juventus e con le dirigenze di Inter e Milan i cui accordi commerciali con la Juventus sono ancora anteposti ad una pulizia del calcio – domenica prossima andrà ancora in scena con loro il Trofeo Berlusconi e ancora mi chiedo con che coraggio Galliani li inviti a giocare a San Siro dopo la scorsa stagione.  Altro che complotto della FIGC contro di loro!

P.s. Come vi avevamo anticipato il 13 Luglio la maglia della Juventus non ha tolto nessuna stella. Sotto la pioggia di Pechino i pezzi di scotch coprenti sulle maglie di Vucinic e Bonucci si sono tristemente staccati mostrando le due stelle che i regolamenti attualmente in vigore gli impongono di esporre. La prossima volta per evitare figuracce, sarebbe meglio non usare materiali di seconda, pardon, terza mano.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.