A questo europeo la Danimarca non doveva nemmeno esserci. Accade però che la Jugoslavia, che aveva vinto il girone di qualificazione danese, improvvisamente si trovi divisa e frammentata negli stati che conosciamo oggi. Non essendoci più una nazione unita, la UEFA decide quindi di escludere i balcanici dal torneo e di assegnare, conseguentemente, il loro posto ai danesi costretti a convocare i giocatori mentre questi erano già in vacanza.

Tra le otto qualificate alla fase finale non c’è l’Italia che dopo il mondiale casalingo finisce alle spalle dell’unione Sovietica (poi CSI) con Azeglio Vicini esonerato a fine qualificazioni in favore di Arrigo Sacchi che sarà cacciato dal Milan dopo il famoso aut-aut di Van Basten (o me, o lui).

Oltre a Danimarca e CSI all’europeo ci vanno la Svezia (padrone di casa), Francia, Inghilterra, Scozia, Olanda e la favoritissima, come spesso accade, Germania. La prima fase si rivelerà quindi poco spettacolare a livello di gol, nonostante l’Olanda, campione in carica, che oltre al trio olandese può annoverare anche un giovanissimo Bergkamp, sarà l’unica che riuscirà nelle 12 partite di qualificazione a segnare tre gol, e lo farà contro la Germania, in quella che per tutti dovrebbe essere la finale anticipata.

Se Olanda e Germania infatti non deludono le attese, le sorprese arrivano tutte dal gruppo A dove con due pareggi e una vittoria a testa le due nordiche riescono a mandare a casa Francia e Inghilterra arrivando quindi alle semifinali che vedono in programma Svezia-Germania e Danimarca-Olanda. Se ai tedeschi, a fatica, riesce il compitino (3-2) i Danesi rovinano i piani di tutto coloro che vorrebbero la finale tra le due superpotenze Europee eliminando gli orange ai calci di rigore dopo il 2-2 dei tempi regolamentari (a sbagliare il rigore decisivo sarà proprio Marco Van Basten).

Si arriva quindi il 26 giugno 1992 in quel di Goteborg con i Danesi a giocarsi la finale contro la Germania. La partita comincia con i tedeschi in attacco nonostante il 5-3-2 con Sammer che dopo 7 minuti pesca Reuter per l’ inserimento da destra: il terzino si presenta in diagonale, ha il tempo di prendere la mira, non quello di pensare. Finche’ Reuter prende la mira Schmeichel esce di porta, quando pensa gli e’ addosso e sul tiro da sotto devia in angolo. destra mette in moto Povlsen che sfugge a Brehme, perde palla, la recupera su una mollezza del terzino e la appoggia per il destro di Jensen che va a battere senza indugi: in controtempo la difesa, un po’ in ritardo Illgner sul pallone che s’infila all’ altezza del primo palo. Passano 12 minuti, con la Danimarca in possesso di palla e che, al contrario dei tedeschi, non sbaglia: Vilfort sulla destra mette in moto Povlsen che sfugge a Brehme, perde palla, la recupera e la appoggia per il destro di Jensen che s’ infila all’ altezza del primo palo: è 1-0 danese.

La Germania, scricchiola ma non si sfascia: Vogts piazza Reuter su Larsen, Kohler su Povlsen, Buchwald a controllare Laudrup, che agisce dietro le punte, mentre Brehme curerà Vilfort. Anche la Danimarca sceglie il controllo a uomo visto che Christofte non molla e limita Haessler, Kent Nielsen contrasta Riedle e Piechinik si oppone a Klinsmann. Infine a centrocampo Effenberg contro Jensen e Sammer per Sivebaek, in campo nonostante lo stiramento: è un gioco ancora all’antica, testimoniato da due liberi (Olsen e Helmer) dietro ai due schieramenti.

Dopo il gol, Danimarca sospinta da Laudrup e Germania nella forza di Klinsmann che, al 23′, si fa dettare il passaggio in area da Effenberg e in torsione libera un destro sul secondo palo, Schmeichel inarca le reni e con la mano mette fuori di un soffio. La Germania non può e non vuole cambiare il ritmo di una partita che sta perdendo arrivando vicino al gol in tre occasioni, una nel primo tempo (42′ passaggio a vuoto di Haessler dentro l’area) e due nel secondo (16′: testa di Klinsmann, 20′: Nielsen anticipa Riedle che sta per tirare a botta semicerta).

Come spesso accade però in queste partite o la squadra che fa la gara pareggia, oppure è l’avversario a segnare il secondo gol. Non fa eccezione nemmeno stavolta, e infatti, per la Danimarca, al 33° del secondo tempo segna Vilfort, favola nella favola danese, che dedica il gol alla figlia allora malata di leucemia in ospedale. La Germania nel secondo tempo pagherà, forse, la scelta di giocare senza regista levando Sammer, o forse la favola più bella della storia degli europei era già stata scritta dall’inizio: per una volta, in cima all’Europa, c’è la Danimarca.

DANIMARCA – GERMANIA 2-0
Danimarca (4-4-1-1) Schmeichel; Sivebæk (21′ st Christiansen), Olsen, Piechnik, Nielsen; Christofte, Jensen, Vilfort, Larsen; Laudrup; Polvsen. All. Møller Nielsen
Germania (5-3-2) Illgner; Reuter; Kohler, Buchwald, Helmer, Brehme; Sammer (1′ st Doll), Hassler, Effenberg (35′ st Domm); Riedle, Klinsmann. All. Vogts
Arbitro: Galler (Svizzera)
Marcatori: 18′ pt Jensen, 33′ st Vilfort
Note: Ammoniti:Piechnik, Reuter, Hassler, Effenberg, Klinsmann, Doll.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

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