C’è stato un uomo importante nella mia vita. Mio nonno Franco. Ho passato molto tempo con lui da bambino. E’ sempre stato un esempio, perché con l’impegno ha superato le difficoltà della vita. Sono cresciuto guardandolo mentre faceva i solitari alla radio, la domenica, con i secondi tempi di Tutto il calcio minuto per minuto. Ogni tanto, quando era più giovane, andava allo stadio con suo genero, mio papà. Nonno se n’è andato qualche anno fa.

E io, in quel minuto, lo sento lì. Accanto a me. Me l’ha detto che stiamo per segnare. E io mi alzo in piedi, con Beppe che mi guardava, guardo i cronometri per non sbagliare il minuto e li stringo forte. Vedo la palla che arriva a Pirlo.

Sento la gioia limpida di un destino che si compie, di un sogno che comincia a prendere forma. Sento il gusto della vittoria, la gioia di potersi lasciare andare, di doversi lasciare andare. Non mi tengo più, sono in piedi, con gli altri che mi guardano straniti. Il cavo della cuffia tutto tirato. Le braccia distese, la vena della gola gonfia. Ma stavolta non mi sento male, stavolta non vacillo, stavolta salterei pure, se ci fosse lo spazio.

Sono tornato tifoso dopo anni in cui sono stato attento anche alle virgole, per non offendere nessuno. Posso esplodere, posso dire a tutti come mi sento. E sono sicuro che a casa tutti si sentono come me.

da Fabio Caressa, Andiamo a Berlino 2006 B.C. Editore

https://i2.wp.com/blogosfere.blogs.com/photos/uncategorized/bild2.jpg?resize=207%2C136Dortmund. 4 Luglio 2006. E’ uno di quei giorni dove capisci che si può scrivere la storia. Semifinale mondiale, come nel 1970 con la Germania. Ma questa volta non si gioca all’Atzeca, bensì al Westfalenstadium. Era il campo più caldo di tutta la Germania con gli spettatori a pochi metri dal campo. Lì la Germania non aveva mai perso. Mai. Il sogno dei tedeschi di tornare in finale mondiale a soli 4 anni dal 2002 era palpabile. I giornali erano carichi, la Bild scriveva Dopo l’antipasto dei quarti di finale contro l’Argentina, stasera ci sarà la pizza. Arrivederci e spazzeremo i giovani italiani. Per chi si ricorda bene, c’era anche la polemica legata al caso Frings, pizzicato nella rissa postpartita contro l’Argentina dalle immagini di Sky Italia e squalificato con la prova TV.

In quella partita la grande prova la diede la difesa. Zambrotta, Cannavaro, Materazzi e Grosso. Semplicemente invalicabili. Oggi solo le brutte copie dei giocatori di 4 anni fa. Ma andiamo alla partita. L’arbitro Messicano fischia l’inizio in uno stadio completamente giallonero. I tedeschi fischiano il nostro inno. Al 16′ prima occasione azzurra, Totti serve Perrotta. Para Lehmann. Al 30′ è ancora brivido azzurro: Grosso scende sulla sinistra e mette al centro per Toni che gira a rete. Provvidenziale il salvataggio di Metzelder. La Germania si spaventa ma al 34′ pareggia le occasioni da rete: Pirlo perde palla a metà campo, Klose allarga a destra per Schneider, destro appena dentro l’area, alto sulla traversa. L’Italia gioca bene, manovra meglio mentre i tedeschi creano azioni pericolose quando giocano in velocità. A centrocampo bene Pirlo, mentre Totti, partito bene, mostra qualche lentezza di troppo. In difesa, come al solito, su tutti uno straordinario Cannavaro. Soprattutto questa partita gli garantirà il pallone d’oro.  Durante l’intervallo Lippi non cambia la squadra. Dopo 5 minuti Klose entra in area, salta Cannavaro e Gattuso e solo l’uscita di Buffon sventa la minaccia. Ed è ancora il portiere azzurro a salvare la porta della nazionale sventanto una girata in area di Podolski. Il ritmo si fa più blando. Lippi se ne accorge e lo urla dalla panchina. Al 29′ scocca l’ora di Gilardino che sostituisce Toni. Al 36esimo l’arbitro Archundia assegna un calcio di punizione alla Germania: palla centrale al limite dell’aria. Occasione che però Ballack spedisce altissimo. Nella Germania Odonkor prende il posto di Schneider. Il tempo di riprendere il gioco e Totti serve Perrotta in area: Lehmann esce a valanga e respinge di pugno. Triplice fischio. Supplementari. Come nel 1970.

Lippi comincia a rivoluzionare la squadra. Dentro Iaquinta, fuori Camoranesi. Sbilanciamento in avanti e i risultati si vedono subito. Palo di Gilardino e traversa di Zambrotta. Non è possibile. Ce la meritiamo noi (cit.) Sale poi in cattedra la Germania con un occasione di Odonkor e un’altra di Podolski. Entra Del Piero. Lippi gli dirà “Tu segni”. Eccoci qui: minuto 119. I rigori sullo sfondo. I maledetti rigori che ci hanno eliminato nel 90, nel 94 e nel 98. Probabilmente in un’altra partita si sarebbe fatta melina fino al 120′. Non in quella. Palla fuori per Pirlo. Magia rara di tacco per Grosso che si smarca oltre la linea. Tiro ad effetto sul secondo palo. Alle spalle di Lehmann. Il gol di Grosso. Il gol di Grosso. E’ la sesta finale della storia che ci porterà a vincere il mondiale. Il nostro mondiale. Il mondiale di tutti quelli che non ne potevano più di sentirsi raccontare dell’82, del calcio italiano in declino, vecchio che non vinceva mai nulla. Di quelli che “eh ma chissà quando vedrai la nazionale vincere qualcosa“. E’ la nostra Italia – Germania, cancellata, per quanto possibile la mitica semifinale del 70. Quella sera si era formato un legame speciale tra gli italiani e la nazionale. Lo stesso che ora stanno cercando di distruggere.

GERMANIA-ITALIA 0-2 d.t.s. (0-0)

Marcatori: 118′ Grosso, 120′ Del Piero

Germania (4-4-2): Lehmann; Friedrich, Mertesacker, Metzelder, Lahm; Schneider (83′ Odonkor), Kehl, Ballack, Borowski (73′ Schweinsteiger); Klose (111′ Neuville), Podolski. C.T.: Klinsmann.

Italia (4-4-1-1): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso; Camoranesi (91′ Iaquinta), Gattuso, Pirlo, Perrotta (104′ Del Piero); Totti; Toni (74′ Gilardino). C.T.: Lippi.

Arbitro: Archundia (Messico) Ammoniti: Borowski, Metzelder, Camoranesi

Dopo l’antipasto dei quarti di finale contro l’Argentina, stasera ci sarà la pizza. Arrivederci e spazzeremo i giovani italiani
Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.