Lo esoneriamo o no?

Perdiamo (ancora) la partita, salviamo (solo) la faccia. Che forse è anche peggio dato che con un 3-0 sarebbe stato decisamente più difficile mantenere l’ameba sulla nostra panchina. La Lazio non era nulla di più: una squadra che ha il 90% del proprio potenziale in Klose ed Hernanes e che con meno del 50% di possesso palla e quattro tiri in porta contro il rombo è stata capace di segnare tre gol. Ed è stata, insieme ad un paio di errori individuali, la scelta di riproporre quel modulo che ha, di fatto, deciso la partita.

Basta difendere questo allenatore: non si può mandare a letteralmente i progressi di tre settimane riproponendo un modulo che con Pazzini (ancora una volta tagliato fuori dal gioco) non funziona. Il 2-0 del primo tempo né è lo specchio lampante: un centrocampo con Boateng ancora una volta inesistente, Nocerino da cinque e De Jong che dimostra di avere la personalità del proprio allenatore non prendendo mai una iniziativa, cross o passaggio che sia. Riusciamo, perlomeno, a non prendere gol su calcio piazzato anche e soprattutto per una difesa che ancora una volta non sa che pesci prendere sulla progressione di Hernanes e di un portiere che ha il brutto vizio di stare troppo fuori dai pali. Resta il fatto che a centrocampo rimane solamente Montolivo a coprire i buchi degli altri tre dato che Flamini viene ostracizzato per motivi a noi sconosciuti e Boateng che non ha alcuna intenzione di tornare a fare la mezzala (o, perlomeno, una vita d’atleta) precludendo proprio al migliore in campo della gara contro la Danimarca di giocare in un ruolo, quello del trequartista, che in nazionale occupa più che degnamente.

Il primo gol preso, guarda caso, arriva da un mancato pressing di Montolivo che lascia sole le tre mummie e porta Hernanes a segnare contro sette – dicesi sette – giocatori, nessuno dei quali prova non dico a chiudere ma nemmeno a fermare il brasiliano con un fallo, forse per incapacità, più probabilmente per timidezza o non cognizione del proprio compito. Il terzetto degli inguardabili, infatti, in fase difensiva è schierato rigorosamente a casaccio nel tentativo di fare numero e sostanza ma di fatto, non facendo mai né un pressing né una entrata, vanno ad intralciare unicamente il lavoro della difesa. Difesa che continua a cambiare partita dopo partita: indipendentemente da chi sia il più forte dei quattro due fissi vanno scelti e questo Allegri non lo fa – l’idea di tenere i due nuovi acquisti in panca, inoltre, non mi sembra proprio la migliore e difesa dove continuiamo a chiederci chi ha raccomandato Luca Antonini per il ruolo da titolare fisso specie dopo il De Sciglio visto con l’Under 21.

Le puttanate continuano anche nella ripresa quando Acciuga mette dentro Urby Emanuelson facendolo giocare sulla fascia destra, notoriamente non la sua e solo dopo il 3-0, a gara ormai compromessa, sbatte dentro Pato col rischio che si infortuni ancora una volta. La partita si è di fatto divisa in due tronconi lì: quando abbiamo abbandonato quel modulo deleterio e rimosso le mummie è partito un tentativo di rimonta di fatto non casuale che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che questa squadra non è scarsa ma principalmente male allenata. Oggi, come già accaduto in questa stagione, il Milan non ha perso perché meno forte della Lazio ma perché ha regalato tatticamente un’ora all’avversario che ha trovato, ancora una volta, troppo tardi la reazione.

Ripartiamo per Malaga dove ci giochiamo la qualificazione Champions con questo secondo tempo e questo modulo – purtroppo anche con questo allenatore che ha dimostrato per l’ennesima volta la propria incapacità. L’esonero è un dovere per qualsiasi big europea, o presunta tale, che collezioni cinque sconfitte nelle prime otto partite di campionato indipendentemente dal fatto che abbia Messi, Nocerino o Bertolacci in campo. Purtroppo Allegri rimarrà in panchina anche perché l’unica soluzione percorribile è quella di Inzaghi a cui viene imputata la poca esperienza – mi chiedo se si abbia più esperienza nel giocare in squadre di campioni e venire allenati da gente come Lippi e Ancelotti oppure nel venire da Cagliari e Aglianese. In fondo, Guardiola, prima di vincere tutto con il Barcellona, quali squadre aveva allenato?

LAZIO-MILAN 3-2 (primo tempo 2-0)
MARCATORI: 25′ Hernanes (L), 41′ pt Candreva (L); 4′ Klose (L), 16′ De Jong (M), 34′ st El Shaarawy (M)
LAZIO (4-5-1): Bizzarri; Konko, Biava, Dias, Lulic; Candreva (38′ st Brocchi), Hernanes, Ledesma, Gonzalez (27′ st Cana), Mauri (13′ st Cavanda); Klose. (Marchetti, Carrizo, Ciani, Scaloni, Zauri, Zarate, Rocchi, Kozak, Floccari). All. Petkovic.
MILAN (4-3-2-1): Amelia; Abate, Bonera, Yepes, Antonini (40′ st Bojan); Montolivo, De Jong, Nocerino (7′ st Pato); Boateng (1′ st Emanuelson); Pazzini, El Shaarawy. (Gabriel, Petkovic, De Sciglio, Acerbi, Mexes, Flamini, Constant). All. Allegri.
ARBITRO: Tagliavento di Terni
NOTE: serata serena, terreno in buone condizioni. Spettatori 45.000 circa. Ammoniti Dias (L), Gonzalez (L), Nocerino (M), Yepes (M), Antonini (M).

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.