Più che di tattica oggi dovremmo analizzare il contesto, ovvero la situazione in cui il Milan naviga ormai da troppi mesi. Abbiamo sulla panchina un uomo rimasto solo, che certo ha le sue colpe e limiti come allenatore,  ma non per questo deve essere usato come capo espiatorio per nascondere il marcio che si è accumulato in questi anni. Questa è una quadra a cui nessuno a chiesto niente in termini di risultati all’inizio della stagione, giocatori strapagati per raggiungere risultati simili a una squadra che punta alla salvezza, stracciato qualsiasi record negativo insomma una squadra abbandonata al proprio destino e questo non è il mio Milan!

La dirigenza non può trattare una squadra gloriosa come la nostra in tal modo, solo perché sa che fra qualche mese non sarà più un problema loro. Dunque la vendita del club va chiusa al più presto, l’immobilismo dell’attuale dirigenza risulta snervante e quando si muove lo fa fuori tempo e senza cognizione di causa. Il ritiro emesso ieri sera è solo per cercare di evitare di perdere due partite a distanza di tre giorni, perché non ha senso prendere per i capelli una squadra che sa abbondantemente di non avere più niente da dire in questo campionato.

Non è vero che il cambio di dirigenza non influisce sull’andamento della squadra, perché da quando le voci si sono fatte sempre più insistenti si è visto un calo nelle prestazioni che ci porta, in termini di risultati e atteggiamento in campo, al deludente mese di gennaio. Una possible ipotesi è che si possano sentire sotto pressione visto che nel prossimo futuro, con una nuova proprietà, tutti saranno messi in discussione; una dimostrazione è l’atteggiamento di Muntari che si è tirato fuori dalla rosa da solo. Un’altra è la mancanza di uomini di polso all’interno dello spogliatoio, dove in queste situazioni, hanno il carattere e il carisma per guidare la squadra a lottare su ogni pallone, malgrado i risultati.

Nella partita di ieri si intravedono le problematiche appena descritte, la squadra è già sulle ginocchia dopo un paio di minuti e non ha il carattere di reagire. Usciamo fuori quando si vede un calo fisiologico della squadra friulana dopo il venticinquesimo, visto il gioco adottato è più che comprensibile. Li aiutiamo a sviluppare il loro gioco grazie all’ostentazione di voler giocare la prima palla corta, questo per una squadra organizzata nelle brevi distanze come l’Udinese è un aiuto, infatti senza scomporsi utilizza un pressing alto. Quindi ci ritroviamo ad avere otto-undicesimi avversari nella nostra metà campo che si portano in marcatura su ogni nostro uomo, mandandoci in confusione. La squadra oltre a essere confusa è anche spezzata e questo rende ancora più difficile sviluppare l’azione, la frattura è per via dei giocatori schierati in attacco: Pazzini con il suo fare da boa e Menez per il suo egoismo innato, vogliono che gli si consegni il pallone tra i piedi; se si gioca spalle alla porta è difficile impensierire gli avversari.

In chiusura la domanda che vi voglio porre è: quando siete rimasti veramente dispiaciuti per una sconfitta? Personalmente non riesco più a dispiacermi, mi scivola come se niente fosse e questo è una conseguenza del distacco della dirigenza. Noi volontariamente o meno, anche se continuiamo a seguirlo, abbiamo accettato la fine di questi trent’anni di successi come se fosse il suo corso naturale. Sperando che possa tornare glorioso e vincente come una volta.

Mauro Fede

Posted by Mauro Fede

Appassionato fin da bambino del gioco del calcio, merito di mio padre e di Paolo Maldini se sono rossonero. Il mio punto forte? Analizzare dal punto di vista tattico qualunque partita, andando al di là delle semplici statistiche. Non solo di questo mi interesso, ho un ottimo feeling con l'informatica che mi porterà ad avere nei prossimi mesi una laurea in questo campo.