Arrivano tre punti che mancavano da un mese, dopo aver affrontato avversari alla portata, ma che avevano studiando molto bene come mettere in difficoltà il Milan, cosa che non è riuscita a pieno al Cagliari di Zeman. Riesce a sfruttare la classica disattenzione del Milan quando si trova in vantaggio, acciuffando il pareggio nell’immediato avvio di ripresa, ma grazie all’immediato goal di Mexes diamo una grossa batosta all’avversario che, si sveglia in una sola occasione colpendo la traversa.

Abbiamo interpreto la partita con sufficienza senza eccellere, ma grazie agli spezza gioco in mediana, siamo riusciti a lottare su ogni palla e facendo nostre le seconde palle. Il maestro Zeman sabato sera non è riuscito a esprimere il suo calcio e questo gli ha dato problemi, ma sopratutto non è riuscito a evidenziare i limiti del Milan. Infatti se pressato alto, quello che appunto prevede il calcio di Zeman, (come spesso è capitato in questa stagione) avrebbe messo in difficoltà il Milan per via del nostro lacunoso possesso palla;  questo ci porta a entrare in confusione per fare uscire la palla dalla nostra metà. Ma stranamente questo non è avvenuto, gli era ampiamente riuscito all’andata nel 1-4 a San Siro contro l’Inter.

D’altro canto allenatori come lui difficilmente mettono da parte il loro modo di vedere e applicare la loro filosofia di calcio, ma visionare le partite di Hellas e Chievo contro di noi gli avrebbero dimostrato un altro limite nostro: attaccare una difesa schierata. Puntualmente vengono lasciate scoperte le corsie, sfruttate a pieno da Menez, molto meno invece da Honda. Se il primo taglia continuamente il campo creando la superiorità; mentre l’altro, con i suoi movimenti, evidenzia i suoi limiti. Honda appena entrato in possesso sposta la sua visuale di gioco verso l’interno del campo, mettendosi sempre in una posizione di uno-contro-uno con l’avversario, creando due macro problemi. Il primo lo porta a non sfruttare il suo piede più debole perchè non ha l’abitudine di accentrarsi, bensì lo porta ad avere il suo piede debole scoperto e questo ci porta al secondo problema. Essendo in posizione di “taglio” rispetto al campo, non riesce più a guadagnare la corsia e viene facilmente pressabile dall’avversario che sa di avere un “mancino assoluto” davanti a se. Cerci se pur non in una condizione eccellente, riesce ad alternare il movimento sul esterno per cercare il cross dal fondo, a tagli verso il centro per fare sponda con la prima punta.

Una costante di questo Milan che non viene mai evidenziata, a discapito di tutti i vari cambi di modulo, undici di partenza mai confermati e fascia di capitano sballottata da un braccio ad un altro, è la conferma degli esterni che giocano a piedi invertiti (rispetto alla zona di campo). Questo porta la squadra a non sfruttare il cross dal fondo, ma solo dalla trequarti che non vengono mai effettuati tesi e quindi sono facile preda dei portieri. Ma sopratutto tengono fuori dal gioco le prime punte che ricevono pochissimi palloni giocabili a terra grazie al gioco “possessivo” di Menez, e in aggiunta non sfruttiamo i loro colpi di testa dato che sia Pazzini e Destro (in precedenza Torres) sono molto abili.

Continuiamo a farci trasportare dalle onde fino a fine stagione, perchè a tutt’ora siamo un accozzaglia di singoli e non una squadra o quanto meno non ne abbiamo le sembianze, sperando che a fine campionato si possa veramente dare un’entità a questa rosa.

I migliori:

  • Menez: l’uomo che toglie le castagne dal fuoco, ma è lo stesso che “ruba” i palloni ai compagni di reparto.
  • Mexes:  elemento imprescindibile in questo momento e con la rosa attuale. L’unica macchia il goal: si fa saltare per il mancato raddoppio del terzino.

I peggiori:

  • Honda: i fischi dei pochi tifosi allo stadio sono tutti meritati. Riesce persino a trascinare nella sua partita opaca anche Abate, facendogli sbagliare tutti i tempi di inserimento.
  • Abate: anche lui ci mette del suo nel farsi trovare fuori posizione, non rientrando in difesa con i tempi giusti.
Mauro Fede

Posted by Mauro Fede

Appassionato fin da bambino del gioco del calcio, merito di mio padre e di Paolo Maldini se sono rossonero. Il mio punto forte? Analizzare dal punto di vista tattico qualunque partita, andando al di là delle semplici statistiche. Non solo di questo mi interesso, ho un ottimo feeling con l'informatica che mi porterà ad avere nei prossimi mesi una laurea in questo campo.