In un finto scenario apocalittico, con la curva vuota in cui svettavano striscioni da ultimatum, il Milan torna a vincere. Lo fa contro il Cagliari, e questo non è proprio una casualità, visto che il ritorno di Zeman si è fatto notare non poco, specie per gli ampi spazi lasciati in difesa.

Tutto a nostro favore, ci mancherebbe, visto che una vittoria comunque fa morale e, più che altro, ci siamo evitati un esonero che a questo punto appare del tutto inutile; perché i problemi restano e resteranno, e non sarà un traghettatore a porvi rimedio. Che resti Inzaghi quindi, fino alla fine, con l’auspicio che nelle 10 gare che ci restano faccia vedere quale sia realmente la sua idea di calcio, senza suggerimenti o dictat presidenziali, facendo semplicemente quello che faceva lo scorso anno con la primavera, ovvero tutto ciò che gli passava per la testa. Occhio però a non confondere la vittoria, anche meritata, con una rinascita del Milan sotto tutti i punti. È vero che siamo tornati ad avere un’idea più precisa di cosa fare, è vero che abbiamo recuperato gente importante in difesa e in mezzo al campo, ma è pur vero che questo Milan continua ad essere solo la faccia bella di una medaglia. Mi spiego: viene abbastanza logico pensare che la poca organizzazione difensiva zemaniana ci abbia aiutato alquanto, ed anche il loro riversarsi in avanti alla ricerca del goal ha fatto emergere il nostro lato migliore, il contropiede. Lo era da inizio stagione, e lo è tutt’ora, ma questo non basta per dire che il Milan stia tornando a far bene. Resta sempre l’altro lato della maledetta medaglia: quella di un Milan che quando è costretto a fare la partita non riesce a trovare le giocate giuste, lasciando spesso troppi spazi alle ripartenze avversarie, quella di un Milan che quando si deve difendere dal forcing avversario difficilmente non va in apnea. Quindi calma con i proclami, piano con le dichiarazioni, perché la vittoria di queste ultime “dieci finali” è un obiettivo ancora troppo utopistico per questa squadra, che non ha certo nella costanza la sua arma migliore.

Un piccolo pensiero poi va dedicato alle vicende della seconda di Milano. Ho apprezzato Inzaghi per la frecciata in diretta tv scagliata contro Mancini: loro erano quelli che avevano fatto il mercato migliore, che avevano riportato in Italia l’allenatore migliore (andatevi a rivedere in che periodo ha vinto gli scudetti Mancini, giornalai) e che puntavano di diritto ad un posto tra le prime. Ecco, tutto questo non solo non è accaduto, ma quelli là avranno anche il disonore di passare la sosta alle nostre spalle. Mal comune mezzo gaudio? No, semplicemente cronaca reale di fatti che ci interessano da vicino. Le chiacchiere lasciamole da parte, è il campo che parla: se il Milan sta facendo malissimo, con un allenatore alla prima esperienza (vero) e con una rosa non all’altezza (falso, questo lo pensa solo chi spara parole a vanvera), l’Inter sta facendo addirittura peggio, sebbene abbia rosa e allenatore. La prossima volta, prima di sparare sentenze, aspettate il campo.

Chiudo con una riflessione sulla curva. Mi viene spontaneo sottolineare come in realtà non si sentisse poi tanto la differenza tra sabato, in cui erano tutti “assenti” (per non dire che si erano trasferiti), e il resto delle gare in casa del Milan: S.Siro manca di un tifo degno da parecchi anni, e non parlo di presenze ma di calore che dovrebbe derivare proprio dalla curva.Troppe volte sembra di giocare in trasferta, con gli avversari che si fanno sentire sempre più di loro; non serve uno sciopero del tifo, seppur questa volta condivisibile almeno per quel che riguarda la citrica al presidassente, serve un ritorno alla curva che era una volta, quella non dominata dagli interessi ma solo dall’amore incondizionato verso la squadra. Anche loro hanno due facce di una stessa medaglia, ma da diversi anni questa medaglia ha spesso di girare, lasciando il tifo e il supporto alla squadra relegato a contatto con il terreno, con il fango.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.