Rivisitare gli orrori commessi Calvarese nella partita di Reggio Emilia contro il Sassuolo è ormai anacronistico. Ci hanno già pensato le tivù e i giornali. Abbiamo visto più e più volte i quattro rigori che potevano essere concessi alla squadra di Di Francesco (di cui solo uno effettivamente è stato concesso) e abbiamo più e più volte visto come probabilmente il rigore concesso ai nostri per il fallo su Bertolacci fosse più generoso di quello che sembrasse in presa diretta. Ah, senza dimenticare (e come potremmo?) l’esecuzione del rigore in questione da parte di Bacca. Lo abbiamo visto veramente in tutte le salse: era da annullare. Ok.

Chi si fosse preso, in questi anni, la briga di leggere con continuità quello che scrivo saprà benissimo che non parlo mai di arbitri (a meno di battute lanciate e lasciate qua e là in casi veramente eccezionali). Il motivo è abbastanza semplice: dato per presupposto che i cinque/sei arbitri che scendono in campo svolgono la propria attività in buonafede – aspetto non banale da considerare – è normale considerare che possano essere commessi degli errori. La buona fede, quindi, prima dell’incompetenza. E’ questione di fortuna? Certo. E’ questione, a volta, di influenze e sudditanza psicologica? Perché no. Tutto però sembra in buona fede (si spera, almeno per dare un senso alle partite che ancora ci ostiniamo a seguire).

A conti fatti quest’anno il Milan è stato a volte fortunato a volte un po’ meno. Ricordare certi episodi sarebbe superfluo, ma non è necessario andare tanto lontano (basta pensare a quanto successo in Torino-Milan poco tempo fa). La strategia di non parlare male degli arbitri probabilmente non paga, perché non mette pressione alla classe arbitrale. Ma è la strategia giusta, a meno di fare tutti così.

Troppo spesso mi sembra l’alibi dei perdenti. E troppo spesso mi dà veramente fastidio parlarne.

Invece, oltre all’incompetenza degli arbitri c’è l’incontinenza di certi allenatori, di certi giocatori, di certi presidenti.

PS. A questo punto sì, il closing è diventato una barzelletta.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?