Al minuto 57 della partita di lunedì sera tra Torino e Milan ho capito che le cose sarebbero andate bene per i nostri, nonostante fossimo ancora sul 2 a 1 per loro. Ho segnato questo momento nella mia agenda mentale e ho pensato “questa partita la vinciamo”. Forse avrei dovuto osare di meno e immaginare magari che quella partita non l’avremmo persa, ma tant’è. Al minuto 57, infatti, il centrocampista del Torino Obi, entra da dietro commettendo un bruttissimo (quanto insensato per la sua violenza) fallo su Abate, a centrocampo. L’arbitro Tagliavento, che di scelte infelici ne ha già fatte parecchie durante la partita e ancora ne farà (ma questo è un altro discorso, che mi piacerebbe approfondire più avanti) decide letteralmente di graziare il giocatore nigeriano ex Inter, mostrandogli il giallo anziché il cartellino che quel fallo avrebbe (palesemente) meritato. E dal momento che Paolo perdona, Sinisa invece no (Sinisa non può!), quattro minuti dopo l’allenatore serbo richiama Joel Obi in panchina al posto di MailBoxesEtc Iturbe (in altre parole: Iturbe il pacco). In quel momento, nell’esatto momento di quel fallaccio impunito, ho capito che il Milan di Montella ce l’avrebbe fatta, l’avrebbe sfangata ancora. Perché era un Milan sceso in campo, nel secondo tempo, solo e soltanto con l’obiettivo di rimediare ai disastri del primo tempo, perché era un Milan che, sull’entusiasmo del gol di Bertolacci (quanti di voi, alla convalida del gol del nostro centrocampista, hanno pensato agli strani scherzi del destino? Quanti di voi avranno pensato che senza tecnologica probabilmente anche questo gol non ce l’avrebbero convalidato? E quanti di voi hanno tristemente ricordato l’episodio che ha inciso più di tutti nell’approdo del calcio alla tecnologia della goalline technology? Davvero strani e crudeli gli scherzi del destino …) e perché dall’altra parte c’era un Torino appena entrato nel tunnel dell’orrore dell’ennesima crisi di identità, alimentata da un allenatore col brutto vizio di “bruciare il motore” delle auto (o delle squadre) che si ritrova a guidare.

Un altro strano scherzo del destino è che, dopo il 2-2, la partita è sembrata un misto tra quanto era accaduto nella partita del girone di andata a Milano (rigore parato, espulsione di Romagnoli) e tra quanto invece era (sarebbe) accaduto nella partita successiva a quella contro il Torino, il 4-2 del San Paolo: doppio vantaggio generato da gol fortunati di un attaccante apparentemente imprendibile (Milik, no Belotti), pareggio del Milan nell’arco di pochi minuti nel secondo tempo, concreta possibilità, per entrambe, di vincere alla fine. Purtroppo, contro il Napoli non ci abbiamo creduto abbastanza, a fronte di una squadra più forte e più esperta che ha approfittato a sua volta del nostro nuovo calo di tensione. E anche contro il Torino non ci abbiamo creduto abbastanza a fronte di una squadra che, a quel punto, dopo il 2-2 di Bacca, avremmo dovuto stordire.

In realtà, tutto questo, per dire che, guardandomi indietro alla fine del girone di andata (anche se manca ancora una partita da recuperare, quella contro il Bologna) l’impressione generale è che il Milan di Montella abbia perso partite e punti sicuramente evitabili. Della partita di Napoli è stato detto (dopo il pareggio avremmo anche potuto portare a casa i 3 punti, con un po’ di cinismo ed esperienza, aspetti di cui difettiamo ancora oggi, figuriamoci un intero girone fa!). Sconfitta contro l’Udinese in casa ancora oggi quasi inspiegabile, sconfitta contro il Genoa frutto delle scelte sbagliate di Montella (e di un fisiologico calo di concentrazione dopo aver vinto contro la Juventus e dopo aver totalizzato 16 punti su 18 disponibili), pareggio nel derby figlio di circostanze “sfortunate” (anche queste inspiegabili, ma sicuramente legate all’importanza tutta intrinseca di quella particolare partita), sconfitta a Roma imputabile soprattutto al mancato vantaggio del rigore di Niang (a proposito: avete visto il Niang che è entrato in campo negli ultimi minuti contro il Torino? Io no. Appunto), pareggio con l’Atalanta conseguenza di una generale mancanza di convinzione che ci ha accompagnati già dai primi minuti della partita. Ah, e poi c’è il pareggio col Torino nella prima di ritorno. Tutte, più o meno, occasioni che avremmo potuto e avremmo dovuto sfruttare meglio. Ma ci siamo un po’ accontentati (ancora oggi, durante la giornata lavorativa e universitaria, penso a Suso che non passa la palla ai suoi compagni liberi sulla sinistra, e mi scende una lacrima).

Quale dovrebbe essere la conseguenza di questa carrellata delle partite che non abbiamo vinto? Si sta forse cercando di spiegare che il Milan avrebbe dovuto e potuto vincerle tutte? Forse sì, ma ammetterlo con lucidità sarebbe veramente folle. Anche perché, a fronte di queste partite, ce ne sono altre che abbiamo, più o meno, sfangato (Firenze, Sassuolo in rimonta, Crotone, Cagliari, per non dimenticarci della prima partita dell’anno, quella contro il Torino, finita 3-2 grazie al rigore parato da San Gigio all’ultimo minuto). Con una partita da recuperare siamo quinti dietro la Lazio. E’ questa la nostra dimensione? A mio avviso, la dimensione del Milan è effettivamente quella di essere dietro a Juventus, Roma e Napoli (non dietro la Lazio). Ma questa squadra ha già battuto due volte la Juventus e non ha sfigurato né contro la Roma né contro il Napoli (due partite giocate entrambe fuori casa, tra l’altro). Cosa voglio dire? Quale penso che sia la reale dimensione di questo Milan? Penso semplicemente che Montella fino ad ora abbia fatto davvero un gran lavoro, ottenendo il massimo da questa squadra. Guardiamo in faccia la realtà: vi avessero detto, a inizio campionato, che avremmo svoltato Capo Horn a gennaio al quarto/quinto posto, con 8/5 punti in meno della prima in classifica, con il 29esimo trofeo dell’era Berlusconi in bacheca, con un gruppo di ragazzi straordinari (Donnarumma in primis), ci avreste creduto? Avreste messo o no, una bella firma in calce? Io, probabilmente sì.

Resta però  un po’ di amaro in bocca, paradossalmente, per alcune situazioni che potevano andar meglio. Ad oggi mi vedrei bene con un paio di punti di più. Ma non pecchiamo di tracotanza come Ulisse. D’altronde gennaio non è la fine. Speriamo sia solo l’inizio.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?