Già dopo la partita contro il Crotone – dopo il rigore scippato a Lapadula e sbagliato pietosamente a completamento di una partita disgustosa – avrei voluto (ri)parlare di Niang. Accanimento? Probabilmente sì. D’altronde avevo già parlato del giovane giocatore francese, precisamente il 21 settembre in un editoriale di cui metto agli atti i passi più “significativi”:
Niang merita un capitolo a parte. Al di là delle certezze, delle speranze e dei rimpianti. Forse perché il giovane attaccante francese è un po’ tutte e tre le cose, forse perché non è nessuna delle tre. Il fatto che corra fino al novantesimo è una certezza, così come è una certezza il fatto che non sappia giocare a calcio. Il fatto che sia incisivo è una speranza (vana, aggiungerei), così come il fatto che finalmente impari a giocare a calcio è una speranza (vana?). (…) L’argomento si è già affrontato parecchie volte: Niang è un cavallo. Potremmo portarlo all’ippodromo e sicuramente faremmo tutti una grossa fortuna scommettendo su di lui. Non è (ancora) un giocatore, perché, pur avendo grandi e grosse potenzialità, manca del tutto di intelligenza tattica (la frase precedente si sarebbe potuta concludere anche senza l’aggettivo “tattica” e avrebbe comunque avuto un suo senso logico e compiuto). Raramente lo si vede fare la cosa giusta, si innervosisce tanto (troppo) con compagni e avversari, e non aiuta, con i suoi errori, lo sviluppo del gioco. E’ il Forrest Gump del Milan. (…) Al di là del facile riferimento un po’ superficiale al colore della pelle, all’altezza della cresta e alle stupidaggini fatte fuori dal campo, Niang sembra una versione (meno talentuosa) di Balotelli (…) una speranza per tutta la carriera, ed è stabilmente un rimpianto per tutti (…) Non si può non biasimare un giocatore che ha, evidentemente, un gran talento e che sembra voler fare di tutto per non sfruttarlo al meglio. Cresci, caro Mbaye e pensa a chi, come me, a giocare a calcio è una pippa. Perché la vita è come una scatola di cioccolatini. E tu ci stai offrendo quelli al gusto merda.
Perché riprendere queste parole? Per, appunto, accanirsi contro il povero Mbaye che non sta passando un momento facile? Per poter dire a quanti, in quel non troppo lontano settembre, hanno commentato sottolineando la mia asprezza che, invece, “avevo ragione io gne gne”? Perché sono mezzo febbricitante e quindi voglio far veloce con questo nuovo editoriale? No. Sono un tifoso del Milan e, al netto di simpatie e antipatie (che umanamente riconosco di avere) spero sempre che il Milan faccia bene e quindi spero sempre che i giocatori del Milan facciano bene. Per loro e per il Milan. Punto.
Pertanto, spingo il mio ragionamento oltre e provo a pensare che forse la colpa non è del giovane di Niang.
Il titolo è chiaramente e volutamente provocatorio. L’ho fatto quasi sempre e continuerò a farlo. Perché mi diverte. Vi prego, però, per l’ennesima volta, di commentare tenendo conto di ciò che è di seguito esposto, non in base alle tre parole che formano il titolo di cui sopra.
Montella ci ha riportati in alto. Nello scorso editoriale ho detto di lui che

ha, sostanzialmente, questo merito (quasi terapeutico): riesce a far dimenticare tutti i problemi (…) Tutto passa in secondo piano, quando abiti al secondo di piano della classifica di serie A (ndr. dopo la sconfitta contro la Roma siamo diventati terzi, ma il concetto va comunque bene) (…) comincio ad avere fiducia nella squadra e nel lavoro di Montella. Magari lunedì perderemo, ma almeno avremo perso con dignità, e volete sottovalutare la dignità dopo anni di settimi e decimi posti? Che cosa bella la dignità …

Ecco, in effetti è proprio successo questo. Abbiamo perso. Ma non abbiamo affatto giocato male. Certo, forse un po’ approssimativi e impacciati, ma di sicuro non meritavamo di perdere.
Cosa rimprovero allora a Montella? Il fatto che non abbia ambizioni superiori rispetto ai mezzi a sua disposizione. Ed è esattamente questo a renderlo mediocre. Bravo senz’altro. Simpatico senza dubbio. Ben voluto e apprezzato per il lavoro che sta svolgendo.
Ma mediocre. Perché un allenatore con alte e altre ambizioni probabilmente avrebbe appeso per le orecchie il giovane Niang dopo la prestazione vergognosa contro il Crotone, destinandolo magari ad un primo tempo in panchina, visto anche la forma approssimativa (eppure se ricordo bene, con Bacca è stato fatto no?). Un allenatore ambizioso avrebbe sgridato il giovane Niang dopo aver scippato il rigore a Lapadula che se lo era guadagnato e che aveva una voglia matta di mettere dentro quella palla. Un allenatore ambizioso non avrebbe fatto tirare nuovamente Niang contro la Roma, in una partita in cui stava già giocando in maniera pessima, e non lo avrebbe tenuto in campo fino all’ultimo (avete visto la faccia di Lapadula quando è uscito dal campo?). Perché un allenatore ambizioso sacrifica un giocatore per una squadra. E pazienza se lo avremmo perso psicologicamente il giovane Niang. Non è poi questa gran perdita per il mondo del calcio e della scienza.

Ps. Forza Vincenzo e forza Mbaye, chi tifa Milan, come il sottoscritto, spera che vi riprendiate presto dalla sconfitta.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?

20 Comments

  1. Borgofosco

    Calma amico mio. Anch’io sono molto arrabbiato con Vincenzino più che per aver ancora concesso a M’Baye Niang di sbagliare il secondo penalty (ha un approccio al tiro dal dischetto di un dilettante e non è casuale che ne abbia sbagliati 4 su 7) per il modo spensierato che lui predicava, ai ragazzi, di tenere a Roma. Infatti si è beccato l’ennesima sconfitta della sua carriera proprio per il modo troppo amichevole di approcciare una partita che hanno le sue squadre nell’affrontare quella giallorossa. Mi sono rivisto tre volte la partita e sotto il profilo della grinta espressa in campo salvo soltanto Abate e Paletta che ci hanno messo l’anima ed entravano decisi su ogni pallone. Avessero fatto così Locatelli ed altri…oggi racconteremmo di una vittoria del Milan. La Roma è una squadra mediocre ed a parte quelli di Torino, aiutati sempre da decisioni arbitrali a loro favore, questo Milan non è inferiore a nessuno e questo è il grande merito di Montella. Probabilmente per fare un favore a Vincenzino si dovrebbe cancellare la partita con la Roma all’Olimpico. Forse ritornerebbe ad essere quell’arguto tecnico che abbiamo imparato ad apprezzare. Dire ‘amare’ è presto anche perché pur essendo bravo non ha ancora dimostrato quell’affetto, verso i colori rossoneri, che per me forse celatamente nutre ancora per quelli giallorossi. Tiremm innanz. Guardiamo all’ostacolo Atalanta che verrà a San Siro a fare ‘la partita della vita’ come sempre fanno le squadre di Gasperini contro il Milan. Ho tanti amici bergamaschi e mi posso permettere di dire…niente salamelecchi e giù ‘mazzate da orbi’! Bisogna vincere senza se e senza ma. Chi ha il c@lo molle…stia fuori! Vincenzino e la sua ciurma non si giocano soltanto l’EL ma si giocano ‘la faccia’ ovvero la credibilità!

  2. 18 continua a saltabeccare in paradossi e controparadossi e mi fa venire attacchi di vertigini acute. Borgofosco non scherza nemmeno lui.
    Alla fine cercate di concludere se Montella vi va bene oppure no.Magari il cravatta prorogato ci richiama la Capra appena perde col Porto ed il giovane Agnello la rispedisce a Livorno.

  3. Posso capire cosa voglia dire provocatoriamente 18maggio1994. Mi vengono in mente a caso allenatori come Sacchi, Mourinho o Conte. Però non pretendiamo da Montella, che non è un fuoriclasse, come non lo sono i suoi giocatori (con qualche speranza di eccezione, vista l’età), cose che non può dare. Ringraziamolo per quello che è stato capace fino ad ora di cavare da una squadra che l’anno scorso era terminata settima.

    1. Diavolo1990

      “Quello che è stato capace di cavare” si chiama fare l’allenatore. Ed è il reale valore dell’organico. Sono gli allenatori precedenti, semmai, a non aver fatto correttamente il loro lavoro e questi risultati lo provano.

      1. Queste qui sotto sono le rose delle stagioni 1996-97 e 1997-98 dove, rispettivamente Sacchi e Capello, arrivarono 11° e 10°.
        Rossi, Maldini, Albertini, Baresi, Desailly, Weah, Savi?evi?, Costacurta, Coco, Reiziger, Ambrosini, Aldegani, Baggio, Dugarry, Boban, Tassotti, Davids, Simone, Eranio, Pagotto, Vierchowod, Daino
        Rossi, Maldini, Albertini, Costacurta, Desailly, Kluivert, Savi?evi?, Braglia, Ba, Weah, Cruz, Ziege, Maini, Boban, Cardone, Daino, Taibi, Smoje, Donadoni, Nilsen, Ganz, Beloufa, Maniero
        Secondo il tuo paradigma (senza nessun senso) quindi Sacchi e Capello sono dei brocchi (quasi come il nostro penultimo allenatore). Perché è evidente che il reale valore di quelle due squadre andava ben oltre i risultati.
        Non è forse (certamente) che dentro quelle due annate siano entrate a determinare gli insuccessi altri fattori? Non pensarlo non è solo sciocco, è pura malafede.

        1. Diavolo1990

          Perché una rosa può sottorendere, non può certo sovrarendere. Il valore della rosa è quindi il suo estremo superiore in termini di risultati

        2. Salvo eccezioni, Diavolo.
          Io sono convinto che il primo Milan di Sacchi abbia notevolmente reso sopra il valore intrinseco della rosa. Come la prima Juve di Conte. Ma è evidente che, come dice Ruiu… e chi ce l’ha portato???

  4. Come avevo scritto in un mio commento di domenica, ieri è stato battuto all’asta da Bolaffi l’unica copia esistente dello statuto originale del Milan. Sinceramente mi aspettavo che la società partecipasse e acquisisse questo fondamentale reperto storico dell’origine della nostra squadra per esporlo orgogliosamente nel museo di casa Milan. Invece nulla, nessuno, deserto. Quasi come l’assemblea di martedì.
    Ci ha pensato il Don Chisciotte del nostro amatissimo Diavolo a far rimanere il cimelio nelle mani di un rossonero.
    Naturalmente anche questo gesto rappresenta solo “visibilità” per l’avvocato, ma sarebbe stata una bella visibilità anche per la società e per Berlusconi stesso che fino a prova contraria è ancora il padrone di fatto e il presidente onorario.
    Con il gesto di acquisire quel documento poi avrebbe anche in parte messo a tacere le malelingue che per lui (e i fedeli seguaci di Galliani) il Milan, quello che conta, ha avuto inizio in un febbraio del 1986. Un’occasione persa, peccato.

    Comunque domani il Milan compie 117 anni.
    Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!

    1. Hai ragione. Penso che non abbia fatto mente locale o forse nemmeno era informato. Difficile che gli sfugga una occasione cosi’ . Ma gli anni sono tanti….e la famiglia sembra davvero poca roba. Non sara’ dinastia da quel che sembra.

    2. Diavolo1990

      Con il gesto di acquisire quel documento poi avrebbe anche in parte messo a tacere le malelingue che per lui (e i fedeli seguaci di Galliani) il Milan, quello che conta, ha avuto inizio in un febbraio del 1986. Un’occasione persa, peccato.

      In effetti non basta un intero museo con sezioni presenti a ben prima del 1986.

      Se proprio ci tiene al Milan, comunque, potrebbe sempre donarlo in comodato d’uso e non alle sue condizioni.

      Come ha detto Ruiu, si insulta chi ha speso miliardi per anni e si esalta chi ha speso 90mila euro….

      1. Finalmente hai citato quella mente eccelsa di Ruiu!!! Mi mancava. Ci sei arrivato.
        Poteva acquistarlo lui e donarlo lui, visto che è nella stessa posizione dell’avvocato e non gli mancano neppure a lui i soldi. Mi spieghi poi perché un tifoso, un piccolo azionista, un appassionato alle vicende milan dovrebbe anche essere filantropo?
        Sei la società con la quale sei stata costituita 117 anni fa con quell’atto. Hai un museo nel quale racconti la storia della tua società ed esibisci orgogliosamente i suoi trofei. Mi spieghi perché ti disinteressi di una cosa FONDAMENTALE della tua storia e della tua origine? Stai vendendo? Ma chi se ne frega! 93 mila e rotti euro per Fininvest o per Berlusconi sono una pura bazzecola in confronto alla bella figura che avrebbe fatto.
        Dopo questo pretenderesti anche che un tuo tifoso, un piccolo azionista che se puoi prendi a calci nel culo perché rompe, giustamente, i coglioni in assemblea ti donasse quello che non sei stato capace, o non hai voluto, acquistare tu???
        Ma mi spieghi Diavolo da dove cavi fuori certe idee?
        Fininvest a cacciato per anni un sacco di soldi perché ne aveva un ritorno in diverse forme e in diversi modi, come ho già detto. O pensi nel buon cuore di Silvio? Nessuno fa nulla senza un interesse, neppure quindi l’avvocato La Scala, che è tutt’altro che persona sprovveduta essendo tra i massimi esperti italiani di diritto societario e finanziario.
        Però finalmente hai citato Ruiu e so finalmente a chi associarti.

        PS: Il caro Ruiu che sta predicando da mesi che i cinesi non esistono e i 100 + 100 mln sono praticamente un rientro di capitali di Fininvest fatto in maniera più o meno legale sarebbe stato quello più interessato a porre domande in assemblea, visto anche che dice di essere un giornalista. Invece no. Perché lì a rispondere c’era il suo amico e “socio” Galliani e a lui non può rompere le balle.

        1. Diavolo1990

          Ti ripeto che Galliani non è titolato a rispondere. La storia di Ruiu amico, poi, è una delle solite palle per delegittimare affermazioni oggettive ma scomode.
          Per il resto mi sembra si sia fatto troppo cinema di fronte ad un pezzo di carta di cui si ignorava l’esistenza e senza il quale Berlusconi dormirà bene lo stesso la notte. La storia del Milan, d’altronde, per il 60% dei trofei l’ha fatta lui

  5. Oggi, giorno di compleanno, è veramente un giorno paradossalmente fortunato!
    Prima mi citi Ruiu, poi finalmente fai outing e confessi che il tuo Milan è nato il 20 febbraio 1986. Grande!
    Ma estremamente triste per noi vecchi milanisti che abbiamo gioito per le coppe dei campioni degli anni 60, che nel ricordo del Gre-No-Li abbiamo apprezzato Rivera, forse il miglior giocatore di sempre, che abbiamo patito la fatal Verona e abbiamo festeggiato non so per quanto la stella, che abbiamo sopportato con la dignità che ci compete due serie B e tanti travagli societari. Ma tutto questo non conta niente… anzi, un cazzo! Perchè la cultura del Giannino ha spazzato via la memoria del vero Milan.
    Che tristezza Diavolo. Che tristezza appropriarsi di un nome, di un appellativo che non ti compete affatto. Il Diavolo è nato ed è dentro quel “pezzo di carta” insignificante per chi non ha neppure il barlume di capire cosa sia e casa rappresenti il MILAN.

    “Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”
    VIVA MILAN 1899

    1. Diavolo1990

      Io non ho confessato assolutamente niente. Ho solo detto che il Milan ha avuto il suo picco negli ultimi 30 anni, che è innegabile. O qualcuno pensa che senza gli ultimi 30 il Milan avrebbe questo tifo e questa importanza nel mondo? Perché il vero Milan è l’altro?

  6. Ti ringrazio, Milanforever, per gli squarci di letteratura rossonera che ci hai ricordato.
    Tu citavi, fra gli altri, Rivera. Io non voglio essere da meno e, nonostante l’età ancora non me lo consenta, cito “Pepe” Schaffino. Ho registrato una decina di anni fa un rarissimo video dei Mondiali del 1954 in cui l’Immenso, in mezzo a un’area brasiliana affollata come il GRA di Roma alle otto di mattino, disegna una parabola perfetta “impossibile”, depositando la palla sui piedi di una punta uruguagia che neanche si vede dove fosse nel filmato. Ho rivisto fino allo sfinimento quei fotogrammi per capire cosa avesse fatto e non riesco ancora capirlo. Lui vedeva il calcio dove non c’era. Non a caso era anche soprannominato “L’Immenso”.
    Diavolo parla del Milan degli ultimi 30 anni, grandissimo (e chi lo nega?), trascurando quello dei decenni precedenti che, fra l’altro, vinse 2 Coppe Latina (1952-1956), che erano ne più né meno delle Coppe dei Campioni ante litteram. E’ un po’ come se si parlasse della storia dell’arte a partire dal 900 (personalmente adoro Carrà e Licini) senza nominare tutto quello che c’è stato prima (Giotto, Raffaello, Caravaggio, Vermeer, etc.).
    Schiaffino, “L’Immenso”: chi ce lo ha portato? Non fu Ruju e nemmeno Cravatta Gialla, forse perché non faceva parte della scuderia Raiola. Ce lo portò un certo Andrea Rizzoli, altro grande presidentissimo del Milan che, fra l’altro, fu anche colui che acquistò – coi danè in man – Josè Altafini.
    Ma forse tutto questo conta poco o magari proprio nulla.

    1. Ti ringrazio io marchese, perchè appena ho pubblicato mi sono accorto della dimenticanza di Schiaffino. Non l’ho vissuto per poco, ma doveva essere proprio quello che ha raccontato tu.
      Pertinente l’accostamento all’arte, ma purtroppo ci siamo avviati verso un’epoca che ha molto accostamento ad un nuovo medioevo. Sono i cicli della storia. L’importante è che la memoria non vada persa, prima o poi la si riscoprirà per ritornare ad un futuro nuovo rinascimento. Ai posteri…

      1. Diavolo1990

        Il rinascimento c’è appena stato con Berlusconi. Prima c’era l’età classica, Farina è stato il medioevo.

        1. Arrivi sempre in ritardo.
          Io non mi riferivo al Milan.

  7. Buoni, buoni. Ogni popolo ha un eroe piu’ mitico degli altri eroi. Il piu’ grande fra altri grandi. Cosi’ Berlusconi passera’ alla storia del Milan
    come il piu grande fra i grandi Presidenti che abbiamo avuto.Non vedo motivo di disputa. Tantomeno due Milan. Piuttosto , Diavolo, possiamo sperere che il tuo amato Adriano ci compri un , dico UNO , vero
    grande ed integro campione per il centrocampo? Ne vende tre e ne compra uno.

  8. Chi sa cosa e’ successo con Poli ?

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