E anche questa volta il Milan si ferma a Sassuolo. Come nelle storie più complicate e ripetitive, è sempre sullo stesso scoglio che si va a sbattere duramente. Giocare a Reggio Emilia per noi è diventato un incubo, vincere un tabù.

Non c’è solo casualità o sfortuna in tutto questo, ma una squadra organizzata alla perfezione, che corre e lotta per novanta minuti, che sa benissimo disinnescare i punti di forza degli avversari mettendoli in difficoltà. Più di tutte, un allenatore, Di Francesco, bravissimo nel far emergere tutti i nostri limiti. Chiunque sia seduto sulla nostra panchina, lui lo umilia, con prestazioni puntigliose e costanti che non lasciano scampo. A questo Milan ha tolto il possesso facile, ha disinnescato il pressing alto e ha protetto bene le corsie, forse la nostra fonte principale di occasioni. Il risultato: mezz’ora di sofferenza per il Sassuolo, salvo solo grazie a Consigli, e poi il dominio totale. A noi restano i lividi per aver interrotto una striscia di nove risultati utili, per aver subito una forte involuzione e per aver definitivamente abbandonato idee troppo gloriose. Ritorniamo bruscamente alla realtà, e forse è meglio così. 

Concause di questo brusco calo sono sicuramente le pesanti assenze: fare a meno di Niang, Montolivo e Abate tutti insieme non è possibile, e questo doveva essere abbastanza chiaro già mesi fa. Avevamo già denunciato quanto la nostra rosa fosse corta, quanto mancassero cambi all’altezza dei titolari, e alle prime difficoltà i limiti sono emersi in maniera chiara ed inesorabile. Se De Sciglio e Bertolacci non sembrano avere le giuste caratteristiche e la giusta costanza per sostituire gli altri, per l’attacco il discorso è diverso. Menez e Balotelli hanno lo stesso destino: quello di essere un peso, per il modo di interpretare le partite da parte di Mihajlovic. Passeggiare per il campo non è ammissibile, avere i paraocchi quando si ha la palla tra i piedi nemmeno. Non venite a parlarmi di condizione atletica, perché è assurdo pensare che un attaccante come Menez, che si allena da un mesetto, non riesca a giocare 20 minuti in modo intenso e costante. Nessuno vuole miracoli, ma l’atteggiamento si percepisce subito. Non sono diversi, anzi pesano allo stesso modo sulla squadra, a maggior ragione in partite complicate e bloccate come quella di domenica. Ci mancherà Niang, e anche tanto, ed è questa la realtà attuale.

Adesso? Ora ripartire, con calma, dalle certezze che abbiamo e consci dei limiti che ci porteremo dietro. Non è crollato tutto in una volta, ma se vogliamo è stata la chiave per svelare i nostri limiti. Mihajlovic ci ha messo del suo nell’ultima sconfitta, con scelte discutibili e modifiche inutili, e toccherà ancora a lui risollevare le sorti della squadra in questo momento. L’attacco fa fatica a segnare, Bacca non è messo in condizione di rendere al meglio e le alternative latitano. Servono soluzioni, precise e reali. Ora o mai più: c’è da affrontare un altro esame, l’ennesimo esame, e sempre più complicato.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.