Attorno a me avverto nuove ragioni di sconforto. E più che essere stimolato a condividere la mia personale esperienza, mi interesserebbe rilevare se anche voi avvertite scoramento riguardo alle stesse ragioni.  Più di un compagno milanista, infatti, mi ha avvicinato con fare e tono decisi (al limite della minaccia), e tutti mi hanno detto (più o meno letteralmente) “Se l’anno prossimo il nostro allenatore non sarà Sinisa, smetterò di tifare Milan”. Non si tratta di finzioni letterarie, parlo di testimonianze reali di milanisti più o meno come me, più o meno come tutti noi.  

Pur non trovandomi d’accordo sulla conseguenza (le dimissioni da tifoso), a mio modo di vedere estremamente drastica e, a prescindere da tutto, impossibile, un certo fastidio riguardo all’ipotesi di iniziare la prossima stagione senza Mihajlovic lo provo anche io. Fin da ora è importante mettere in chiaro alcuni punti. In primo luogo Mihajlovic non è mai stato (per me e penso per molti altri, tra cui posso tranquillamente inserire il presidentissimo) il sogno né di mezza né di tarda estate. Prima di lui c’erano l’Ancelotti bis, Conte, Donadoni, Sarri, il fantasma di Nereo Rocco, Dan Peterson, il mai dimenticato Bortolo Mutti, e forse anche il maledetto duo Brocchi-Lippi. L’ipotesi di vedere il serbo sulla panchina del Milan scaldava il cuore di pochi, forse di nessuno. Sarà per quel passato un po’ da fascistello e un po’ da interista. Sarà perché in fondo Mihajlovic un grande allenatore non lo è mai stato. Ed ecco che si presenta da solo il secondo importantissimo punto da fissare bene a mente: Mihajlovic non è mai stato un grande allenatore e non è certamente diventato Rinus Michels nel corso di una stagione comunque mediocre, una stagione da sesto posto e da finale facilefacile di Coppa Italia.

Tuttavia è stato capace di affrontare come un uomo solo, senza l’aiuto né della società (che non lo ha mai supportato) né dei tifosi, tutte le difficoltà di questa stagione. Anzi, si può ben dire che ha affrontato tutte le difficoltà di questa stagione nonostante la società che lo ha ripetutamente (e spesso in maniera gratuita e imbarazzante) messo in discussione e nonostante i tifosi, tifosi con la pancia troppo piena e il piatto troppo vuoto, tifosi dal palato fino e dal cervello sottile. Mihajlovic ha sopportato per tutta la stagione il peso di un presidente per il quale l’aggettivo invadente risulterebbe eccessivamente riduttivo (un presidente che, d’altronde, ha basato un’intera esistenza, personale e professionale, sul milanesismo “ghe pensi mì” e che ha sempre sognato – legittimamente? –  di allenare la squadra di cui è proprietario). Ha subito, ancora, un mercato di riparazione nullo, inesistente, forse anche disturbante. Ha dato forma ad una squadra e ad una rosa costruita probabilmente un po’ a caso (anche per un estimatore di Galliani come me è difficile trovare una parvenza di progettualità in questo Milan). Ma soprattutto, suo più grande merito, è riuscito a comprendere con grande intelligenza le dinamiche, a volte velenose, dell’ambiente rossonero. E, poco a poco, nonostante alcuni risultati (come l’ultima sconfitta con il Sassuolo) ha conquistato questo stesso ambiente. Con quell’immagine da generale dal cuore d’oro, che sbatte i pugni e dispensa carezze.

Dopo la stagione finita alle spalle della Juventus di Conte, Allegri ha assistito inerme (e incolpevole, con buona pace del nostro direttore) allo smantellamento della sua squadra. Seedorf qualche tempo dopo ha raccolto una squadra che, per almeno due terzi non gli era gradita (giocatori non da Milan, disse). Su Inzaghi è meglio, per ovvie ragioni, glissare. Mihajlovic ha chiesto un unico acquisto: quello di Romagnoli. Per il resto ha preso una squadra non sua ma è riuscito a farla diventare tale. E’ sufficiente per comprendere le motivazioni di coloro che sono disposti a dimettersi da tifosi se il Milan, il prossimo anno, non ripartirà da e con Sinisa?

Io non so nemmeno chi sia Tino Scotti. Conosco solo Franco e Ciccio. E dalle mie parti si dice che è “meglio il male minore conosciuto, che il bene ancora da conoscere”. Suona meglio di “ghe pensi mì”,  no?

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?

12 Comments

  1. Borgofosco

    Concordo sulla quasi totalità della tua disamina e mai vorrei uno come Di Francesco sulla panca del Milan. La sua antipatia per i colori rossoneri era ed è nota. Solo i milanisti stolti possono andare a fare i complimenti a Di Francesco oppure pensare di portare sulla panca del Milan Antonio Conte. Sono ‘nemici’ del Milan e della ‘milanistità’… il primo come ‘agnelliano’ convinto ed il secondo come ‘zemaniano’ convinto. L’esempio Allegri non ha insegnato nulla? Era venuto al Milan ed ha fatto di tutto e di più per andare dove avrebbe voluto da sempre. ‘Milanovic’ è un serbo scaltro quasi come lo era il triestino Rokovic. Un genuino ed un combattente con amicizie politiche discutibili (andando nel dettaglio ognuno ha gli Stalin che preferisce) ma un uomo vero e tutto di un pezzo. Miahilovic con la rosa a disposizione e l’ambiente controverso e sfasciato con cui ha dovuto ‘combattere’…ha fatto ‘miracoli’. La conferma sarebbe il minimo e ci starebbe pure un bell’aumento di stipendio ed un prolungamento. A meno che realmente non si verifichi l’ipotesi che si invertano le panche tra Milan e Napoli. Sarebbe comunque una sconfitta per Silvio che non aveva voluto, sbagliando e di molto, il ‘comunista’ Sarri sulla panca del Milan.

    1. 18maggio1994
      18maggio1994 9 Marzo 2016 at 20:25

      Esatto. Pensavo proprio a lui, a Eusebio Di Francesco, allenatore di cui “purtroppo” è emerso improvvisamente il nome.
      Attenzione. Se “Mai dire gol” mi ha insegnato una cosa, nella vita, è che non si rilasciano mai dichiarazioni definitive nel calcio. Però penso semplicemente che il Milan abbia bisogno esattamente di tutt’altro rispetto a Di Francesco.
      Su Sarri, onestamente, c’è un po’ da mangiarsi le mani.

  2. Diavolo1990

    Io resto convinto che miracoli sono il 3° posto. Un lavoro normale non è un miracolo. Certo, rispetto a chi c’era prima…

    L’ambiente è tutto con lui tranne Berlusconi, eh.

    1. 18maggio1994
      18maggio1994 9 Marzo 2016 at 20:27

      Purtroppo Mihajlovic ha buttato via un intero girone di andata. Avessimo fatto anche la metà di quello che dovevamo fare, il terzo posto sarebbe arrivato tranquillamente. Non li conto nemmeno più i punti che abbiamo perso.

  3. Io, caro 18 Maggio sono costantemente avvicinato da amici tifosi che esprimono la loro rabbiosa frustazione ( ecco il tifo condiviso ) con frasi che pressppoco recitano: se il prossimo anno ci ritroviamo ancora con Galliani e Mihajlovic spengo cuore e televisore (cosa impossibile, condivido ) . Uomo (uomini ) cui hanno negato sostegno, eh? Se circa
    100 milioncini di euri non sono sostegno….dai! Uomo solo dici . E qui sta davvero il punto. In un momento nel quale molti di noi si interrogano sull’avere senso amare il calcio ed applicarsi a capir le cose che vi avvengono, forse e’ ingenua e sterile cosa parlare del nostro allenatore. Ma, se ci vogliamo indulgere, dco che Sinisa e’ un uomo con pochi fedeli amici e quel che conta giocatori perche’ e’ lui che ha voluto cosi’ . A cominciare dal Presidentissimo. Poche , pochissime battute di critica. Cose che in bocca al presidente del Palermo sembrerebbero dolci complimenti. Cose che Sacchi, Capello, Ancelotti, hanno sentito e risentito senza rispondere stizziti. Cose che Gianni Agnelli diceva svegliando il malcapitato alle 5 del mattino. Cose che un dipendente pagato milioni di euro all’anno se non sopporta dal,principale e’un coglione con la C maiuscola.Cose strumentalizzate da quelli che sanno scavare tutti i pretesti per fare affiorare il loro VERO sentimento. Quale, dici ? Confermiamo un allenatore mediocre , lo stai dicendo tu stesso ed i risultati , per restare ancora un anno nella mediocrita’ ma cosi’ riusciamo a dare la colpa a Silvio Berlusconi.
    Ho scritto altrove che affiorano al pensiero dell’amante angosciato sospetti indicibili . Ho condiviso l’inespressa volonta’ di non soffermarsi su questi. Confermo. Ma una verita’ indiscussa si evidenziera’ prima o poi : la ripresa del Milan passa dal passaggio delle consegne fra Adriano Galliani e la nuova proprietaria Barbara Berlusconi. Con buona pace di chi vuole continuare a perdere e godere con allenatori servi della fronda.

    1. 18maggio1994
      18maggio1994 9 Marzo 2016 at 20:21

      Allenatore mediocre, esatto, che però ha costruito un gruppo, sa cosa vuole e sa quello che serve. Da quanto non accade questo al Milan? Io – a differenza di molti – non sto dicendo che voglio ASSOLUTAMENTE Miha come nostro allenatore nel futuro, ma che senso avrebbe, adesso, compromettere per quel poco che è stato costruito? E, soprattutto, per chi? Per Di Francesco (come giustamente dice Borgofosco)? Guardiamoci realisticamente attorno. Il Milan non è certo diventato il Palermo, per carità di Dio, ma non è nemmeno la squadra prestigiosa di qualche anno fa. Quali sarebbero allora i nomi per l’anno prossimo? Ancelotti che andrà al Bayern? Conte che andrà al Chelsea? Guardiola che andrà al City? Non ci resta che Benitez … Dio mio, non ci voglio nemmeno pensare…

  4. Ma dai! Ora non scherziamo ! Il Milan e’ sempre il Milan e ci verrebbero tutti i migliori allenatori e giocatori del mondo. Vorrebbero garanzie sul progetto e sugli obiettivi , ovvio. Ma dire che dovremmo sperare nella riconferma di Mihajlovic significa dire che speriamo nel continuare di questa fase interlocutoria. Noi invece speriamo che finisca ! Che Galliani vada in pensione. Che Bee risolva la sua ricerca. Che Barbara possa creare una squadra giovane , competente e motivata. Vedo Donadoni possibile allenatore del futuro Milan ma certamente deve essere una figura meno greve dell’attuale. Ripeto il mio pronostico da anni: non ci sara’ un cambio radicale di rotta se Galliani non va in pensione. Chediociascolti.

    1. Diavolo1990

      Il cambio radicale di rotta l’avrai se va in pensione SB. Purtroppo l’ultimo mercato lo evidenzia con il frettoloso taglio del budget appena salta Bee.

  5. Condivido in pieno, ero diffidente all’inizio ma pur con qualche svarione tecnico è riuscito a creare un gruppo ( cosa che non succede neanche più nelle giovanili ) e avere risultati discreti, meglio dei predecessori ( Inzaghi e Seedoorf è meglio ricordarli come giocatori …) pur in presenza di una società allo sbando che regala pure cannonieri agli avversari. Non certo un fenomeno, ma uno vero e con la schiena diritta. E con un certo coraggio che può premiare ( Donnarumma )

  6. Non basta. L’allanatore non deve essere un ex difensore e nemmeno una ex punta alla Inzaghi o alla Bacca per intenderci. Deve sapere come si gioca al calcio……

  7. Milanforever 10 Marzo 2016 at 10:22

    “Il Milan e’ sempre il Milan e ci verrebbero tutti i migliori allenatori e giocatori del mondo. Vorrebbero garanzie sul progetto e sugli obiettivi, ovvio.”
    Ho molti dubbi su questa affermazione. Secondo me in questo momento non ci viene nessuno di quelli che contano e proprio per la mancanza della seconda parte che scrivi.
    Comunque se Sinisa se ne va arriva il quinto allenatore in quattro anni. Adesso inseguiamo questi record.

    non ci sara’ un cambio radicale di rotta se Galliani non va in pensione.
    Purtroppo ormai è assodato: Galliani finchè Berlusconi sarà presidente resterà fisso al suo posto.

    E’ finita un’era. Restano solo macerie.
    Sarà l’età, ma vivere solo di ricordi non mi entusiasma per niente.

  8. La speranza e’ l’ultima a morire.

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