Quanto fa paura di questo Milan? Poco, a sentire stampa e giornalisti, e per noi va benissimo così. 10 punti recuperati all’Inter che puntava allo scudetto, a quella squadra che aveva fatto un mercato straordinario in confronto al nostro e che aveva un allenatore internazionale capace di trasmettere gioco e idee. Certo, proprio così.

Equilibri ribaltati, i valori capovolti e il Milan che inizia a prendersi le sue rivincite. Non neghiamo ci sia voluto del tempo e delle prestazioni per nulla convincenti, ma cosa vi aspettate da un nuovo allenatore che si trova a gestire un gruppo disordinato, dove l’organizzazione in campo era solo un miraggio e dove la fiducia scarseggiava pericolosamente? Mihajlovic non ha fatto miracoli, ma un lavoro puntiglioso e costante, che ha rigenerato singoli e squadra. Ha prima di tutto dato solidità, poi ha lavorato sulla testa di ognuno abbattendo poco a poco la paura di scendere in campo a San Siro, e infine, quando ha avuto a disposizione gli attaccanti, ha ridato un’identità all squadra. Sacrificio, tempo, lavoro e fiducia: con questi elementi il Milan ha ritrovato la sua strada.

Pensate, nonostante tutto c’è qualcuno ancora in grado di tirar fuori critiche sterili, puntando il dito contro un fantomatico catenaccio all’italiana con annesso contropiede messo in scena contro il Torino. Ah, come è difficile essere all’opposizione adesso. Una gara come quella di Sabato l’avremmo persa di certo se fossimo stati quelli degli anni scorsi. E invece è andata diversamente. Possesso palla a nostro favore, folate offensive importanti, tenuta difensiva messa alla prova in poche occasioni e senza successo e, quel che conta di più, organizzazione e tenuta per tutta la gara. Non siamo spettacolari, non siamo fenomeni, ma di sicuro è difficile che ci trovino impreparati. Vi sembra poco? Non credo.  Nove risultati utili consecutivi non si ottengono casualmente, specie se tra queste gare ci sono gli scontri diretti contro Inter, Fiorentina e Napoli.

Ci sono tante cose buone in questo Milan, e negarlo è assurdo. Persino la curva, che negli ultimi tempi sapeva solo criticare, fischiare e disertare le partite, adesso sembra stia iniziando a fare il salto della barricata, passando dall’altro lato. Troppo facile quando si vince, troppo semplice cambiare opinione quando le cose vanno bene. A salire sul carro son capaci tutti, la cosa più difficile e rimanerci e continuare a crederci quando tutti gli altri scendono. Personalmente ho sempre pensato Sinisa fosse l’uomo giusto per questa squadra: duro, leale, diretto, senza mezze misure e con le idee chiare. Poteva e doveva essere lui l’uomo della ricostruzione, e il processo è già ben avviato. Ora non si può mollare, non ci si può lasciar andare, perché si commetterebbe l’errore più grave del mondo. Avanti così ragazzi, anche ora che il carro si sta riempiendo sempre di più di chi prima rinnegava la sua esistenza: non dimentichiamo nulla, alla fine i conti torneranno.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.