Rimandati. Ancora una volta abbiamo steccato un esame importante, facendo incredibili passi indietro rispetto alla gara precedente. Giornalisti e giornalai hanno passato giorni a dipingere quella contro l’Atalanta come una gara semplice, da vincere a mani basse, senza mai porre luce sulle reali insidie che presentava.

Ero certo che potessimo soffrire, perché soffriamo quel tipo di squadre: coraggiose, vulcaniche per quel che riguarda la corsa e con ali veloci. Li abbiamo subiti, abbiamo sofferto, non siamo riusciti ad esprimere il nostro gioco e alla fine il pareggio è stato il risultato dell’unica nota positiva della partita: la difesa. In realtà, dietro questo pareggio scialbo, si nasconde un malessere abbastanza chiaro ed accettato, ovvero quello di avere una rosa priva di alternative valide in alcuni reparti. Parlo del centrocampo, dove Poli non ha la tecnica di Bertolacci sebbene metta in campo forse molta più sostanza, ma sopratutto parlo del nostro faro, della nostra certezza, della nostra chiave di volta: Jack Bonaventura. Il tuttocampista strappato all’Inter nell’ultimo giorno di mercato di due estati fa, si è fin da subito dimostrato talento puro. Corsa, sacrificio, tecnica, goal e assist, si era già affermato come unica nota positiva nel Milan di Inzaghi. Quest’anno ha fatto un ulteriore salto di qualità: sempre più al centro del gioco, responsabile di punizioni e calci d’angolo, è riuscito ad unire alla corsa colpi da puro fenomeno. Ecco, senza di lui il Milan perde un riferimento, qualcuno a cui dar palla in ogni momento con la certezza che non venga buttata via. Altri come lui dovrebbero essere aggregati alla squadra: talento, sacrificio e attaccamento alla maglia, caratteristiche essenziali di profili adatti a ricostruire un Milan vincente. Siamo Jack-dipendenti, e questa cosa deve essere risolta nelle prossime sessioni di mercato.

Avevamo detto della difesa; mantenere la porta inviolata in una partita come quella di Sabato non era affatto facile, eppure ci siamo riusciti grazie alla buona prova dei centrali e a quella strepitosa del nostro giovane portiere. Non voglio parlarne troppo, perché spero venga lasciato crescere con calma, seppure abbia un talento pazzesco per la sua età. A parte lui, però, abbiamo retto anche grazie ad una difesa che migliora di gara in gara; Romagnoli, ormai insostituibile, si era inizialmente lasciato sbilanciare dal cambio di partner, per poi rimettersi in sesto e approfittare della presenza di Mexes per trarne fiducia e consapevolezza. Non siamo insuperabili, non diamo un’idea di tranquillità totale, ma l’aver ridotto di tanto i goal subiti è un ulteriore elemento che rende giustizia al lavoro svolto da Mihajlovic.

D’altronde, non ci nascondiamo: se fosse arrivato un golletto fortunoso negli ultimi minuti avremmo fatto esattamente una prestazione da Inter. Partita pessima, squadra in affanno e vittoria fortunata grazie alla solidità difensiva. Il vero problema è che per noi sarebbe stata comunque una bocciatura, per loro sono prove da grande squadra.

Chiusa questa parentesi, ritengo sia doveroso spostare l’attenzione sul ero esame di maturità per questo Milan, che andrà in scena dopo la sosta: la gara contro la Juventus. Ritroviamo Allegri, che ha ripreso a vincere anche grazie ai suoi “uomini in più”, e lo affrontiamo nel suo stadio, dove qualche volta abbiamo fatto cose molto buone. Non ci saranno alibi, non si può fallire, perché passa di lì il nostro futuro prossimo: vincere ci rilancerebbe verso posizioni di vetta, perdere ci farebbe sprofondare in una nuova crisi di identità, con conseguenti insicurezze e problemi già visti. Due settimane per preparare una gara fondamentale, in cui servirà il 110% da parte di tutti, sperando che le nazionali non lascino troppi strascichi.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.