[Attenzione: non state per leggere un editoriale canonico, ma l’avvio di una discussione, che spero possa essere feconda e ordinata. Grazie]

Un giorno che nella memoria mi appare lontano (pur non essendolo, in realtà) assistetti, nel corridoio del mio vecchio liceo, ad una vivace discussione tra una professoressa di latino e greco e una professoressa di filosofia. La prima sosteneva l’ipocrisia dell’insegnamento socratico riguardo alla docta ignorantia. So di non sapere è un imperativo, sosteneva sempre la professoressa di latino e greco, pieno di superbia intellettuale, anzi è la manifestazione più propria di una superba intelligenza: non solo tu, Socrate, affermi di non sapere, quindi in realtà ti dici in possesso della più grande verità, ma ammonisci coloro che, come te, non hanno ancora appreso (o disappreso, come direbbe Carmelo Bene) la più grande verità. E la professoressa di filosofia? Annuiva.

Non sono un giornalista d’inchiesta. Grazie a Dio, a dir la verità, non sono proprio un giornalista. Nel tentativo, quindi, di affrontare assieme a chi legge il contenuto (i contenuti) della puntata di domenica scorsa di Report (il programma di Milena Gabanelli che va in onda su Rai3), so già che non riuscirò a scrivere quello che voglio scrivere, so già che non riuscirò a ragionare attorno ai temi sui quali vorrei ragionare. Perché (n.b. premessa fondamentale) affronto con superficialità – e attraverso sensazioni più che altro – un tema che necessiterebbe certamente di carte e di documenti processuali e di tutto quello che viene citato in un libro o in un articolo di un giornalista d’inchiesta.

La puntata in questione (che invito tutti a rivedere qui) si intitola Non per soldi ma per denaro e indaga sostanzialmente (grazie al lavoro di Paolo Mondani) il tema dei diritti televisivi delle partite di calcio, nell’oscuro rapporto tra Infront e Fifa.

Partiamo dalla fine : non ho capito molto. Credo che si siano trattate troppe questioni, troppe questioni per essere veramente approfondite nel corso di un’oretta scarsa. E per quanto riguarda la Fifa, potrei anche chiuderla abbastanza facilmente (e velocemente): si tratta di un’organizzazione che crede di poter fare tutto ciò che vuole senza un organo di controllo. Punto. Alla base di tutto (verrebbe da dire di tutto lo schifo) vi è un principio : date al popolo le due sole cose che desidera ansiosamente, cioè il pane e i giochi. Non si accorgeranno di quanto e di quello che intanto ci portiamo a casa.

Pacifico, no? Se non fosse che a un certo punto, da Infront si passi (naturalmente) a Marco Bogarelli, quindi Milan Channel, quindi sostanzialmente Milan, quindi l’affare dei 480 milioni di mr Bee. E Pippo Russo, l’autore dell’ormai celeberrimo Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale. Oligarchi, agenti monopolisti, fondi d’investimento: come l’economia parallela sta divorando l’ex gioco più bello del mondo, che ridacchia davanti a chi gli ricorda la valutazione della squadra rossonera. Torniamo all’inizio, torniamo a Socrate. So di non sapere. E dal momento che so di non sapere, dal momento che dalla puntata di Report non ho capito nulla, dal momento che il libro di Pippo Russo non l’ho letto, dal momento che le carte non le conosco, non le possiedo, non le ho sottomano, non ho (al momento) nemmeno così tanta voglia di leggerle, mi fermo, faccio un passo indietro e chiedo, ad alcuni di voi, siete ancora così sicuri dell’affare che avrebbe dovuto concludersi già parecchio tempo fa?

Agli altri invece, quelli forse che un po’ la pensano come me, visto che il circo c’è, potete portare il pane?

 

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?