Le settimane di pausa per la nazionale hanno permesso al mondo Milan di focalizzarsi e concentrarsi sul momento complicato, per riunire le forze e le idee e provare ad uscirne insieme. Poche certezze, tanti dubbi e un mare di responsabilità sulle spalle di un Mihajlovic sempre più sulla graticola, come da buona tradizione rossonera negli ultimi anni.

In tutto ciò, come se non bastasse, è tornato a farsi sentire anche il presidente. Lo fa poche volte, spesso in modo sconclusionato, e anche stavolta non si è smentito. Battute a parte, i proclami circa un ritorno in grande del Milan già dalla prossima mettono i brividi, specie perché il tutto si ritorce sull’allenatore, su cui ci sarà ancora più attesa. Difficile da capire, ma è così. In più, c’è stata anche l’occasione per i soliti consigli tattici. Chiariamo: il Milan ha probabilmente reale bisogno di cambiare modulo e passare ad un 4-4-2 più equilibrato, ma tutto deve passare per il campo, per la preparazione fatta dal mister in settimana, e non da consigli/dictat di un’ennesima cena ad Arcore. Non tutto è facile da realizzare come può sembrare; ci vuole tempo, lavoro e anche la disponibilità di tutti, ma questo il presidente non sempre lo capisce.

Torniamo a noi. Il cambio è necessario, è sotto gli occhi di tutti, ed è possibile che tornare ad un modulo classico possa dare qualche certezza in più, e garantire più tranquillità a tutta la squadra. Ma sopratutto, a giovarne potrebbe essere la difesa, con una maggiore protezione per i due centrali: si parla infatti della possibilità di schierare insieme fin dall’inizio sia De Jong che Montolivo, cosa che darebbe senza alcun dubbio equilibrio e copertura, con un giusto mix tra qualità e forza che forse è quello che manca realmente. E poi ci sono gli esterni, con Bonaventura che potrebbe coprire la fascia sinistra e Cerci quella destra. Soluzione diversa rispetto a quanto fatto fino ad ora, ma forse risolutiva per uscire dalla palude attuale.

Poi c’è la difesa. Ritrovare Romagnoli e riscoprire Mexes potrebbe ricreare un giusto equilibrio, con il primo che ha incredibile bisogno di una guida, di un difensore esperto che gli stia a fianco e che lo faccia maturare ancora di più, ogni settimana. Zapata non si è mostrato all’altezza, specie quando c’è da impostare (cosa che tra l’altro Mexes sa fare molto bene), Alex non è mai stato un difensore affidabile fin dal suo arrivo e Rodrigo Ely è un compagno troppo giovane in un tale momento di difficoltà. Serve esperienza, senza grinta e voglia di riemergere, e forse Mexes può essere l’uomo giusto per mettere in pratica tutto questo.

Cosa manca? L’attacco. Le punte ci sono, ma hanno sofferto terribilmente di solitudine, con il classico problema di essere servite poco e male. Non ci sono maledizioni che colpiscono gli attaccanti, ma c’è quella cronica cattiva abitudine di non costruire gioco, di non creare occasioni e lasciare gli attaccanti abbandonati a se stessi. Abbiamo l’attacco più forte degli ultimi anni: non servirlo a dovere e non sfruttarne le potenzialità è forse l’errore più grave che sta commettendo Mihajlovic. Deve cambiare qualcosa, deve cambiare il copione e il finale, già da Torino, contro i granata. Non sarà facile, tutt’altro, ma ci vuole quel cambiamento che stenta ad arrivare. Ancora una settimana di lavoro, poi sapremo se la cura di parole del presidente abbia portato a miglioramenti concreti sul campo. Già, perché ormai siamo abituati ai suoi ritorni trionfali dopo mesi di latitanza.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.