Solo l’uomo consapevole può lavorare perchè le cose cambino. Cercare la speranza e farla crescere. Coltivarla in se stesso e in chi gli sta vicino senza arrendersi a ciò che la società gli impone. Così come le Vestali custodivano il fuoco, il Milan deve custodire il desiderio di rivalsa. Rivalsa di Zlatan. Un giocatore non vince da solo, il massimo che può fare è mettere se stesso al servizio degli altri. Poi c’è Zlatan, che invece può. Magari non vincere, ma darti quel 90% di boost in più rispetto al tuo essere destinato alla mediocrità. Difficile insomma fallire, se ce l’hai con te. Ancora più difficile se di nome e cognome non fai Massimiliano Allegri e il tuo mestiere non è quello di pescatore della domenica. Adesso c’è Sinisa, uno che con Zlatan si è scontrato sul campo. Faccia contro faccia, muso contro muso, gamba contro tibia, cuore contro cuore. Gente che vive di pancia, che non molla finchè l’avversario non è stremato al suolo, sangue sgorgante a fiotti.

Per questo il Milan può tornare protagonista. O meglio, per questo il Milan che prende Zlatan può tornare protagonista. Perchè Zlatan con Sinisa allora si può. Io sono pessimista per natura, sono uno che ha storto il naso più volte negli ultimi anni, come tutti d’altronde. Sentire parlare di Milan che torna a vincere già dall’anno prossimo mi trova riluttante. E’ il fattore Z che mi induce a svolazzare sopra i muri della razionalità, per intravedere il terreno fertile e folle di una macabra e sognante follia. Follia che sembrava destinata ad accompagnare anche il nostro mercato. Dopo la debacle Kondo-Jackson e gli insinuati dubbi sulla veridicità dell’esistenza di Bì (quello con due e però) il milanista si è ritrovato sbattuto fronte-pavimento davanti a una granitica realtà più volte affrontata negli ultimi anni. Quella di una povertà accattona e derisoria. Poi tanto per gradire ecco scuciti 60 vagoni di soldi e buttati nella mischia finalmente giocatori voluti dal tecnico.  Non più pidocchiate per portarsi a casa l’amico degli amici in cambio di sei casse di banane e mezzo, ma clausole rescissorie pagate come se piovesse, o fermini da otto milioni tanto per far giocare la riserva di Bacca con qualche mese d’anticipo. Paradossale, visto che fino a due mesi fa avremmo preferito ingaggiarlo con sei anni di ritardo per uno sconto di cinque sesterzi.

Insomma, l’A.C. Nonsiamopiùpoveri sta tornando a decantare la sua. Lo sta facendo in non-grande-ma-buono stile. Ben vengano i Bertolacci a 20 milioni, frega poco se vi influenza il nome simpatico del ragazzo, e ben vengano i Bacca, ancora più simpatico, uomo vero che guarda la maglia e se stesso prima degli spicci. Ben vengano davvero quelli così, quelli veri; non le figurine ma gente che a fine partita quando sputa non ha più liquidi in corpo. Lasciamo agli altri chi ha in testa solo i liquidi del portafogli. Non ci interessano, forti che siano. Il Milan cambia marcia, ha un nuovo pilota, cloche salda in mano e occhi iniettati di sangue. Vietato sbagliare, vietato fermarsi. Ringhiare o morire. Magari con un ragazzone svedese in più nel bagagliaio.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)