Quando è finalmente emersa la notizia dell’accordo raggiunto tra B. e Bee, sulla base dell’ormai famosissimo e dibattutissimo (vero Andrea, del fu Umberto?) quasi mezzo miliardo di euro per il 48% del Milan, ho pensato che davvero B. fosse riuscito a realizzare il suo capolavoro. Il canto del cigno, di uno che, tanto per dirne una, il Cigno lo aveva anche comprato pagandolo 1,75 miliardi di lire. Ho pensato che gli scandali avevano rovinato l’immagine dell’uomo. Ho pensato che le condanne (e le cattive amicizie) avevano rovinato l’immagine del politico. Ma, forse, nonostante tutto, ancora niente aveva rovinato l’immagine dell’imprenditore.

Bastava anticipare una campagna acquisti da un centinaio di milioni di euro, in attesa della conclusione della trattativa con Bee. Io nei compiti di matematica prendevo sempre  4, e questo accadeva nonostante copiassi. E ho sempre pensato che Venditti abbia scritto per me il verso “la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Però credo che per un uomo il cui patrimonio ammonta a 7.4 miliardi di dollari, non si tratti di un affare così oneroso.

Evidentemente mi sbaglio.

Non resta allora che rilassarci, sorseggiare un bel bicchierone di tè al limone con ghiaccio, e goderci gli ultimi giorni di B., tra il disinteresse e l’anarchia.

Perché è indubbio che Galliani e il compare Nelio Lucas abbiano sbagliato tutto. È fuori da ogni dubbio che sia stata completamente sbagliata la strategia di mercato. È fuori da ogni dubbio che siano stati sbagliati modalità e tempi e di intervento. È fuori da ogni dubbio che, per quanto successo durante la notte di sabato scorso, l’amministratore delegato cravattato sia indifendibile (e lo scrive un coglione che ha sempre difeso Galliani in ogni circostanza).

Galliani si è illuso di poter fare il mercato esattamente come lo faceva venticinque anni fa. Quando tutti andavano al cinema per vedere Christian De Sica e Massimo Boldi che passano le vacanze di Natale a St. Moritz. E quando tutti volevano venire nel Milan, semplicemente perché il Milan dominava il mondo.

Caro Adriano, non so chi tra i due ne sia più dispiaciuto, ma la storia è cambiata.

La verità è che la trattativa con Bee non si è ancora concretizzata. Le parti hanno raggiunto un accordo e si sono dette un arrivederci a fine luglio. Non si sa se questo tempo (interminabile e lunghissimo) serva a B. per testare l’affidabilità di Bee. Non si sa se il tempo serva invece a Bee per trovare concretamente gli ingenti capitali che dovrebbero essere investiti. Non si sa il tempo serva effettivamente ad entrambi per definire i particolari di una trattava che necessita sicuramente di tanto tempo prima di poter essere posta in essere. Diffidate da chi pensa di sapere qualcosa : almeno su questo aspetto il Milan è stato bravissimo a mantenere il silenzio. Della trattativa con Bee si sa molto molto meno di quello che si crede (ed è anche normale, viste le cifre in ballo). Bisogna ancora capire alcuni ruoli. Bisogna ancora capire chi c’è dietro chi. Aspetti che, probabilmente, anche quando la trattativa verrà conclusa, non conosceremo comunque.

Una cosa è certa. Ed è stata più volte confermata dal portavoce dell’Ac Milan, pardon, dal direttore di Milan Channel Mario Suma (la mia è una critica in ogni caso bonaria : nonostante tutto, Suma è l’unico che si espone; è insolito, ma non deplorevole il fatto che sia visto da molti – forse anche da me – come un punto di riferimento) : i soldi per il mercato, prima che entri in scena Bee o, più esattamente, prima che entrino in scena i soldi con Bee, deve metterli B.

Ecco appunto. Quindi sarebbe meglio dire che i soldi, prima che entrino in scena quelli di Bee, dovrebbe metterli B.

E B. lo ha dimostrato in ogni modo che ormai, questo povero diavolo, è una creatura che a lui non interessa più. Un amore giovanile, un amore intenso e bellissimo, ma che ha perso ormai ogni appetito. Un amore che neanche il viagra può far ritornare appetibile.

Sabato si è toccato probabilmente il punto più basso della nostra storia recente (e magari non solo). Lo scrivo, pur non avendo un’indole catastrofista. Non era mai successo che delle cessioni così importanti e così vicine a chiudersi fallissero in questo modo. In modo così ridicolo (per gli altri) e così traumatico (per noi). Tevez? Un’altra storia (un’altra storia d’amore, bloccata per quel Pato per cui oggi il presidente del Corinthians “prega giorno e notte per liberarsene”). Non siamo stati infatti noi a far saltare le trattative. Sono stati i giocatori a dire che preferivano altre spiagge a altri lidi. E la ragione è semplice : il Milan (nella persona di Adriano Galliani) aveva raggiunto accordi personali ed economici con la formula del pagherò (per adesso c’è l’amore di B.).

Jackson al Milan. Affare fatto. Pagherò (per adesso c’è l’amore di B.).

Kondogbia al Milan. Affare fatto. Pagherò (per adesso c’è l’amore di B.).

Ma in un mondo così crudele, dove tutto gira attorno al vil denaro, evidentemente l’amore di B. non basta.

Il mercato del Milan inizierà quando arriveranno i soldi di Bee. Per adesso teniamoci l’amore (sconfinato) di B. Perché l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, ma non sui soldi.

Ah. Che bell’estate.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?