Come ho già avuto modo di dire, è un po’ triste, per noi innamorati del Milan, trovarsi e ritrovarsi così presto, nel mezzo di una stagione ancora teoricamente tutta da definire, a parlare del futuro, sapendo  che sarebbe ancora più desolante parlare del presente. Parliamo del futuro della società, del prossimo allenatore e del mercato che verrà. Per evitare di pensare a questa società, per evitare di parlare di questo allenatore e per evitare di riflettere sugli errori del mercato che è stato. Sia chiaro : non sono di colpo diventato il più irriducibile dei pessimisti. Non ho scelto di schierarmi dalla parte di coloro che non sono mai contenti. Ma sperare che la situazione migliori, sperare che il Milan cominci a giocare bene, in un clima (societario) e in un contesto (di stadio) favorevole è un po’ un’utopia. Una speranza, un sogno. Insomma un miracolo. E razionalmente, sono tenuto a non credere ai miracoli

La trama di questi giorni è sempre irriducibilmente la stessa. Si susseguono e si inseguono le discussioni attorno al futuro, che di certo, e per definizione, è più problematico del presente. Perché se una cosa può andar male, abbiamo appresso che andrà male. E se i giornalisti hanno già tirato fuori centosettanta nomi per la panchina del Milan, è probabile che tra questi centosettanta il nuovo allenatore del Milan sarà il peggiore. O, peggio ancora, sarà il centosettantunesimo. Il peggiore di tutti.

Ho già abbondantemente espresso la mia “simpatia” per Antonio Conte. E la ragione (il fatto ciò che l’attuale CT della Nazionale sappia tirar fuori il meglio anche da giocatori mediocri) sta diventando talmente banale e ripetitivo che ho quasi paura che Conte venga davvero ad allenare il Milan e si riveli un fallimento, oltre ogni (favorevole) aspettativa (sempre per la legge espressa sopra : se una cosa può andar male, andrà male).

L’insistenza sul nome di Sarri mi spaventa.  Un altro esperimento, un’altra scommessa. Ma credo che il tempo degli esperimenti (e degli azzardi) credo si sia abbondantemente esaurito.

Leonardo è stato una scommessa (della proprietà)

Allegri è stato una scommessa (della dirigenza).

Seedorf è stato una scommessa (della proprietà).

Inzaghi è stato una scommessa (della dirigenza),

Tutte scommesse, più o meno, e in misure differenti, perse (alcune straperse). E cosa ha perduto il Milan ? Credibilità, sostanzialmente. Quella credibilità che invece, nonostante i punti i classifica, nonostante l’assenza di gioco, nonostante i debiti, nonostante tutto, ha riacquistato (o comunque, piano piano, si accinge a riacquistare) l’Inter con Mancini. E mentre il cappellino di Inzaghi suscita ironia, il ciuffo di Mancini ispira sicurezza. E mentre le uscite di Berlusconi scatenano ilarità, i proclami di Thohir vengono accolti con fiducia. 

Loro, nonostante una proprietà un po’ confusa e nonostante una situazione tecnica peggiore della nostra (che non invidio in alcun modo), hanno riacquistato credibilità.

Noi, nonostante tutto, ne perdiamo un po’ ogni giorno che passa. 

Il modello Mancini, probabilmente l’allenatore più sopravvalutato del globo, esclude la scommessa Sarri, probabilmente un allenatore molto sottovalutato.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?