The Right Way

Quando ti capitano sottomano interviste come quella recente a Robinho, le reazioni sono contrastanti.
Il magone iniziale allo stomaco al solo pensiero di avere ancora il dato elemento sotto contratto, va diradandosi lasciando spazio al gaudio nel sentir pronunciare parole quali: “Voglio rimanere al Santos”. E rimanici, rimanici a vita.

Il calciomercato delle nostre punte comincia a infittirsi. Caso Destro, caso Menez (ah, è una punta?), mercato Immobile.
Premesso che secondo me una grande squadra debba avere necessariamente almeno due punte dello stesso livello per un unico posto, è chiaro che le intenzioni del Milan siano quelle di sostituire il buon Mattia andando poi a fare un colpo che economicamente non richieda da subito l’investimento di 16 milioni cash.
Siamo barboni, ricordiamocelo sempre.

Certo, parlare ora di mercato delle punte quando ancora non sai che allenatore siederà su quella panchina maledetta nella prossima stagione, potrebbe apparire prematuro. Ora, io su Destro leggo pareri contrastanti, c’è chi lo adora, chi lo ritiene un feno(menez) del futuro, chi lo riscatterebbe ora e chi lo rispedirebbe alla Roma seduta stante tacciandolo come mediocre ad vitam.
Onestamente ritengo che sia un buon giocatore, che nella squadra giusta e nel sistema giusto può sembrare addirittura un grande giocatore. 16 milioni ce li spenderei? Questo non so dirlo.

Di sicuro non mi convince Immobile, che nella peggior stagione del Dortmund non è riuscito a collezionare più di una manciata di partite sopra il 6,5. Una buona stagione al Torino non ti fa grande, e l’esempio lampante ce l’abbiamo in squadra con il numero 22.
Molto meglio Jackson Martinez, che anche quest’anno sta trascinando il Porto a suon di gol. Giocatore con la testa giusta e gli attributi giusti, sicuramente da Milan. Costa 10 milioni di più? Metteteceli senza fiatare.

La paura più grande è quella di vivere un’altra sessione di calciomercato alla mercè di quattro imbranati senza un centesimo e paghi del Bonaventura di turno. Che se ti va bene lo peschi una volta, poi finisce lì.
Vivacchiare alla ricerca del low-cost è veramente il triste destino che ci attende? O alle parole e proclami la società farà seguire dei fatti? Di sicuro l’anno venturo è quello che determinerà la fine della pazienza dei tifosi o la riconciliazione con la società.
Segnali, attualmente, non ce ne sono. La gente è (giustamente) diffidente e le speranze sono poche, io mi allineo a chi tifa Cina, ma sotto sotto la speranza che non ce ne sia bisogno è condivisa da tutti, perchè l’italiano ma soprattutto il Milanista, ha sempre una punta di romanticismo che non abbandona mai.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)