Sarà che ho smesso di sperare in qualcosa di buono per questa stagione, sarà che ho perso tutta la fiducia che avevo nell’Inzaghi allenatore, sarà che semplicemente guardare avanti a volte può far star meglio, ma oggi vi parlo di futuro. Senza certezze, perché averne ad oggi sarebbe da pazzi, e senza la presunzione che la mia idea possa essere quella di tutti, ma solo con quel pizzico di speranza che può allietare questo clima orrendo.

Il futuro del Milan parte da un nuovo allenatore, e questo è poco ma sicuro. Tuttavia non è così facile come può sembrare individuare il nome corretto, tra quelli possibili. Ecco, la disponibilità sarà una delle chiavi principali da risolvere, perché nell’ambito di una scelta non può che essere un fattore limitante. Se non ci fosse la nazionale di mezzo, e un Europeo a cui puntare, io penso che il nome di maggior rilievo sarebbe stato quello di Antonio Conte, per diversi motivi: perché ci siamo sfiorati e per poco trovati la scorsa estate, perché non ha mai negato di essere interessato ad un nuovo “progetto rinascita” come fu con la Juve qualche anno fa, e perché sono solo di qualche giorno fa le dichiarazioni di una sua permanenza in Italia anche dopo la Nazionale. Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire fondamentalmente che il Milan potrebbe navigare anche per la prossima stagione in acque incerte pur di aspettare un allenatore che sicuramente può riportare la squadra e la società dove merita. Vuol dire che il nome di Sarri, circolato in modo insistente nell’ultimo periodo potrebbe andare in questa direzione, costruendo una base di giovani promettenti che possano essere poi pronti per il successivo lavoro di Conte. La domanda però sorge spontanea: accetterebbe Sarri un ruolo di allenatore a tempo determinato? E se facesse bene, cosa succederebbe? E ancora, vale la pena buttar via un altro anno in attesa di un allenatore? A quest’ultima domanda io personalmente non so rispondere, anche se mi alletta non poco l’idea di vedere finalmente una squadra con le palle in campo, allenata come si deve e tenuta sempre sull’attenti.

Le altre alternative proviamo ad immaginarle: si va da Donadoni, quasi certamente libero a fine stagione per tutto quel che sta succedendo a Parma, a Montella, che sarà difficile lasci la Fiorentina, fino alla fantasia Ancelotti, che potrebbe lasciare Madrid per ritrovare il suo vecchio eterno amore. Ecco, a quest’ultima ipotesi credo poco, sia da un punto di vista economico che dal punto di vista ambientale: sarei più attratto da nuovi metodi, nuove sfide e nuovi modi di allenare, e poi le minestre riscaldate quasi sempre sono poco gradevoli da mandar giù.

Assodata, tra virgolette, la questione allenatore, il futuro del Milan a breve termine potrebbe passare anche per quella cessione di parte della società che in tanti auspichiamo da parecchio tempo. I tempi sono maturi, le offerte ci sono, e il presidente assente sembra sempre più intenzionato a dedicarsi ad altro, come ha fatto d’altro canto da diversi anni a questa parte. Si sta giocando al rialzo da diverse parti, e penso che questa volta le cose possano realmente concludersi positivamente. Ovviamente, anche in questo caso, parliamo di scenari variabili in base all’entità della cessione: se come si dice sarà solo una cessione di minoranza, allora ne potremo beneficiare solo dal punto di vista monetario, con l’ottica di investire quel denaro a lungo termine nella costruzione dello stadio. Se invece ci sarà la cessione di quote di maggioranza, allora la musica potrebbe decisamente cambiare: si preannuncerebbe in questo caso una vera e propria rivoluzione societaria, con nuove figure , nuovi scenari e, si spera, nuovi obiettivi.

Si, probabilmente sto solo fantasticando, ma se così non fosse prepariamoci ad un cambiamento epocale nella storia del Milan. Veniamo da anni bui, in cui la luce si è spenta e in cui le idee sono apparse sempre troppo confuse, senza mai avere la percezione di una certa lungimiranza da parte della nostra società. Se vogliamo tornare grandi, se vogliamo ambire ai traguardi che ci spettano, allora le cose devono cambiare, radicalmente. Chi è in alto deve avere la capacità di mettere da parte l’orgoglio e pensare un po’ al bene di quella società che ormai tratta solo da giocattolo, da passatempo per i venerdì liberi. Che si faccia da parte, una volta per tutte, perché la storia conta, il passato è sempre improntante e va ricordato, ma per scrivere il futuro ci vuole coraggio, convinzione e sopratutto la voglia di farlo.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.