Carlo Ancelotti non sarà mai oggetto della mia compassione (potrebbe semmai essere oggetto della mia stima e del mio affetto). Sarebbe infatti paradossale che un povero coglione come me compatisse uno degli allenatori più vincenti (e determinanti) degli ultimi anni. Eppure …

Eppure oggi, l’allenatore che preferisce la coppa si trova ad interpretare il ruolo drammatico (e problematico) di allenatore del Real Madrid. Quel ruolo ambito da tutti gli attori, che affascina nella stessa misura in cui spaventa e terrorizza. Il palcoscenico più ambito, il palcoscenico più esigente. Il sogno che può tramutarsi in incubo. Certamente non è necessario che un povero coglione come me spieghi cosa vuol dire essere l’allenatore del Real Madrid. L’allenatore del club più prestigioso al mondo. L’allenatore del club più ricco del mondo. L’allenatore della terza squadra di calcio con più tifosi nel mondo.

L’allenatore del club con il pubblico più esigente del mondo.

Probabilmente soltanto il pubblico del Bernabéu può (legittimamente?) concedersi il lusso di criticare e addirittura fischiare l’allenatore che dopo do-di-ci lunghissimi anni (e quindi dopo i vari Capello, Schuster, Pellegrini, Mourinho … ) ha conquistato la decima. La decima Champions League, un’ossessione a forma di trofeo (dalle grandi orecchie).

Nel mondo del calcio il Real Madrid rappresenta semplicemente un punto d’arrivo per tutti. E se arrivi al Real Madrid puoi diventare un idolo leggendario (gli esempi sono così tanti e così illustri e così banali, che non vale nemmeno la pena di elencarli) o puoi uscirne da coglione, per restare in tema.

Il rischio è che il nostro Carletto, mi si permetta di farlo mio, mi si permetta di farlo nostro, dopo aver dato un senso  (calcistico) agli acquisti milionari (e leggermente irrazionali) di Pérez, e dopo aver conquistato l’ossessione, se ne vada da coglione, alla luce dell’oscuro – e al tempo stesso quanto mai palese – progetto dello stesso Florentino di portare sulla panchina madridista il suo pupillo : Zinedine Zidane. Uno che, quando giocava, ricordava Pogba. Ma Pogba è più forte. E vale quando il PIL della Cina. Più o meno.

L’illusione di rivedere Ancelotti sulla panchina del Milan, quel Milan che Carlo ha consegnato alla Storia,  mentre lo stesso Ancelotti si tuffava nella Storia è un’illusione vana. Poetica, senza dubbio. Carica di emozioni e di sentimenti. Ma vana. Un’illusione romantica e vana.

Vorrei (e lo vorrei realmente) che non fosse così.

Vorrei, in altre e più schiette parole, che fosse più plausibile accostare il nome di Carlo Ancellotti alla panchina del Milan piuttosto che quello di Sarri.

Vorrei, in altre e più concrete parole, che risultasse ridicolo sentir parlare di Brocchi come prossimo allenatore del Milan, mentre invece non suscitasse alcuna ilarità, per esempio, il nome di Klopp.

Una precisazione, a questo punto, è doverosa. I nomi che ho citato, a titolo puramente esemplificativo, sono nomi assolutamente rispettabili. Sarri, sotto gli occhi di tutti è l’artefice principale dell’ottimo campionato dell’Empoli. Brocchi ha ancora una lunga carriera per dimostrare il suo valore (così come aveva una lunga carriera Pippo Inzaghi. Aveva.) Quel che vorrei, e che mi auguro accada già al termine di questa maledetta stagione, è che la panchina del Milan smetta di essere la succursale del celebre programma Dilettanti allo sbaraglio. Il mio desiderio è che la panchina del Milan venga nuovamente affidata a dei professionisti affidabili. Il mio desiderio è che la panchina del Milan ritorni ad essere una delle più ambite d’Europa e del Mondo. Il mio desiderio è che sulla panchina del Milan torni Ancelotti.

Ps. E loro ? Loro perdono, perdono, perdono… Però comprano, comprano, comprano… e fanno debiti, debiti, debiti… tanti debiti. Però l’anno prossimo sarà già scudetto. Chissà perché, chissà come.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?