Tra quello  degli automobilisti irosi (categoria ben definita, ben conosciuta e molto odiata) e quello degli opinionisti televisivi, animali da programmi pomeridiani (categoria poco definita nella sua essenza, ma ben conosciuta e molto odiata), sarebbe opportuno introdurre un nuovo girone infernale : quello dei tifosi razionalisti.

Sia chiaro, fin da ora, che non trovo biasimevole la tendenza – dei pochi – a razionalizzare (e a ragionare). Trovo, semmai, assolutamente fastidioso la tendenza – di molti – a volersi mostrare razionalisti. Si estende infatti l’immensa distesa dell’oceano Atlantico tra quanti, per esempio, provano ad analizzare il senso di una sconfitta o le ragioni di un pareggio nefasto [sospiro di sconforto pensando all’ultima partita giocata dal Milan] e quanti, invece, affermano di conoscere, senza dubbio alcuno, i motivi di una stagione sbagliata. E di un mercato sbagliato. E di un allenatore sbagliato. E di un amministratore delegato (quello senza capelli) sbagliato.

Corriamo seriamente il rischio di non accorgerci della (ri)venuta di Gesù Cristo, talmente il mondo è pieno di soggetti che conoscono la Via, la Verità, la Vita.

Provo ancora un certo rammarico ripensando al momento in cui ho creduto in Pippo Inzaghi. Provo ancora un certo rammarico, misto ad imbarazzo, nel momento in cui ho creduto che Inzaghi potesse rappresentare davvero l’allenatore di un nuovo Milan e di un Milan nuovo. Sarà stato un ingiustificato slancio giovanile. Sarà stata la disperazione, dopo troppi anni di vacche anoressiche. Sarà stata la speranza, quella speranza di veder ritornare il Milan competitivo. Sarà stato tutto questo, ma c’è stato un momento in cui ho pensato che forse, dopo la notte scura scura, cominciavano a vedersi le prime luci del mattino, e che dopo la tempesta, cominciava a scorgersi tra le nuvole un raggio di sole.

È stata invece soltanto un’illusione. Dolorosa.

Mi sono esposto. Mi sono colpevolmente esposto a fianco dell’allenatore del Milan.

La drammaticità di questa mia avventura donchisciottiana si è disvelata nel fatto che, non solo, esprimessi  la mia illusione nella fiducia nel gioco e nella personalità di Inzaghi, ma che attaccassi anche quanti, già dalla prima sessione d’allenamento estivo, avevano sentenziato su Pippo e su un’inesperienza  e su una inadeguatezza (tecnica e personale) che ancora non avevamo avuto modo di vivere, che ancora non avevamo avuto modo di subire.

Il senso, per forza di cose contorto e per disgrazia forse un po’ confuso, di quanto voglio esprimere oggi è questo. Il percorso (rovinoso) della squadra rossonera, quest’anno, mi ha smentito due volte. E ne prendo tristemente atto.

Ho scelto di schierarmi con l’allenatore, scorgendone margini di crescita e sforzandomi di trovare un’idea di gioco e di personalità dopo le prestazioni di inizio campionato. E partita dopo partita sono stato smentito.  

Ho scelto di dare fiducia ad Inzaghi fino alla fine della sua gestione, comunque andasse, e l’inizio disastroso di quest’anno solare mi ha smentito. Ancora una volta.

Non chiedo la testa di Inzaghi su un piatto d’argento. Sarebbe ingiusto. E le ragioni sono essenzialmente due : anzitutto perché Inzaghi rappresenta uno degli uomini che maggiormente ha segnato la storia gloriosa del Milan degli ultimi anni, un simbolo indiscutibile del Milan ma soprattutto del milanismo; in secondo luogo perché non sarebbe corretto farlo fuori additandolo come unico colpevole, come l’agnello che, una volta sacrificato, toglie i peccati del mondo.

Non chiedo la testa di Inzaghi, ma a questo punto, alla luce della prestazione della squadra contro il Chievo, non capisco quale beneficio possa trarre il Milan dalla conferma dell’attuale allenatore. Sappiamo tutti che Inzaghi, l’anno prossimo, non sarà più l’allenatore del Milan. Lo sa la società, lo sa la squadra, lo sanno i tifosi. È la cronaca di una morte annunciata. Pertanto, perché continuare a svuotare di senso una stagione che, parafrasando il poeta dei cessi degli autogrill, un senso non ce l’ha?

Ps. Mentre io mi rammarico, dopo un numero considerevole di partite, per aver creduto nella figura di Pippo, c’è chi, invece, già sapeva e già conosceva. Già sapeva che Pippo era inesperto, già sapeva che Pippo era inadeguato, già sapeva che il Milan – anche quest’anno – avrebbe fatto male, già sapeva e già conosceva tutto. I razionalisti. Quelli che non si esaltano nelle (poche) vittorie, ma sono sempre pronti a ironizzare e sentenziare alla prima sconfitta. Quelli che “io l’avevo detto”. Quelli che “era chiaro fin dall’inizio”. Sinceramente penso che, trattandosi di Milan, trattandosi di passione, trattandosi di scienza inesatta, trattandosi di istinto quasi animalesco, trattandosi, in definitiva, di calcio e di amore per una squadra, è meglio dire “Ho sbagliato” ed essersi un po’ illusi, anziché dire “Avevo ragione” e non aver mai perso le corde vocali anche per un gol inutile come quello di Antonelli contro la Juventus. Per esempio.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?