Quella contro il Parma non è stata certo la partita più bella dell’anno ma ha offerto degli spunti interessanti. Il cambiamento che tanti tifosi chiedevano è arrivato, a partire dal modulo e in alcuni tratti anche nel l’atteggiamento. Inzaghi ha finalmente messo un campo un attaccante di ruolo che ha cercato la profondità, favorendo gli inserimenti degli esterni. Il passaggio tanto desiderato dal 4-3-3 al 4-4-2 ha fatto intravedere alcuni miglioramenti, certamente non eclatanti, ma ha messo in evidenza alcuni limiti strutturali della rosa a centrocampo.

Analizzando le scorse partite, possiamo facilmente notare come il 4-3-3 con Menez attaccante non è un modulo adatto, in questo momento, alla condizione fisica dei rossoneri che rasenta la mediocrità. Contro le cosiddette “piccole” giocare con gli esterni d’attacco in linea con i tre centrocampisti, non aiuta affatto la fase offensiva.

Giocatori come Cerci e Honda non possono partire sempre dalla nostra trequarti poiché arriverebbero sempre poco lucidi in area avversaria. Ma contro le grandi squadre, come accadrà sabato contro la Juve, questi discorso avrà una certa validità: Pippo infatti giocherà in contropiede e cercherà di non concedere la superiorità numerica a centrocampo, lasciando Menez in balia del suo destino contro i difensori bianconeri. Ma il passaggio al 4-4-2, un modulo a volte bistrattato e considerato superato, può rappresentare il punto di svolta.

E l’uomo in più sarebbe il buon Alessio Cerci. Già nella scorsa partita si sono visti dei grossi passi in avanti dell’attaccante italiano e la situazione non può che essere in divenire. È l’unico insieme a Menez che è in grado di superare l’uomo, sia in velocità, sia nel dribbling, accrescendo notevolmente il potenziale offensivo della squadra. Lui ha delle qualità importanti che non scopro certamente io ma, a mio parere, può fare la differenza. Giocando sull’out di destra riesce ad accentrarsi e ad andare al tiro con facilità con il suo sinistro educato ma può cercare anche l’imbucata per l’attaccante che si muove in profondità. Nel modulo che Inzaghi preferisce è andato in difficoltà ma con il passaggio ad un 4-4-2 può essere devastante perché innanzitutto ha uno/due punti di riferimento là davanti che creano dello spazio per i due esterni che possono inserirsi e poi perché deve coprire meno campo, riuscendo così ad arrivare lucido in fase offensiva, essendo presente anche in quella difensiva.

E poi c’è lui, il nostro miglior giocatore. Quel Gèrèmy Menez che ad altri faceva schifo ma che per noi è assolutamente indispensabile. Avrà certamente le sue pecche, non passerà la palla molto spesso risultando, diciamo così, troppo innamorato del pallone ma ha delle giocate incredibili.

È l’unico che si è preso questa squadra sulle spalle e non a caso ha segnato già 12 goal, permettendoci di non essere ancora più giù in classifica. Molto spesso è stato criticato di abbassarsi troppo per prendere la palla e, essendo stato quasi sempre l’unica punta centrale, di creare delle difficoltà ai compagni che non avevano alcun punto di riferimento in attacco. Ma giocando con una vera punta come Destro o Pazzini, Menez può esprimersi lo stesso ad altissimi livelli, usufruendo della libertà di girovagare per tutto il fronte d’attacco.

È vero, il modulo non fa più di tanto la differenza. La cosa che conta è l’atteggiamento con cui si scende in campo. Ma è anche vero che non si può pretendere di giocare sempre difendendosi strenuamente nella nostra metà campo e ripartendo in sporadici contropiedi. Ecco dunque la necessità di creare gioco, di continuare ad insistere su un’idea di gioco ben precisa che alla lunga potrà portarci dei risultati quantomeno accettabili.
Ora sotto con la Juve, sperando in un risultato soddisfacente.

Cosimo Chieco – Amazing Milan

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