Il fatto da cui vorrei partire è ormai (tristemente) noto a tutti : la Curva Sud ha chiesto la testa di Adriano Galliani. Lo ha fatto attraverso un comunicato delirante che, senza vergogna (e anche poco intelligentemente), ha palesato chiaramente la linea politica assunta da qualche tempo a questa parte. Tralasciando, con mio enorme dispiacere, alcuni punti del tutto opinabili del comunicato in questione [appare quantomeno ridicolo, solo per citare un esempio (cit.), che la Curva Sud, schierandosi apertamente al fianco di Barbara Berlusconi nella guerra civile contro Galliani rimproveri all’amministratore delegato il fatto di aver buttato via i pochi soldi a disposizione per il mercato in operazioni pessime quali l’acquisto di Matri, affermando che, alle stesse condizioni, la Juventus ha acquistato Tevez; molto probabilmente, chi ha scritto il comunicato non ricorda che proprio Galliani aveva raggiunto l’accordo con Tevez e proprio Berlusconi, su invito della figlia innamorata, invece, aveva posto il suo niet]  in questo primo fatto autoevidente, si disvela il primo paradosso. In paese anomalo come il nostro, dove non perdiamo mai occasione per unirci al coro dei benpensanti che non si arrendono all’idea di un calcio in mano alle tifoserie , perché dovremmo dar tanto risalto (o addirittura dar conto) al comunicato della Curva Sud? Ma soprattutto, quale può essere la credibilità di una curva che fino a ieri contestava il ‘Presidente assente’ e che oggi quasi nemmeno lo menziona?

Hip hip, urrà. Hip hip, urrà.

Tra le due sconfitte contro la Lazio, si è manifesto in me un desiderio di andreottiana memoria : il desiderio di appuntare (esattamente come un Andreotti qualunque) tutti i nomi, tutti i nomi di coloro che oggi chiedono la testa di Galliani, indicandolo spietatamente come unico responsabile della crisi del Milan. Mi piacerebbe avere la pazienza, la perseveranza e soprattutto la spensieratezza per poter perdermi in questa attività così lunga e poco stimolante.  Cosicché, una volta fatto fuori l’AD, e una volta appurato che i problemi del Milan resistono e persistono, poter porre una semplice domanda ai curvaioli “E adesso a chi diamo la colpa?”. Galliani, come ho più volte avuto modo di dire, non è in alcun modo esente da colpe. Anzi, Galliani è inevitabilmente uno dei responsabili del momento critico che stiamo attraversando. Ma è necessario sempre tenere a mente che, all’interno del Milan, l’amministratore delegato di giallo cravattato è comunque un subalterno. La scuderia più importante del mondo, la Ferrari, non vince un mondiale piloti dal 2007 (non vince un titolo dal 2008). Avranno cambiato i meccanici, sicuramente. Hanno cambiato i piloti (e lo hanno fatto più di una volta). Hanno cambiato il direttore sportivo (e anche questo lo hanno fatto più di una volta). Continuavano a non vincere. Dopo 27 anni, il Presidente ha lasciato. Eppure con Montezemolo erano arrivate tante vittorie e tanti titoli.

Hip hip, urrà. Hip hip, urrà.

Nella mia modesta opinione, la squadra, l’allenatore e l’amministratore delegato (o almeno, l’amministratore delegato messo in discussione) sono parzialmente giustificati, pur negli errori e nei disastri commessi. Parzialmente giustificati, non intoccabili. E qualora non si voglia, almeno in prima istanza, ammettere la razionalità di questa affermazione, la si ammetta perlomeno nel momento in cui si individua un colpevole superiore. Se la squadra non gioca bene può dipendere da tanti fattori. Un modulo inappropriato, una formazione sbagliata, una preparazione inadeguata, e così via. Ma, in ultima istanza, se la squadra non gioca bene può dipendere da chi quella squadra la mette in campo. E allora è giusto che si dia la colpa ad Inzaghi. È giusto criticare l’allenatore, è giusto metterlo in discussione. Mi si permetta però di obiettare che Inzaghi è un allenatore inesperto, forse troppo acerbo non solo per sedere su una panchina del massimo campionato italiano, ma soprattutto per sedere su una panchina importante e prestigiosa come quella del Milan. Allora, sempre ragionando razionalmente, la colpa potrebbe ricadere effettivamente sull’amministratore delegato reo di aver scelto l’allenatore in questione, su quello stesso amministratore delegato che ha costruito una rosa inadeguata. Ma se Galliani ha scelto l’allenatore che rappresentava la scelta meno costosa e se ha costruito una squadra piena di parametri zero e giocatori ultratrentenni con un ingaggio gravoso, possiamo con certezza affermare che la colpa sia esclusivamente sua? Possiamo affermare che Galliani rappresenta il vertice della piramide rossonera? Come è stato giustamente rilevato anche all’interno di questo blog (mi riferisco all’editoriale di martedì) il problema è proprio questo. Siamo tutti in grado di dire che la crisi del Milan è data da tanti fattori. Inadeguatezza dei giocatori, impreparazione del tecnico, vetustà della dirigenza. Perché, però, non tutti sono in grado di spingere il ragionamento oltre un certo punto ? Perché la squadra può essere considerata scarsa, l’allenatore inadatto, l’amministratore inadeguato (avete visto gli striscioni esposti durante la partita di Coppa Italia?), ma non si arriva mai, da parte di alcuni, a mette in discussione il Presidentissimo? Perché si mette in gioco la reputazione di tutti, si accusano tutti (nel gioco delle accuse si tirano in ballo persino Maldera, Tognaccini e il cuoco di Casa Milan) , si sospetta di tutti, ma non si arriva mai a criticare realmente colui che ha ancora il potere decisionale su tutto ?

Hip hip, urrà. Hip hip, urrà.

Il vero problema consiste nel fatto che coloro che perseverano ostinatamente in alcune tesi, non si rendono conto del cortocircuito logico in cui vanno inevitabilmente ad arenarsi. Se infatti ammettiamo che sia ormai Galliani che all’interno del Milan decide tutto, dall’allenatore ai giocatori da acquistare (oltre che, ovviamente, alle modalità con cui acquistarli), e se Galliani sta evidentemente facendo il male del Milan, perché l’onoratissimo Presidentissimo non accoglie l’invito dei curvaioli, consegnandogli la testa di Galliani su un piatto d’argento? Perché Berlusconi non allontana Galliani dal Milan? Perché il cavaliere non allontana il Male dal suo amato club? La ragione sarebbe forse da ricercare in una buonuscita particolarmente esosa? Non ci credo. Significherebbe allora che l’amore – tanto decantato – di Berlusconi per il Milan ha un prezzo. Ed è il prezzo della buonuscita di Galliani. Significa che Berlusconi ama il Milan, ma non lo ama più di 30, 45, 60, 100 milioni di euro. Il problema è questo : chi difende Berlusconi, propugna a rigor di logica una difesa debole. Troppo debole per poter essere sostenuta. Troppo debole per poter essere portata avanti.

Oppure dobbiamo credere alla seconda ipotesi. Dobbiamo credere che Berlusconi non può liberarsi di Galliani perché quest’ultimo è più potente e lo tiene sotto scacco. Dopo quarant’anni non ci siamo ancora resi conto che Galliani è più potente di Berlusconi. Dopo quarant’anni non ci siamo ancora resi che l’imprenditore più famoso d’Italia, proprietario di una rete televisiva, di una banca, di una squadra di calcio, fondatore di una città, fondatore di un partito, quattro volte presidente del Consiglio, capo di un giornale, uno che può vantare tra i suoi amici Licio Gelli, Putin, Bush e mettiamoci pure un eroico stalliere, abbia paura di Galliani e del potere occulto che questo esercita. Ma allora scusatemi, rebus sic stantibus, facciamolo Presidente della Repubblica questo Adriano Galliani.

Hip hip, urrà. Hip hip, urrà.

Per quanto io sia convinto – senza scomodare Aristotele – che tutto sia politica (e che le relazioni tra gli uomini sono anzitutto relazioni politiche) cerco, con uno sforzo davvero sovraumano, di lasciare fuori la politica in senso stretto dalla questione. Giudico, e di conseguenza accuso, Berlusconi, non in quanto Berlusconi, ma in quanto – e solo in quanto – Presidente del Milan. Il Milan è stato il giocattolo, il trastullo di un uomo (molto) potente, per tanto tempo. Un giocattolo che adesso non serve più e in cui pertanto non vale più la pena di investire. E la logica sentimentale (la logica per cui è impossibile che Berlusconi “voglia il male del Milan, perché lo ama”) è una logica insostenibile. Se così fosse, per ogni uomo che uccide una donna, basterebbe dire “Ma lui la amava”. E avremmo un mondo pieno di assassini innocenti.

Hip hip, urrà. Hip hip, urrà. Urrà, urrà, urrà.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?