“E sembra impossibile che segua ancora te, il Milan è una malattia che non va più via.. Più via.. Vorrei andar via, vorrei andar via di qua, ma non resisto lontano da te!”
Adoro questo coro (come tanti altri ovviamente) e volevo iniziare un mini articolo proprio con la frase ‘non resisto lontano da te’.

In qualunque anno, in qualunque situazione, in qualunque momento è un orgoglio vestire (in senso figurato si intende), tifare, onorare e portare in alto quello stemma che tanto ci ha fatto gioire e che tanto ci sta facendo incazzare.
E’ un orgoglio poter rispondere “Amo il Milan” alla domanda “Ma la tua squadra del cuore qual è?”.
E’ un orgoglio avere come bandiere storiche Maldini e Baresi (tra le tante) e come idolo Ambrosini, ultimo vero Casciavit della storia rossonera.
E’ un orgoglio aver vissuto, seppure per poco, la grande Fossa dei Leoni.
Ed è un orgoglio, ancora oggi, mettere piede in quello stadio che tanta fortuna ci ha portato e tanti trofei ci ha visto portare o alzare.

Perché dico questo?
L’ultimo editoriale di Luca Serafini, di ieri sera, mi ha fatto riflettere di quanto sia importante il tifo continuativo, di quanto siano importanti quei pochi, veri, tifosi presenti allo stadio in Milan-Napoli, di quanto siano tanti, invece, quelli che appena si vince (qualunque partita sia, dal Parma al Napoli) salgono sul carro scrivendo di esserci sempre stati.
E lo dico con un rammarico grandissimo, perché stimo Luca e lo ritengo una persona intelligente e capace nel suo lavoro, ma da quando hanno trattato a pesci in faccia Ambrosini, non è più difendibile.
L’ho detto sopra, Ambrosini è il mio Idolo, con la ‘i’ maiuscola, per cui, capisco benissimo cosa provi Luca, cosa rinfacci alla società e tutto il resto.
Questo però non da diritto a nulla, non da diritto a non tifare, non dà diritto a sparare a zero ogni volta per poi dire ‘Ah no, ma io intendevo così e credo in Inzaghi e nella squadra”.
Non è così che si tifa.
A prescindere.
Ed è per questo, che, con grande rammarico, devo prendere le distanze da Luca e dai tifosi (anche meno conosciuti) come lui che prima dicono che “Inzaghi andrà allo sbaraglio e non è pronto”, poi appena si vince (2-0, ripeto, 2-0) con una Big, uno scontro diretto (il secondo in mezzo anno) per il terzo posto, si rimangiano tutto dicendo che “A Milanello si vedono i valori che sta portando e il lavoro che sta facendo sta dando i suoi frutti”.
Mi dispiace, non ci sto.

Quando Ambrosini venne cacciato da una nave, con un messaggio, piansi per una settimana.
Andavo al lavoro con gli occhi lucidi e tornavo a casa con le lacrime che scendevano.
Dormivo con la sua maglia (rossonera!) numero 23 sotto il cuscino e continuavo a non capire il perché di quella scelta, il perché non potesse finire con la sua carriera, il perché lui non poteva avere quel diritto dopo tutto quello che ha fatto.
Lui, il capitano.
E sapevo che non aveva molti anni di carriera davanti, pensavo due, ne avuto solo uno poi si è ritirato.
Mentre noi, proprio nel suo ultimo anno di attività, abbiamo fatto schifo (ed è un complimento).
Mi continuavo a dire ”perché non l’hanno tenuto? Se siamo terzi è anche grazie al duro e grande lavoro che lui fece in spogliatoio”.
Eppure se ne andò.
Sperai che qualcuno ci ripensasse, che chiedesse scusa, che dimostrasse qualche tipo di affetto e mi ritrovai a seguire la conferenza stampa di Ambrosini in un seminterrato con il solo Nocerino a supporto.
E piansi per un’altra settimana.
Io, che una settimana prima lo avevo visto al mare cercandolo in tutto Pesaro per poter aver l’onore di fare una foto con lui.
Non gli dissi nulla dall’emozione ed ho ancora oggi il rimpianto di non avergli detto ‘Arrivederci Capitano’.
Quindi so cosa prova Luca, che è un suo amico praticamente da sempre.
Lo so, lo provo e lo condivido.
Questo però non dà il diritto di sparare su qualsiasi cosa capiti a tiro giusto per il gusto di scrivere un articolo.
Non dà il diritto di sparare a zero su ogni cosa che la società fa (dal mercato alla gestione) solo perché Massimo fu trattato di merda.
Non dà il diritto di non tifare più come prima, solo perché il nostro idolo è stato cacciato a calci in culo fuori dalla porta principale e senza nemmeno un ‘Grazie’.

Troppo facile salire a posteriori sul carro.
E’ meno facile, invece, sudare ogni partita, soffrire e piangere dopo una sconfitta penosa contro il Palermo e abbonarsi nonostante la Champions mancata e l’ottavo posto.
E’ meno facile dire ‘Forza Milan’ quando le cose vanno male, quando non si investe più come prima e in campo ci sono sempre meno campioni.
E’ meno facile difendere a prescindere dai risultati, una bandiera come Pippo Inzaghi che ha accettato di allenare (rischiando la carriera in caso di fallimento) la sua squadra del cuore per pochi spiccioli, quella per cui ha sempre dato il 300% di se stesso e quella per cui continua a farsi in 4 pur di rialzare a dovere.
E non parlo solo di Luca, anzi, di tutti i tifosi che dopo Napoli hanno alzato le bandiere rossonere che avevano nascosto e sotterrato con cura in cantina dopo Palermo.
Quelli che, dopo l’ennesimo pareggio, hanno detto che eravamo ‘una squadra di merda, che non merita il terzo posto’ e che ora invece si esaltano dicendo ‘siamo forti, vedi?’.
Quelli che, non appena arrivò Diego Lopez o Menez, fecero immagini con scritto #weareparametrozero ed adesso hanno le loro magliette appese in camera e gli dedicano immagini di copertina, video e articoli.
O quelli che continuano con la storia del “Bonaventura è arrivato per fortuna e non per programmazione” e si godono le sue prestazioni e i suoi gol o assist.
Stessa programmazione quella della loro amata Roma con Garcia, che arrivò per fortuna dopo il ‘no’ di Allegri.
Ma da loro è programmazione, da noi fortuna.

Come ho sempre sostenuto, prima il campo, poi le parole.
Prima i risultati, poi gli insulti.
Prima mesi di lavoro e fatiche, poi i commenti.
E dal mio profondo cuore, urlo #ForzaMilan e #ForzaPippo, perché ci aspetta domani una partita importante e, a differenza di quei pidocchi che dicono di scansarci per non fare un favore alla Juve, io ci credo e vi tiferò dallo schermo del mio computer.
Il resto lo lasciamo a quelli là, nati dopo, nati tardi, nati male.

Posted by MargheritAxen

4 Comments

  1. Polemizzare sulla maturità e sulla scarsa memoria di alcuni tifosi è semplice ma è un argomento che non mi coinvolge più di tanto. I tifosi sono volubili e talvolta, rileggendomi, mi rendo conto di esserlo anch’io. Talvolta amareggiati oltremisura da deludenti prestazioni della squadra, l’anno scorso con Allegri è capitato spesse volte, si arriva persino a dare le dimissioni da tifoso del Milan. Basta mi occupo di altri sport perché questo calcio non mi piace più. Poi ti assalgono i ricordi e nell’immediatezza della partita l’adrenalina sale all’infinito e non si può resistere neppure un istante senza guardare la partita della squadra amata. Quello che invece mi piace del tuo scritto è l’esaltazione dell’ex capitano Massimo Ambrosini. Io lo vedevo comandare un Vascello e lui il comandante dei ‘Pirati del Conero’ brandiva un cartello strappato o trovato per caso ricacciando al mittente le insolenze di alcuni che sbraitavano sull’importanza di una vittoria dello scudetto piuttosto che di una vittoria della Champions League. Ora più nessuno osa paragonare una vittoria del titolo italiano con quella del titolo europeo. Massimo con la fascia che gli cingeva la fronte e sul quel carro che sembrava una nave al largo del suo Conero. L’ho immortalato nei ricordi più belli tra i tanti che ho dei giocatori del Milan. Massimo è lì sul quel carro ed i suoi biondi capelli svolazzano al vento quasi a liberarsi delle stupidaggini sull’importanza di quanto conquistato meritatamente sul campo. Massimo per me è quello li…è andato via dal Milan? Non me ne sono neppure accorto. Una ‘fede’ non si disperde perché, per svariati ed imponderabili motivi, si cambia maglia. La fede di un vero milanista non è barattabile con niente e con nessuno!

  2. Sei veramente più insopportabile di un dito nel culo … ma chi ti si piglia, rimarrai zitella a vita.

  3. Pensa se ti fai scopare da ti fidanzi con Diavolino, che roba agghiacciante che viene fuori…

    Diavolino, dai retta a me, non farlo. Piuttosto mettiti con Giangi Cerecapra. A proposito, dov’è quel merda? Lo voglio qui, ora, per spegnerlo come ai bei tempi.

  4. No vabbe, non so se sei fidanzata e con chi, però, che palle!

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