Con il derby, finalmente, Filippo Inzaghi potrebbe per la prima volta dar vita al modulo che a mio parere è il più adatto a questa squadra per come è strutturata: il 4-2-3-1. Non è una novità in stagione: il modulo fu utilizzato già per le partite contro il Cesena ed il Chievo – la seconda vinta, la prima terminata con un pari ampiamente immeritato per il gioco espresso dai rossoneri nel primo tempo. Il 4-2-3-1 è stato anche il modulo utilizzato da Clarence Seedorf fino allo scorso derby quando passò al rombo (si disse che quello fu il suo modulo e lo schierò ormai esonerato, stanco di dover giocare col modulo presidenziale), con rischi e scivoloni iniziali compresi ma con una buonissima seconda parte di stagione.

Il 4-2-3-1 non è solo il modulo più adatto a questa rosa ma è anche e soprattutto il modulo più adatto per giocare al calcio. Si gioca con 4 uomini offensivi ma, differentemente dal 4-2-1-3 di Leonardiana memoria, il centrocampo viene rinforzato nella fase di uscita della palla. Viene quindi risolto il problema del Milan nei primi 30 metri di campo in fase di possesso e allora De Jong, sì, può giocare davanti alla difesa a condizione che venga affiancato da un centrocampista dai piedi buoni, come può essere Van Ginkel ora o Montolivo tra un mesetto – imprescindibile, comunque, la presenza del secondo nell’11 titolare.

In attacco con questo modulo è possibile giocare sia con che senza il falso nueve – ma la migliore opzione resta sicuramente quella di un nove di movimento come Fernando Torres. E’ un modulo che valorizza gli esterni in maniera direttamente proporzionale ai loro movimenti offensivi in quanto il loro compito è anche e soprattutto togliere riferimento dal fronte offensivo. Sì Bonaventura, Menez ed El Sharaawy – mentre Honda potrebbe e dovrebbe essere schierato dietro le punte, in un ruolo a lui più congeniale. Non cambia ovviamente niente dietro se non che, con due uomini davanti, la difesa dovrebbe essere esposta a minori rischi con conseguente risparmio di energie da parte dei centrali.

Il 4-2-3-1 implica, però, prima di tutto una nuova concezione di gioco rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere finora – implica, in particolare, l’abbandono delle ripartenze e della fase prevalentemente difensiva che tale modulo penalizza per uno spiccato possesso palla ed una costruzione di gioco che è in parte ciò che è avvenuto a Genova, contro la Sampdoria, dopo aver subito il gol del 2-1. A differenza dello scorso anno disponiamo in rosa di un gran numero di giocatori tecnici per fare ciò – basti pensare che in un eventuale modulo l’unico giocatore muscolare nei cinque di centrocampo rimarrebbe Nigel De Jong a fronte di Van Ginkel/Montolivo, Bonaventura, Honda, El Sharaawy, Menez e all’occorrenza anche Andrea Poli. Il sacrificato sarebbe Muntari che potrebbe comunque affiancare De Jong, avendo piedi migliori dell’olandese in fase di possesso o diventare quel sostituto che l’olandese oggi non ha.

L’unica controindicazione, è, come già accennato, la mole di gioco creata: se si gioca con il 4-2-3-1 non si può giocare a difendersi e ripartire. E per fare questo ci vogliono soprattutto quelle energie che con Chievo e Cesena sono durate un tempo su due. Ciononostante resto favorevole a tale rinnovamento e a tale scelta di gioco – a condizione che non sia un esperimento ma un modulo da adottare da qua in poi che non duri solamente due partite come già successo in stagione. Possiamo fare male con questo modulo se c’è la necessaria forza e convinzione nell’applicarlo in giocatori e tifosi a sostegno. A partire dal derby di domenica prossima, dove dopo l’esonero di Mazzarri temo uno stadio più nerazzurro che rossonero (come è già capitato con la Juve) nonostante si giochi in casa.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.