Ammetto che non poter seguire il Milan in Europa nel mezzo della settimana è una cosa che mi affligge dentro; l’Europa è un concetto radicato dentro ogni rossonero e vedere due squadre come Juventus FC e Roma diventare la rappresentanza del calcio italiano in Europa è rappresentabile in disegno con qualcosa di molto simile all’astrattismo di sua maestà Vasilij Kandinskij.
La Juventus perde in Grecia per colpa di uno scarto del Palermo, la Roma si fa infilare dal Bayern una volta per ogni colle o re; soffermarsi invece su Inter e Napoli che rimediano figuracce contro rappresentative come i Giovani Ragazzi di Berna è talmente triste che lo evitiamo.

La pochezza dimostrata dal calcio italiano in Europa in questi tre giorni non toglie assolutamente il fatto che l’anno scorso tutte le compagini abbiano meritato più di noi l’ingresso in Champions League.
La programmazione della Roma l’anno scorso è stata ottima e i meriti di Garcia&friends solamente dei folli non li riconoscerebbero, così come la supremazia bianconera e il pur buon cammino del Napoli.
Questi meriti però non mi tolgono dalla testa il fatto che il nostro scatafasciato Milan certe figuracce come dei 7 a 1 non li avrebbe mai e poi mai rimediati.
Ok La Coruna, ok lo schifo fatto di recente, ma 7 a 1 no. Mai. Non fa parte di noi. Della nostra storia, ma neanche del nostro presente, mi ci gioco la mano con cui scrivo.

Un Milan senza Champions è come un Allegri senza difesa a 4, impossibile da concepire.
Da milanista purtroppo l’obiettivo del terzo posto è di per sè mortificante, soprattutto se conquistato con largo gap dalle prime due, ma mai come quest’anno mi rendo conto di come tante realtà super pompate dalla stampa siano dei castelli di sabbia più o meno fragili, mentre noi ci vediamo spazzate via le poche solidità finora conquistate per mezzo di omuncoli del giornalismo.
Il magico Napoli di Benitez ha meno certezze di un astemio al Vinitaly, eppure di volta in volta il pronto soccorso mediatico è pronto a intervenire in suo favore. Per non parlare dei cugini nati male, che versano in un momento che definire caotico è un insulto agli eufemismi. In mano a un indonesiano che di calcio ne capisce meno di una piastrella da bagno e con un allenatore che più “talebano del modulo” non si può. Gli hashtag #mazzarrivattene sono in trend topic ogni due per tre, eppure per la stampa è più comodo fare il processo a El Shaarawy sostituito a 34 decimi di secondo dalla fine piuttosto che su un’intera tifoseria spazientita nei confronti di una società e un allenatore.
E il complottismo a me non piace. Non mi sento perseguitato, cerco di non credere nella malafede degli arbitri, non penso che a molti venga in tasca qualcosa nello sparlare di Milan. Semplicemente osservo, e mi rendo conto che spendere parole di elogio nei nostri confronti sia di grande peso per molti.

Chiudo con una postilla.
Ho parlato di castelli di sabbia e di Milan che mai avrebbero perso 7 a 1. Attenzione. Con questo io non voglio far intendere cose come “ci fossimo stati noi in Champions..” o “Roma e Juve son veramente meglio di noi?”. Assolutamente no. Io credo che noi per tornare in Champions dovremo lavorare e molto, così come ritengo le squadre che ci stanno davanti superiori (fatta eccezione momentanea per la grande Samp) e costruite con grandissima capacità.
Dico solamente di non guardare troppo l’erba del vicino e non pensare che gli altri siano sublimi e noi uno schifo. Perchè così non è. Soprattutto noi milanisti, sosteniamoci a vicenda e tifiamo o critichiamo senza fare guerriglie patetiche, perchè quest’anno l’occasione di riconquistare la musichetta del mercoledì è viva. E io, e voi, ce la vogliamo riprendere.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)