Quello che segue è un dato autobiografico assolutamente irrilevante : nell’ atto di godermi un meraviglioso quanto suggestivo tramonto estivo, mi trovavo felicemente disteso sulla spiaggia di Punta Secca (il borgo marinaro reso celebre dalla trasposizione televisiva dei romanzi di Camilleri sul personaggio del Commissario Montalbano ), quando sono stato ‘travolto’ dalla notizia dell’imminente cessione di Balotelli al Liverpool. Quello che segue è un dato autobiografico un po’ meno irrilevante: dopo aver appreso la notizia, mi sono premurato di cogliere virtualmente il popolar pensiero dei tifosi Rossoneri. Poco sorprendentemente, molti gioivano laddove io in qualche modo – e molto figurativamente – ne soffrivo. Pensavo che a celebrare una notizia del genere, dopo le disgrazie dell’anno precedente, si dovesse essere proprio degli stolti.

Devo confessare di aver quasi sempre perdonato ogni cosa a Mario Balotelli, dal momento in cui questo ha deciso di vestire la maglia del Milan. Nei confronti del mio pressoché coetaneo e conterraneo ho mostrato una pazienza che probabilmente sembrerebbe ingiustificata e del tutto gratuita anche agli occhi di un padre amoroso avvezzo a perdonare le malefatte del figlio più discolo. Ho perdonato , dall’alto del mio insignificante ruolo di tifoso, prestazioni insufficienti, prestazioni svogliate, prestazioni insufficientemente svogliate. Ho ignorato dichiarazioni pericolose e ambigue, nette e ricorrenti cadute di stile, scenate deplorevoli e un po’ penose, bambinate incommentabili. Devo financo confessare di aver difeso Balotelli durante e dopo il devastante mondiale brasiliano.

E il motivo è semplice: nonostante tutto, e mai come in questo caso si deve linguisticamente enfatizzare la valenza del termine ‘nonostante’, lo ritengo uno dei pochi giocatori di vero talento nel panorama nazionale. Troppo spesso immolato sull’altare della critica per voler di tifosi – amici e nemici – emotivamente trasportati dalla simpatia e soprattutto dall’antipatia che suscita il personaggio, più che il giocatore, e troppo spesso retoricamente adoperato come termine di paragone per indicare ciò che è marcio da parte di giornalisti inebriati dalla propria professione (invito coloro che non sanno, o che verosimilmente fingono di non sapere di cosa stia parlando, a recuperare gli editoriali pubblicati da Massimo Gramellini su La Stampa, nel periodo del mondiale brasiliano).  Ma è labile , molto labile, il confine tra un giovane che si espone un po’ ingenuamente e un po’ arrogantemente ed una società malata che cerca ossessivamente la notizia per parlare, per criticare, per giudicare.

Queste mie picciole considerazioni attorno al giocatore Balotelli, mi sono riapparse improvvisamente  attuali durante la partita vinta dal Milan contro il Chievo. La sensazione – che mi porto dietro da un paio di partite, e che penso si sia adesso verificata nelle circostanza fattuali – è che il Milan abbia guadagnato qualcosa, laddove invece credevo avesse commesso un errore nefasto. Il guadagno di cui parlo non è quello pragmaticamente economico (da questo punto di vista , anzi, non ci resta che maledire un mondiale sciagurato). Le prestazioni dei Rossoneri fanno trapelare una sensazione (mi perdonerete se abuso dell’espressione ‘sensazione’, quasi fossi uno dei tanti odiati poeti del Romanticismo ottocentesco, ma dopo un paio di partite, a differenza di molti, preferisco parlare di ‘sensazioni’ piuttosto che di verità assolute, gettandomi in giudizi esaltanti o devastanti) : la sensazione che i giocatori in campo stiano dando vita ad una specie di cooperativa calcistica, in cui il tutto è più importante del particolare, in cui la squadra conta più del singolo giocatore, in cui l’impegno comune ha definitivamente soppiantato l’altalena umorale del centro di gravità permanente balotelliano.

L’aver finalmente scoperto Honda, l’aver rinvigorito Menez, l’aver dovuto sconfessare anni di critiche e insulti nei confronti di Abate, sono i segnali più evidenti di un gruppo che lavora sulle proprie debolezze. Pur trattandosi di una squadra costruita su presupposti differenti rispetto a quelli di un passato neanche troppo lontano e fin troppo glorioso, si faccia attenzione a ponderare il valore dei singoli. Pertanto, i giocatori acquistati a parametro zero non necessariamente rappresentano dei ripieghi. Pertanto, i giocatori che nella passata gestione hanno deluso, non per forza devono continuare a deludere. Pertanto, i giocatori che vengono incensati dalla critica di regime non necessariamente sono meno utili alla causa milanista.

Concedetemi di affermare che calciatori come Diego Lopez, Alex, Menez e Torres rappresentano quasi un lusso per un campionato sbiadito come il nostro.  Non è la qualità dei singoli che manca. Manca semmai la convinzione negli stessi. E credo che ,giorno dopo giorno, mister Inzaghi e i suoi ragazzi stiano lavorando proprio su questo. Tutti insieme. ( D’altronde, come potrebbe essere altrimenti ? La storia dell’ uomo e del giocatore è in questo caso assolutamente emblematica : nel concedere classe ed eleganza, la Natura è stata parca con Pippo. Eppure nella bacheca di questo giocatore figurano trofei invidiabili, tra cui due Champions League e il cuore dei tifosi Rossoneri, trofei conquistati con quell’ entusiasmo, quella passione e quella abnegazione che oggi chiediamo alla squadra che sosteniamo).

Sinceramente, con Balotelli in campo, avevo dimenticato che si poteva anche giocare di squadra. E con una squadra.

Quella che avete appena letto è un’ autocritica, ossia un procedimento intellettuale con cui si sconfessa una verità parziale o totale assunta in passato. Un procedimento intellettuale sconosciuto ai più, che oggi farebbero meglio a tacere, piuttosto che rimanere arroccati in posizioni critiche ed ostili assolutamente gratuite ed ingiustificate.

Ps. Federico Buffa, il giornalista che di professione fa il cantore di storie ed emozioni, un po’ di tempo fa raccontò un aneddoto riguardante El Shaarawy e un preoccupante parallelismo con Pato. Riguardandolo e riascoltandolo, speranza e disperazione si confondono.

Marco Pasquale Marchese

Twitter : @Pasquale­_Mar

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?