Il Nordsjaelland per la Juve era veramente poca cosa – questo è assodato. E allora, ecco, il tema del giorno: non si è parlato della partita ma della reazione di Antonio Conte alle urla di due giornalisti nella sala stampa dello Juventus Stadium al gol del 3-2 del Chelsea che rimanda la squadra di Venaria Reale al terzo posto del girone. Giornalisti identificati nelle persone di Gianluca Oddenino (La Stampa) e Francesco Bramardo (Gazzetta dello Sport) regolarmente presenti allo Juventus Stadium di Torino a prestare servizio per le loro testate giornalistiche. Va detto, nostro malgrado, che il comportamento dei due giornalisti è in palese violazione con quello che dovrebbe essere il decalogo del giornalista sportivo che dovrebbe autodisciplinarsi nel momento in cui è partecipe di un evento che dovrebbe seguire in maniera super partes. Attenzione, però, questo non vale solamente per i due sopracitati ma anche nell’altro senso: no quindi anche ai Chirico, agli Zuliani, ai Vaciago e ai Pavan con le telecronache faziose direttamente dalla tribuna stampa del supermercato di Torino e gli articoli palesemente di parte sui quotidiani del giorno dopo – errore quindi far passare la situazione dei due come una cosa anormale quando abitualmente in ogni stadio delle big c’è un manipolo di giornalisti presente oltre che per fare il proprio lavoro per seguire “gratis et amore” le partite della propria squadra del cuore.

Tutto questo si riassume in tre semplici parole: libertà di informazione. Libertà che consente che a seguire un evento sportivo vadano sia gli Zuliani che gli Oddenino e che lo raccontino in due maniere completamente diverse: in quale delle due vi sarà più probabilità di trovare traccia di imparzialità? Certamente non nella prima. E’ grave quindi che da parte dei tifosi juventini venga richiesto che la società neghi loro l’accredito in tribuna stampa. E’ grave perché non solo è impraticabile (l’accredito è un diritto della testata giornalistica) ma è anche lesivo del diritto di informazione. Pensate a quello che i tifosi juventini vorrebbero vedere: una tribuna stampa di soli ruffiani, servi e leccaculo dei colori bianconeri, quelli per cui gli scudetti sono 30, tanto per intenderci: pensate veramente che sarebbe informazione una cosa del genere?

La Juventus ha già dimostrato in passato insofferenza a chi non si è allineato al regime mediatico imposto dalla famiglia Agnelli: è per questo che ad esempio, dopo la gara col Catania, su Sky si è provato a minimizzare l’episodio – è per questo che Caressa ha fatto una telecronaca, sabato sera, con la sciarpa bianconera al collo, ad esempio: pura e semplice prostituzione dell’apparato informativo al maggior numero di telespettatori: non viene raccontato quello che si vede ma quello che si vuole che la maggior parte della gente a casa veda. E’ così, ad esempio, che dopo il 3-0 Compagnoni si lancia in un “temo che la sconfitta con l’Inter abbia peggiorato la situazione, la Juve è più forte di prima frase che è visibilmente falsa data la caratura non probante del test di ieri ma frase che vuole essere sentita dalla maggioranza Juventina che guardava la partita.

Stiamo assistendo ormai, quindi, ad una informazione sempre più drogata che consente sempre più a chi ha paura del confronto con la realtà di rifugiarsi in un mondo finto e creato ad-hoc per la propria squadra del cuore da una parte mentre, dall’altra, assistiamo all’emarginazione progressiva dei giornalisti migliori – quelli che non cedendo a pressioni raccontano la cronaca e non film di fantascienza. Prendiamo i tre cronisti migliori del panorama Sky: Massimo Marianella, Pietro Nicolodi e Federico Zancan ovvero telecronisti non urlatori alla Caressa, oggettivi e competenti. Il primo è stato rimosso dalla serie A ai tempi di Tele+ e dirottato sulla premier League, il secondo non ci è mai approdato, relegato alla Bundesliga mentre il terzo lo si trova raramente impegnato in gare delle big: l’unico di queste che commenta squadre italiane è il primo e lo fa unicamente nelle gare di coppa dei campioni – non a caso l’unico che non si presta alla vergognosa manfrina di Sky di trasformare in ultras del tricolore i cronisti ogni volta che gioca un’italiana. Senza scomodare Federico Buffa, emarginato dopo una puntata di Sky Calcio Show, reo di aver posto domande troppo scomode agli allenatori, violando quel gentlemen agreement tra giornalisti e calciatori.

Tornando agli episodi di ieri sera è evidente come la società Juventus abbia ancora una volta confuso il dominio sportivo con la facoltà di imporre che venga scritto unicamente ciò che a loro piace. Sarà, forse, la confusione che porta avere uno stadio di proprietà (che, a proposito, nonostante quanto fatto scrivere, non è il primo in Italia) e il confondere la proprietà con il diritto di far comportare tutti coloro che vi entrano secondo le regole del proprietario. Prima di ogni regolamento interno, infatti, sono in vigore le leggi dello stato italiano di cui volente o nolente la Juventus fa parte, leggi che stabiliscono diritti e doveri di ogni cittadino che nessun regolamento stabilito da terzi può mettere in discussione – e tra questi c’è il diritto all’informazione che obbliga le società a concedere accrediti in tribuna stampa alle testate fino all’esaurimento dei posti disponibili. Ogni giornalista ha il diritto di essere accreditato per la testata per la quale lavora. Se un giornalista venisse colpito da Daspo, addirittura, tale Daspo può essere annullato perché lesivo del diritto al lavoro.

E’ quindi grave, anzi gravissimo che la Juventus non si sia ancora scusata pubblicamente per il comportamento del proprio allenatore (che, tra parentesi, non doveva nemmeno essere lì) e che, anzi, si pensi addirittura al solo accredito di giornalisti amici per le gare interne dei vincitori della serie B 2006/07. Sarebbe l’ennesimo sfregio di un edificio che sta ormai mira all’indipendenza fuori dalle regole della giustizia sportiva (con tanto di 30 all’ingresso – perché la federazione non è intervenuta?), dove la società che lo gestisce si è più volte permessa arbitrariamente di rifiutare coreografie regolarmente approvate dei tifosi avversari oltre a fornirne altrettante ai propri ancora una volta sfregianti delle sentenze che furono.

La società Juventus metta quindi in chiaro la sua linea: onestà e trasparenza o falsità e intolleranza. Se, come sembra, ha preso la via della seconda si assuma le responsabilità del clima di odio che stanno continuando a fomentare tra la loro tifoseria e tutte le altre. Un clima a tratti insostenibile per via del fatto che chi non la pensa come il manovratore viene pubblicamente indicato, messo all’angolo e preso di mira. Un clima che può essere risolto solamente da un saldo dietrofront di Andrea Agnelli su quelli che sono stati i suoi principi fino ad oggi prima che questi sfocino in episodi di violenza della tifoseria bianconera o di una rivale e che ci scappi il morto. Morto che il presidente della Juventus avrebbe sulla coscienza, augurandoci, ovviamente, che ne abbia una.

UPDATE del 10/11/12. Abbiamo un’altra situazione simile che è accaduta a Grosseto in Serie B. Un giornalista è stato cacciato, con tanto di comunicato sul sito ufficiale della squadra, perché colpevole di avere scritto un articolo “sgradito” al Presidente del Grosseto. In suo soccorso è intervenuto l’ordine dei giornalisti. Vi consigliamo di leggere questo comunicato sulla vicenda.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.