La 6° giornata di Serie A è il primo crocevia della stagione in corso. E, come avviene sempre in questi casi, si trascinerà dietro code polemiche per tutto il campionato.

Si è partiti ieri pomeriggio con la sfida di Verona, risolta nel finale (1-0 per l’Hellas) dal greco Tachtsidis, lanciato proprio dall’allenatore avversario Zeman contro tutto e tutti nella stagione a Roma. Tante emozioni e palle gol da entrambe le parti, con due legni per i veneti e un Cagliari poco cinico sotto porta. Poi, in serata, il successo del Milan. Il primo contro una “piccola”, segno che la squadra è in grado di vincere anche contro difese ben schierate come quella del Chievo di Corini, squadra in grado di chiudere tutti gli spazi per più di un’ora. Verona e Milan salgono, con questi successi, a 11 punti, condividendo un quinto posto che però al Milan -quello delle prime due (tre) giornate- sta stretto.

Con tutta probabilità salterà l’ennesima panchina dell’era Zamparini a Palermo; il crollo di oggi, per 3-0 a Empoli contro un’altra neopromossa, non dev’essere piaciuto al vulcanico presidente del Palermo, squadra in cui bastano anche solo 20 giorni (vedi Mangia) per passare dalle stelle alle stalle. Nel pomeriggio, abbiamo assistito alla sconfitta di un sempre più inguaiato Parma -che fine avranno fatto gli auguri di “buona merenda” da parte della signora Cassano?– in casa con il Genoa, mentre la Lazio ha piegato di misura il Sassuolo per 3-2, la rivelazione Samp ha battuto l’Atalanta per 1-0 (orobici che per ora hanno deluso) e l’Udinese è stata fermata in casa dalla mina vagante Cesena, 1-1 che rallenta la marcia dei friulani.

In serata l’ennesimo crollo dell’Inter, stavolta un 3-0 a Firenze, segna forse un altro salto di panchina, quello di Walter Mazzarri. Il 2-1 del Napoli al Torino rilancia, per ora, le quotazioni della banda Benitez, ma le due gare delle 20.45 passano in secondo piano. Dalle 18 alle 19.50 è andato in scena l’ennesimo capitolo della farsa che inizia a ogni partita della Juve e dura 90 minuti (più recuperi). Nell’ordine: rigore del temporaneo 1-0 per un fallo di mano fuori area, rigore del 2-2 a tempo scaduto e molto dubbio (con fallo che inizia fuori area), gol del 3-2 con fuorigioco attivo di Vidal. Anzi, il cileno disturba il portiere avversario più di Rui Costa nella finale “tutta italiana” del 2003. Già ho letto un sacco di volte, in queste tre ore, il termine “rosicare” scritto da juventini estatici per l’ennesimo successo della loro squadra maturato in questo modo. Già, perché l’arbitro è la scusa del perdente (come con Nedved e Perugia?).

Accadde con Ceccarini nel ’98, accadde al Milan di Sacchi a Verona nel ’90, accadde nel 2005 sempre al Milan, nel 2012 con Muntari, e ora tocca alla Roma. E come ogni volta inizia la corsa a inventare l’errore arbitrale contrario e influente “allo stesso modo”, come il gol in bilico annullato a Matri nel 2012, un’ora il gol di Muntari (tutti sanno che con Muntari non ci sarebbe stato il successivo gol di Matri), oggi con 2 fantomatici rigori non dati, ai tempi del gol di Turone con il video “modificato ad arte dalla Rai romanista”. Morale della favola, la Juve è prima e mette un mattone importante per quello che potrebbe essere il quarto scudetto consecutivo.

I risultati: Verona-Cagliari 1-0, Milan-Chievo 2-0 (giocate sabato); Empoli-Palermo 3-0 (alle 12.30), Genoa-Parma 1-2, Lazio-Sassuolo 3-2, Sampdoria-Atalanta 1-0, Udinese-Cesena 1-1; Juventus-Roma 3-2 (alle 18.00), Fiorentina-Inter 3-0, Napoli-Torino 2-1 (alle 20.45).

Classifica: Juventus 18, Roma 15, Sampdoria 14, Udinese 13, Milan e Verona 11, Napoli 10, Lazio e Fiorentina 9, Inter e Genoa 8, Empoli e Cesena 6, Torino 5, Cagliari, Chievo e Atalanta 4, Parma, Palermo e Sassuolo 3.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014