Si fa un gran parlare di “linea verde”, specie dopo la rivoluzione di maggio che in un colpo solo ha cambiato faccia al Milan: fuori Nesta, Van Bommel, Seedorf, Zambrotta, Gattuso e Inzaghi, dentro Acerbi, Constant, Traorè, Bojan e Niang, spesa totale (per ora, visto il possibile e costoso riscatto del catalano) 4,2 milioni, tralasciando il resto del mercato. Ma, se è vero che molte squadre e lo stesso Milan, in passato, hanno tirato fuori i migliori campioni dal vivaio, forse c’è qualcosa che non va in tutto il calcio, non solo da noi.

Mi spiego: questo tipo di ragionamento (compro calciatori già formati, per non “bruciare” il giovane) è comune a tutte le grandi squadre, in Italia e nel mondo, dato che la Masia del Barcellona ha sfornato sì grandi campioni come i vari Xavi, Iniesta, Messi, Puyol etc, ma è altrettanto innegabile che ogni anno prima Laporta e poi Rosell, per tacere del Barcellona anni ’80-’90, intervenivano ogni anno a suon di soldoni (i 40 milioni per avere Fabregas in panchina dopo averlo lasciato andare all’Arsenal). L’Italia, poi, è il Paese della gerontocrazia o governo degli anziani, oltre a quello dove la ricerca del risultato fine a se stesso è più presente. Per cui ci sono vagonate di giovani “scuola Milan/Inter/Juve/Roma” dipinti come i nuovi Baresi, Pirlo o Del Piero e finiti a giocare in squadre di Lega Pro se non più giù. E il Milan ne ha prodotti una vagonata.

Ogni anno c’era qualcuno che esordiva, magari in Coppa Italia, e poi cominciava inesorabilmente per lui il valzer dei prestiti. Il duo Zigoni-Beretta, acquistati nel 2009, con Zigoni spedito in C all’Avellino e Beretta sparito, i portieri delle giovanili a cui per il posto di terzo è stato preferito un brasiliano, Gabriel, che tra l’altro toglie un posto di extracomunitario (un caso?), più Merkel, sballottato tra Milan e Genoa come pedina di scambio e ora lasciato andare. Il centrale dell’Under Romagnoli, spedito in una squadra, il Pescara, dal destino probabilmente segnato -con annessi risvolti psicologici, il modo infallibile per “bruciare” un giovane, molto meglio di un errore in partita- per far posto a gente come Zapata, appena retrocesso dalla Liga. Oltre ovviamente alla spesa, secondo me esagerata anche considerando il talento del giocatore, di 7 milioni per acquistare metà cartellino di El Shaarawy, all’epoca 19enne e reduce da una stagione in B con il Padova, pur avendo già Pato, Robinho, Cassano come seconde punte e avendo “in casa” Verdi e Oduamadi nello stesso ruolo di punta esterna.

Il caso più scandaloso comunque è lo sballottamento di Abate durato 5 anni in 5 squadre diverse, mentre il Milan comprava Oddo e Grimi, come anche al giorno d’oggi si preferisce gente come Mesbah o Taiwo a Vilà (provate a farlo entrare ogni tanto) o De Sciglio. Potrei andare ancora avanti, ma l’elenco sarebbe troppo lungo. Si sono fatti troppi errori negli anni, e ora che ci dicono che non ci sono soldi per le campagne acquisti, cerchiamo almeno di valorizzare quello che abbiamo già a disposizione.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014