La verità è che Ibra è stato questo: una parentesi, solo questo. Ora che è stato ceduto si torna al punto di partenza – vi ricordate?

Si era nell’estate 2010, il Milan è reduce da un campionato scialbo ed è pieno zeppo di vecchie glorie, molto vecchie in verità e poco glorie. Non sto qui, per brevità a fare tutto l’elenco. L’Inter ha appena vinto il triplete, Mourinho è il nuovo allenatore del Real Madrid.
Il predestinato al Milan, dopo l’arrivo di Allegri e gli acquisti di Papastatopoulos, Amelia e Boateng (dopo l’ottima prova sudafricana col Ghana), pare essere il bosniaco Dzeko: fortissimo fisicamente, tecnicamente e molto giovane, nonché, pare, di fede rossonera. Molto più sotto si lavora, in silenzio, all’affare Ibrahimovic, ma molti bene informati sembrano crederci poco: il Milan si avvia verso annate all’insegna del risparmio ed il Barcellona non accetterebbe un affare che comporti una minusvalenza di questo genere, per l’acquisto più oneroso e desiderato del club blaugrana.

E voi per chi eravate? Io ero per Dzeko, non lo nascondo, e quando si vide che la trattativa per Ibra si stava imponendo, nascosi a malapena il mio risentimento. In Dzeko vedevo la possibilità di ricostruire, grazie ai giovani come lui, a patto di fare tabula rasa delle salme che affollavano lo spogliatoio, una squadra vincente per i prossimi 10 anni. Un interista mi disse: “Paragonare Ibra a Dzeko ? Non esiste. Ibra è il migliore al mondo. Forti come Ibra c’è solo Ibra. Dzeko non gli lega nemmeno le scarpe, né oggi né mai.

Iniziai a rifletterci su e, soprattutto respirando l’aria che si respirava dopo la presentazione di Ibra nell’intervallo della bellissima partita Milan-Lecce 4-0 iniziai a cambiare idea. Col suo sguardo torvo, cattivo e concentrato dominava psicologicamente gli avversari, ancor prima che fisicamente e tecnicamente. Era stato assunto con un solo compito: vincere lo scudetto ai danni dei suoi ex tifosi dell’Inter.

Assieme a lui arrivò Robinho, poi nella successiva sessione di mercato invernale anche Cassano, Van Bommel e l’UFO Didac Vilà, giocatori low cost, giocatori efficaci, giocatori della scuderia Raiola. Poi raggiunto l’obiettivo dello scudetto l’intera società si affloscia, a partire dai dirigenti che devono programmare gli investimenti. In estate va via solo Pirlo e arrivano pochi nomi buoni ed è quindi chiaro che la squadra non punta alla Champions ma a bissare il titolo nazionale.

Il Milan, Alllegri ed Ibra falliscono anche quest’obiettivo e allora si decide, anche con troppo ritardo di fare davvero un reset totale del club, davvero non più competitivo, salutano Inzaghi, Seedorf, Nesta, Van Bommel, Gattuso: benissimo dico io, benissimo! Tanto con Thiago Silva e Ibra siamo al sicuro: questi due campioni saranno le fondamenta del nuovo Milan, e con i loro numeri porranno rimedio agli errori di gioventù dei nuovi cui faranno da chioccia.

Niente di più sbagliato, Thiago Silva viene venduto al PSG: pazienza, ci rassegneremo, in fondo l’hanno pagato caro, un buon stopper (anche se non certo a quel livello) lo possiamo trovare, oltretutto questo brasiliano ha fatto un annata in calando e ha dimostrato una scarsa professionalità nella fase cruciale della stagione. Peccato, ma ci posso stare. Invece no. Thiago Silva era l’esca succulenta per appioppare all’acquirente anche Ibrahimovic. L’obiettivo è l’ingaggio faraonico dello svedese, che evidentemente era stato stipulato con il preciso obiettivo di tenerlo 12/24 mesi e poi venderlo facendoci risparmio e plusvalenza.

Noi, che irresponsabilmente abbiamo mantenuto e foraggiato una squadra di ottuagenari per anni, in barba ad ogni tipo di programmazione, regaliamo il capocannoniere della Serie A come gadget nell’affare Thiago Silva ? ALLUCINANTE. Ora ripartiamo da degli sbarbatelli che hanno tutto da dimostrare senza nessuno “zoccolo duro” che protegga, con le sue prestazioni (non con le chiacchiere come faceva Seedorf) il gruppo nei momenti difficili. Proprio quello che ha fatto Ibra nell’ultimo derby: segnando due reti mentre tutta la squadra era abbondantemente in ferie.

Ibra è stata una parentesi, una bella parentesi, con uno scopo ben preciso, raggiunto l’anno scorso e fallito quest’anno; adesso siamo con gli stessi problemi di due anni fa: pochi soldi a disposizione e una squadra interamente da rifondare. Chi sarà il nostro nuovo Ibra, chi ci sarà ad infondere voglia di vincere e desiderio di riscatto? Chi farà segnare un medianaccio come Nocerino fino a spingerlo quasi in doppia cifra? E, soprattutto, con quali soldi possiamo permetterci di rimpiazzare uno che ha segnato quest’anno 24 gol ?

Ma Ibra monopolizza il gioco, Ibra impoverisce il gioco offensivo delle squadre per cui gioca. Dunque adesso tutto il potenziale di uno stratega come Allegri potrà dispiegarsi liberamente, bomber come El Shaarawi o Robinho potranno finalmente esplodere e Pato guarirà da tutti i mali. Comunque sia, e di questo ne giosco, Ibra non sarà più l’alibi che copre l’inettitudine di questi personaggi che ho appena menzionato, ora non ci sono più scuse, o fate i numeri oppure andatevene pure voi, e alla svelta.

reostato

Posted by reostato

Editorialista e responsabile dei LIVE insieme ad Anonimoabusivo