Prima di riattaccare la spina e di ributtarci a capofitto nel calcio giocato, salutiamo definitivamente (sportivamente parlando) il primo partente di questa campagna acquisti invernale. Parliamo di Ronaldinho ovviamente. La notizia è certa da settimane, forse addirittura mesi, in cui il brasiliano è stato progressivamente accantonato ai margini di una squadra che, plasmata nel nome del  dinamismo da parte di Allegri, riconosceva Dinho come un corpo estraneo.
Col tempo, pure Berlusconi (suo più grande sponsor dal primo giorno) lo ha pian piano abbandonato, appoggiando in pieno la linea tracciata dall’allenatore. E così si è ritrovato sempre più solo, in panchina o a bordocampo, a guardare imbarazzato la squadra da fuori sperando di entrare, fosse anche per solo 5 minuti e a volte pure meno.

Alla fine è giusto così, c’è poco da reclamare. Ronaldinho a questo Milan non serve, questo è il verdetto del campo. Negli ultimi tempi era diventato (per davvero, stavolta) un giocatore da circo:  entrava in campo per ultimo nel riscaldamento per godersi gli applausi (sempre puntuali) di un San Siro che gli è stato accanto in ogni momento. Poi palleggi, colpi di tacco, dribbling da fermo, numeri da spiaggia e il celebre tiro sulla traversa, che chiudeva il suo show. Durante le partite, solo passeggiate, lo sguardo spento e i mezzi sorrisi. Un pesce fuor d’acqua, o fuor di mojito verrebbe da ironizzare facilmente. Per carità,  le ore piccole nei locali le ha sempre fatte, anche questo è Dinho. Forse però se vuoi riconquistarti il posto in squadra, dovresti dare dei segnali. Se lo vuoi davvero.

Addio ai De Assis

Dal 15 luglio 2008, giorno del suo arrivo a Milano non ho sperato nemmeno un secondo di rivedere quello di Barcellona. Mi sarebbe bastato vederlo motivato al punto giusto, bastava quello per renderlo decisivo. Ed è stato così il secondo anno, grazie a Leonardo e al sogno del mondiale, dopo un primo anno vissuto metà da protagonista (tanti gol, poco gioco) e metà in panchina a guardare Ancelotti passeggiargli davanti. Poi, il terzo. Storia recente, titolare fisso nei piani di agosto, poi un distaccamento progressivo da quello che  il gioco che Allegri impone. Si iniziano a contare le panchina consecutive, ma si perde il conto, Ronaldinho è out.

Brasil la la la la la la la laaaa

Dinho chiude con 95 presenze, 26 gol, tanti alti e bassi e zero trofei. Ora tornerà in Brasile, a nemmeno 30 anni. Secondo me è una clamorosa sconfitta per l’uomo, ma soprattutto per il calciatore. Mi dispiace ma non ce la faccio ad essere più buono…rimarrà una carriera chiusa (di fatto) a 26 anni e poi passata accontentandosi di qualche magìa estemporanea. Uno spreco terribile. Si è accontentarsi non è tipico dei grandissimi campioni. Ma l’ha voluto lui, evidentemente gli basta così.
Lascerà il grigiore della fredda Milano per ritrovare il colorato e movimentato Brasile, probabilmente finirà a Rio o Porto Alegre: bella vita e calcio come hobby.
Magari ogni tanto arriveranno video da olteoceano di lui particolarmente grasso che farà qualche prodezza, il che continuerà a far crescere la mia tristezza per un talento gettato letteralmente nel cesso troppo presto, quando ancora gli restavano come minimo 4 anni ad altissimi livelli.

Posted by LaPauraFa80