imm1Lo stage convocato da Cesare Prandelli (42 giocatori visionati, divisi tra ieri e oggi, “stranieri” esclusi) è unico nel suo genere e certamente ha creato non pochi malumori nei club, seppure poco “pubblicizzati”.

I 42 convocati, 28 l’altro ieri e 14 ieri, vedevano l’assenza di tutti i papabili per il Mondiale che giocano all’estero, come Sirigu e Verratti, in quanto la data non era prevista dalla FIFA; mancava Destro, come risultato del codice etico, così come Consigli, che evidentemente non è considerato da Prandelli tra i primi 6 portieri italiani (i 5 convocati più Sirigu). Fuori anche Totti, che d’altronde non fa più parte del gruppo azzurro dal suo ritiro nel 2006, dopo il mondiale vinto in Germania. Da notare che la divisione in gruppi era unicamente per permettere ai giocatori di Milan e Juventus, più il friulano Scuffet, di raggiungere il ritiro dopo i posticipi. Dopo lo stage dei giovani, in parecchi sono tornati in azzurro, anche se solo per un giorno: da Bardi al quasi omonimo Berardi, passando per Baselli, Zaza, la rivelazione del Crotone Bernardeschi (unico di serie B) e appunto Scuffet. Con l’aggiunta dell’ennesimo straniero con il doppio passaporto, il veronese Romulo.

Pur spezzando l’allenamento dei club, lo stage di per sé non è una cattiva idea. Ma i 60 milioni di ct azzurri -consuetudine non appena si avvicina un grande torneo- già sparano sentenze. Il popolo dei social network, che non riesce proprio a ragionare andando oltre i nomi, ha già emanato la sentenza: pena capitale per Prandelli, colpevole di non aver convocato l’idolo di turno (nel caso della Roma Totti), portando al suo posto “gente come Zaza ed El Shaarawy”. Evidentemente il tifo di club prevale sulla ragione, anche in una squadra che dovrebbe essere “di tutti” come la Nazionale. Pare che questi sedicenti vati della panchina non abbiano ben chiare due cose: a questi 42 vanno aggiunti i 4-5 che giocano all’estero; e questa non è la lista per il Mondiale, in Brasile ci andranno solo in 23, dopo una prima convocazione di 30 giocatori.

Poi per carità, sono il primo ad affermare che lo spazio concesso a giocatori della Juve solo per la maglia che vestono e non per reali meriti è esagerato, e che il ct non è perfetto, come da appunto che gli ho fatto su Consigli che ritengo da molto tempo il terzo miglior portiere italiano -se non il secondo, per costanza e impegno- e sugli argentini e brasiliani naturalizzati che di italiano hanno pochissimo. Per info, chiedere a Camoranesi, quello che non cantava “neanche il suo inno, figuriamoci quello italiano”. Ma l’undici di Prandelli ha pur sempre raggiunto una finale europea e un terzo posto in Confederations, che dopo lo sfascio del Lippi-bis non è cosa da poco. E tutte queste pressioni non fanno bene a due mesi meno un giorno dal kick-off mondiale per gli azzurri contro l’Inghilterra; sarà già il 15 giugno in Italia. Prima toccherà a un paio di amichevoli: Italia-Irlanda a Londra, come vero test (con la Rai che scrive Italia-Irlanda del Nord sul suo sito ufficiale per le pubblicità; già tanto che non abbiano chiamato Pepepepe e Quaquaquaqua le due squadre) e Italia-Lussemburgo al Bentegodi di Verona, più come passerella.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014