all seeLe linee guida della nuova gestione rossonera erano già abbastanza chiare, ma oggi Clarence Seedorf ha di fatto cancellato gli ultimi dubbi con un’intervista al principale quotidiano sportivo.

Niente proclami sulla seconda stella, ma tanto richiamo alla concentrazione e alla professionalità. Finendo a parlare anche del famoso episodio delle ciabatte, a dir la verità liquidato con un semplice “Quelli che mi criticano non sanno le cose, ho giocato vent’anni, ci sarà stato un motivo”. Un po’ troppo idealista, l’allenatore rossonero, quando inizia a parlare di valori dello sport e della sua fondazione. Clarence dice però di ammirare molto Capello, l’allenatore che gli ha dato il “quid” che gli mancava ai tempi del Real Madrid, ma esprime apprezzamento anche per altri mostri sacri come Ancelotti e Lippi (seppure l’ex ct della Nazionale l’abbia allenato per poco tempo e per di più all’Inter 1999-2000).

Del tutto particolare la sua concezione di modulo, che -afferma- è una cosa che interessa più che altro ai giornalisti e che ha poco spazio nel calcio moderno. A prima vista un’affermazione del genere potrebbe sembrare la brutta copia del “gli schemi esistono solo nel basket” di allegriana memoria; in realtà, Seedorf dice in maniera più articolata che il sistema esiste, ma solo per quanto riguarda la fase difensiva. Quella, appunto, inesistente sui famosi calci piazzati, al punto che anche un Milan munito di Thiago Silva, Nesta e altri colpitori di testa come Yepes prendeva imbarcate di gol. Il mister spiega che i sei uomini davanti -e si capisce quindi che la difesa a 4 è un caposaldo del suo credo- sono un corpo fluido che si muove senza dare punti di riferimento. Forse questo è un concetto non abbastanza chiarito da Clarence: per esempio, schierare i 6 davanti senza giocatori di fascia (4-3-1-2) o anche solo con le ali e mantenendo uguale il centrocampo (4-3-3) è completamente differente. Ma è anche vero che l’allenatore rossonero sembra aver trovato un modulo giusto per coprire il campo, con il 4-2-3-1 che vede i trequartisti esterni tornare indietro a coprire.

Argomento Allegri, invece, bellamente evitato da Seedorf che si trincera dietro a un “non sarebbe elegante parlare del mio predecessore” che fa capire che avrebbe voluto dire molto, non tanto sull’ultimo periodo ma sui primi due anni, quando Clarence era ancora il numero 10 del Milan. Con la sfida alla Juventus alle porte, nelle vesti di posticipo domenicale, suona strano che non sia arrivata nessuna domanda sulla partita. Ma forse è meglio così: quello che si dicono mister e giocatori non è affar nostro, l’importante è che quelli che scendono in campo poi rendano se non al 100%, almeno al 95%. 2,16 punti a partita sono un buon biglietto da visita; proseguire domenica non sarebbe male.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014