mario-balotelli-e-pia-ficoFinalmente Balotelli ha riconosciuto Pia: “Finally the truth, Pia, Sweet child of mine” l’annuncio che i giornali hanno subito riportato in prima pagina, a dimostrazione che Mario rimane il giocatore italiano più discusso, ma anche il più seguito, analizzato e commentato in ogni suo aspetto. Motivi che di certo non lo giustificano, ma che forse fanno comprendere meglio certe sue reazioni e certi suoi comportamenti, atteggiamenti di un ragazzino che è sempre stato nell’occhio del ciclone, per colpa sua, ma non solo. C’è chi già chi parla di una crescita, di un’assunzione di responsabilità e di una maturazione tanto attesa e finalmente arrivata, anche per merito di Seedorf: io non credo sia cosi, non credo che la decisione di riconoscere una figlia dopo tanti mesi sia arrivata così all’improvviso, senza nessun motivo. E soprattutto non credo che sia dipeso dalla mano di Seedorf, appena arrivato e ancora abbastanza confuso sul da farsi, con in mano una squadra senza ancora un’identità chiara e tutta da costruire. E pur apprezzando il calcio offensivo e soprattutto i tentativi e la caparbietà del nuovo allenatore, devo ammettere che non sono pochi i difetti di questo modulo alla Seedorf, questo tentativo di “Calcio e fantasia”. Non abbiamo gli uomini e le capacità per un calcio del genere e soprattutto non abbiamo il tempo per provarlo.

Dopo aver visto Roma – Napoli ho capito come dovrebbe giocare una squadra con tante mezzepunte e tanta potenziale qualità: correndo, correndo, correndo. E pur apprezzando la grande forza di volontà di un giocatore immenso come Kakà, che torna in difesa quanto può e fin che può, questo non basta; tutte le altre mezzepunte, troppe, che Clarence intende far giocare insieme, non riescono a coprire, lasciando troppi spazi agli avversari. E contro una squadra più forte delle ultime incontrate, questo che non può voler dire altro che subire una caterva di gol. La rosa di certo non aiuta: Galliani ha confermato la difficoltà di vendere giocatori in questo periodo, a suo dire per colpa delle mogli, innamorate di Milano e non intenzionate a cambiare città. Allora mi rivolgo alle consorti dei vari Robinho, Costant, e Mexes, invitandole a considerare la salute fisica e mentale dei tifosi milanisti e di ripensare alla bellezza di altre metropoli europee e non solo: cambiare ogni tanto fa bene.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog