kaka_gol_cento_gettyProbabilmente potrei esordire in questo editoriale dicendo” io l’avevo detto” ma data la situazione generale in cui versa la squadra meglio soprassedere,non è proprio il caso di festeggiare. Ovviamente mi riferisco al ritorno di Ricardo Kakà in maglia rossonera coronato dal recentissimo raggiungimento dei 101 gol segnati con la stessa, nella partita di domenica in casa contro l’Atalanta.

Quando è arrivato a Giugno in molti stentavano a credere che un giocatore che aveva passato la gran parte delle ultime stagioni seduto in panchina in uno dei due più prestigiosi club di Spagna a causa di problemi fisici, potesse davvero far la differenza. E come ho detto prima dobbiamo si essere lieti di questo inaspettato “cavallo di ritorno” che ha saputo portare fantasia in campo e grinta ed esperienza nello spogliatoio ma al contempo ci fa anche riflettere perchè se ogni volta che giochiamo l’unica vera stella in campo è il brasiliano, vuol dire che abbiamo un bel po’ di problemi. Fare affidamento a Kakà e scaricargli in questo modo un mare di responsabilità identificandolo come unica ancora di salvezza per una stagione quasi del tutto affondata non è quantomeno giusto nei confronti del giocatore quanto può dimostrarsi del tutto deleterio: chi ha visto la partita domenica ha visto il dispendio di energie che ha costretto Kakà a camminare negli ultimi minuti,come d’altronde nel derby ahinoi. E un ragazzo di 31 anni con già grossi problemi  fisici alle spalle non è certo qualcosa che può fare abitualmente. Sfortuna ha voluto che il suo sostituto naturale ovvero il faraone sia fermo ai box e lo sarà per parecchio tempo ed è quindi anche impossibile farlo rifiatare come dovrebbe.

La storia di Kakà è però emblematica di come ormai nell’ambiente rossonero si mangi solo pane e pessimismo , a volte, come in questo caso anche immotivato poichè non supportato dai fatti concreti. Altro vaso esemplare è quello di Keisuke Honda, il nuovo arrivato, già passato come un bidone senza essere mai sceso in campo con noi, ma semplicemente per il suo modo di vestire, troppo da “damerino“. D’accordo che la situazione è quella che è, ed p impossibile negarlo ma almeno cerchiamo di non diventare come i piangina, per favore.

In merito alla seconda squadra di Milano ho letto che a Mazzarri non piacciono i paragoni con il Milan poiché loro hanno nove punti in più di noi. Beh, lo chieda anche a Stramaccioni quanti punti aveva l’anno scorso e poi com’è andata a finire.

Posted by Angelo Raffaele Torre

Responsabile dei LIVE ed editorialista. @RaffoTorre on Twitter