Lesione del crociato. Parole sinistre, che accostate al nome di Pippo Inzaghi, 37 primavera e una serie di infortuni alle spalle da far impallidire, sembrano quasi sinonimo di fine della corsa.
Destino beffardo, cinico e bastardo, solo una settimana fa stavamo celebrando l’ennesima impresa del nostro numero 9, quella doppietta al Real con la quale si andava a prendere il record di gol europei, strappandolo a Gerd Muller dopo un inseguimento durato anni. Sette giorni dopo esce per infortunio, non sembrava nulla di particolarmente grave (almeno a me) ed è per questo che mi si è gelato il sangue quando ho letto la notizia.
Ammetto di essere particolarmente sensibile a questi infortuni: rimasi malissimo anche nel vedere Ronaldo k.o. col Livorno e la passata stagione con Beckham che si fermò durante la partita col Chievo.

Chi mi conosce sa che Pippo Inzaghi è il prototipo di attaccante che non vorrei mai, per gusti personali preferisco chi la palla la sa giocare (Drogba è il mio numero uno), tuttavia Pippo Inzaghi è il tipo di giocatore che vorrei sempre nella mia squadra. Professionalità ai massimi livelli, sempre concentrato, umile, disponibile alla panchina, ma a modo suo, con quella rabbia interiore pronta ad esplodere in campo. Pippo dà l’anima, sempre e comunque. A 25 anni come a 37, ad Atene come a Livorno, un pazzo scatenato con l’ossessione della porta.

E la gente questo lo sa e per questo lo ama. Cito un episodio recente vissuto allo stadio: Milan-Real, lo stadio invoca il suo nome, Pippo si scalda, Allegri lo richiama e Pippo si fa metacampo scattando e spogliandosi in corsa, tra le urla del pubblico letteralmente estasiato dalla sua grinta. Incredibile. Per non parlare delle magliette celebrative, quelle col numero 69 e 70, pronte da chissà quando, pur sapendo che avrebbe giocato una manciata di minuti. Folle.

Potrei ringraziarlo per tutto quello che ha fatto, per Atene e tutte le reti pesantissime tra Italia e Europa che ha segnato nell’arco di questi 9 incancellabili anni, per il momento non lo faccio, aspetterò il giorno che appenderà le scarpette al chiodo. Prima o poi, quando sarà, dato per ora sono solo chiacchere e l’unico dato di fatto è questa sua dichiarazione:

“La vita e il calcio sono così, un minuto prima giochi e lotti, un minuto dopo ti tieni il ginocchio fra le mani. Ed è un minuto dopo che ti guardi attorno. E io attorno a me ho tutti voi. Grazie. Mi avete emozionato tutti, la società, il mister, i miei compagni di squadra, i miei tifosi. Io guardo voi e voi abbracciate me. In fondo al vostro cuore lo sapete, come lo so io, che è dura, ma io non mollo. Farò di tutto, credetemi, perché non sia finita. E lo farò anche grazie alla vostra forza e alla vostra energia”.

IN BOCCA AL LUPO, PIPPO!

Posted by LaPauraFa80