Voglio fare una premessa: Andrea Pirlo è stato un grande protagonista e colonna degli importanti successi rossoneri degli ultimi anni. Fatto innegabile e riconosciuto da tutti. Andrea Pirlo ha fatto e farà sempre parte del gruppo degli eroi di Manchester e Atene, uomini che hanno lasciato un grande vuoto e protagonisti di ricordi incancellabili. Il suo nome verrà sempre accostato a quello di uomini come Gattuso, Kakà, Nesta e Seedorf.

Ma esiste una differenza sostanziale e basilare tra questi uomini e Andrea Pirlo: quest’ultimo pare l’unico ad aver in qualche modo voltato le spalle al suo passato. Non voglio puntare il dito e accusarlo di tradimento in modo assoluto: è giusto e sacrosanto avere il diritto di cambiare maglia nel momento in cui interessi di giocatore e società spingono da parti opposte o, come in questo caso, il giocatore sente il bisogno di fiducia e conferme da parte di allenatore e presidente. Non esiste nessun regolamento reale o “d’onore” che impedisca di passare da una squadra alla sua eterna rivale, proprio come dimostra la storia di Pirlo stesso (dai cugini ai rossoneri) ma non solo. Da Baggio a Ronaldo fino a Christian Vieri, sono in molti ad aver vestito le maglie delle principali squadre italiane. Sono molti i giocatori che si sono conquistati la nomea di “mercenari”, capitanati dal rimpianto Zlatan Ibrahimovic, capace di baciare la maglia e dichiarare fedeltà assoluta a più squadre. La differenza sta nel fatto che Ibrahimovic si è sempre posto e presentato così com’è, senza riservare sorprese sgradite ai tifosi.

Esiste invece quella categoria di cosiddetti “traditori” più subdoli, che si pongono come affidabili e sorta di bandiere di valori e colori e poi improvvisamente colpiscono il tifoso alle spalle, rinnegando anni di vittorie e sofferenze condivise. Prima ci fu Leonardo, per anni in rossonero da giocatore e dirigente, capace di condurre al Milan gente come Kakà e Pato e un portatore sano dei valori milanisti, più volete conclamati e declamati. Poi il passaggio all’Inter, e le parole al veleno contro i suoi ex colori. Dopo Leonardo pensavo non potesse più accadere. Ma poi Andrea Pirlo passa alla Juventus e la storia si ripete. Il lato peggiore della vicenda però sta nel fatto che il signor Andrea Pirlo ha aspettato di vincere una scudetto (inaspettato) con i colori bianconeri, il famoso scudetto dei 30 sul campo, prima di parlare e rinnegare tutto ciò che fu.

Giocatore e stampa hanno dipinto questo quadro in cui Andrea Pirlo sembra sbocciato solo con la Juventus, squadra che ha contribuito a farlo diventare il giocatore che è. Lo scudetto juventino è così diventato quello di Andrea Pirlo, giocatore ritrovato. E lo stesso giocatore che ha dichiarato: “Quando mi sposto lo faccio per vincere“. “Quando io Milan ci ha scavalcato portandosi a più 4 ero dispiaciuto perchè pensavo di stravincere e invece ci saremmo dovuti accontentare di vincere”. E poi l’apoteosi sul gol annullato a Muntari: “Era il segnale che ci temevano, avevano compreso la nostra forza”. Per concludere con uno dei paragoni peggiori, quello tra Antonio Conte e l’immenso Carletto Ancelotti: “Conte è un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi“. No, i confronti no, per rispetto verso il passato e verso un mister e una società che hanno dato tutto.

Le sue dichiarazioni stridono soprattutto se messe a confronto con quelle degli altri senatori, quelli che se ne sono andati, ma che dalle squadre in cui militano, continuano a mandare messaggi di fedeltà ai rossoneri. A partire da Thiago Silva, che segue i suoi ex compagni e tifa per loro, postando foto su twitter in caso di vittoria, passando per Gattuso, Nesta e per finire con Inzaghi, rimasto nella famiglia rossonera, con l’obiettivo di diventare un grande allenatore. Negli ultimi mesi si è arrivati a parlare di Pallone d’oro per Pirlo e c’è chi si è stupito per il fatto che non fosse nei primi posti. Ma se non l’ha ottenuto quando era al Milan ovvero quando ha vinto tanto in campo europeo con la maglia rossonera, non meriterà certo di vincerlo ora?!

Ma certo la lealtà è qualità rara e di certo non di tutti.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog