Le ultime due partite di campionato, c’è da ammetterlo, hanno lanciato qualche segnale positivo, e dico qualche per spegnere sul nascere tutti gli entusiasmi della solita dirigenza milanista, che per poco non ha ricominciato a parlare di corsa scudetto. Per la verità ci ha pensato il pareggio contro il Malaga a far tornare tutti al proprio posto, ma c’è chi crede che domenica contro una Fiorentina quarta in classifica e soprattutto con un gran bel gioco, per il Milan dovrebbe essere una passeggiata.

Parlavo dunque dei segnali positivi visti contro il Palermo e soprattutto nella partita casalinga contro il Chievo: il Milan ha mostrato più convinzione, più voglia, più grinta, ha forse trovato il modulo giusto, da tempo cercato, e soprattutto ha apparentemente risolto il problema gol. Ma forse il più evidente elemento positivo ha un nome e un cognome e si chiama Bojan Krkic.

Il piccolo spagnolo di origini serbe è arrivato un po’ in sordina, come una sorta di oggetto misterioso, inaspettato, in un mercato rossonero condotto seguendo il caso (o il caos), rimasto seduto in panchina per parecchie gare e spesso inserito a partita in corso, senza mai lasciare il segno. Anche il suo passato lascia interdetti, un passato lungo e glorioso nonostante i suoi 22 anni: scoperto a soli 4 anni dal Barcellona (che non si interessa di un bambino a meno che non abbia parecchio talento), è rimasto alla corte blaugrana fino al 2011, con 26 gol in 104 partite. Fino a quando non è stato lasciato partire, come se nemmeno Guardiola fosse riuscito a capire come sfruttare al meglio le potenzialità del ragazzo.
Bojan è poi arrivato a Roma, forse nell’anno sbagliato, voluto dal suo allenatore e mentore, Luis Enrique e, proprio come lui, non capito e non considerato, sempre messo in discussione, ma soprattutto incapace di lasciare il segno.

È forse stata la stagione incerta passata in giallorosso a non far esultare i tifosi milanisti all’approdo dello spagnolo a Milanello. Non si riusciva a capire a cosa servisse un giocatore di quel tipo e per quale ruolo fosse stato preso. Le sue prime prestazioni non lo hanno di certo aiutato: tanta corsa, tanto impegno, ma pochi risultati. Bojan aveva forse solo bisogno di tempo, tempo per ambientarsi, per capire in quale ruolo avrebbe potuto rendere di più, tempo per far capire che la sua classe e il suo talento potevano dare ancora molto al calcio italiano. La partita di Palermo rappresenta un po’ la svolta nella storia rossonera di Bojan: la sua entrata in campo ha coinciso con l’inizio della rimonta milanista, di cui è stato grande protagonista. Una svolta che è culminata con il primo gol in rossonero, quello contro il Chievo, un gol che ci auguriamo tutti sia il primo di una lunga serie.

Questa parabola gli ha regalato la maglia da titolare nel nuovo 4-2-3-1 di Massimiliano Allegri, che, ignaro e inconsapevole di stare finalmente scoprendo, forse, il modulo giusto per la squadra, “aiutato” dagli infortuni, ha trovato la posizione perfetta per Bojan, ovvero dietro l’unica punta e affiancato da due esterni d’attacco come El Shaarawy ed Emanuelson. In questa posizione, per ora (anche contro il Malaga, soprattutto nel primo tempo), lo spagnolo ha mostrato la sua classe, buoni piedi, la capacità di saltare spesso l’uomo, ormai una rarità in quel di Milanello, e soprattutto la voglia di vincere e di dimostrare quanto valga.

Il suo cartellino appartiene ancora al Barcellona e il diritto di riscatto è fissato a 15 milioni di euro. Il Milan ha chiesto tempo per pensare al da farsi, un tempo destinato a ridursi visto l’interesse di molti altri club, primi tra tutti il Manchester City e il Monaco, pronti a sborsare cifre importanti per accaparrarsi il giocatore. Il Milan da parte sua non vorrebbe spendere troppo (ormai lo sappiamo), ma si parla di una cessione di Robinho a gennaio al Santos che porterebbe nelle casse rossonere circa 10 milioni di euro. Ciò che mi auguro è che, viste le prestazioni del ragazzo, la società decida di riscattarlo, e non gli preferisca qualche sconosciuto meno costoso o qualche pippa a fine contratto, da prendere a parametro zero. Traorè insegna.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog