Non siamo mica in guerra” risponde il nostro a.d. ai giornalisti che gli chiedono il motivo del mancato incontro (la solita cena) con Allegri a Forte dei Marmi, visto che entrambi si trovano nella cittadina toscana. Sono entrambi a Forte dei Marmi, ma non si incontrano: embé? Basta rispondere che nel week end ognuno si fa gli affari propri, punto e basta. Una dichiarazione del genere invece, se involontaria, è gravemente insufficiente dal punto di vista comunicativo. Ma da uno dei manager più importanti e navigati del gruppo leader della comunicazione in Italia non arrivano mai parole a caso. Se così fosse Galliani sarebbe un fanfarone e Berlusconi lo avrebbe licenziato dopo pochi mesi di Fininvest. E’ evidente come in queste parole non ci sia niente di casuale, e, allora, perché dire “non siamo mica in guerra” quando nell’arte di comunicare questa frase significa proprio “non ci vediamo perché siamo in guerra”? Galliani ha detto così perché vuole marcare la propria distanza dal tecnico toscano e in caso di debacle poter dire: io lo sapevo, ti avevo avvertito.

Tutto giusto, ma perché Galliani se ne esce con dei dubbi su Allegri proprio quando il livornese sta, in mezzo a tanti problemi, tentando di plasmare il Milan del futuro, privo di fuoriclasse e di giocatori di esperienza? Ecco, questo non lo capisco. Probabilmente Galliani sa benissimo che non si può cavare il sangue dalle rape, e siccome è conscio che questa squadra ha un modestissimo valore, non si fida e rimane sulla difensiva. Ma questa rosa ad Allegri l’hanno fornita lui ed il suo presidente onorario, mica se l’è comprata Allegri da solo. Dunque, se questo ragionamento fosse giusto dovremmo pensare che se la rosa è un po’ meglio e ci sono dei fuoriclasse come l’anno scorso il tecnico non vada cambiato a prescindere? Anche se ne combina di tutti i colori come il conte Max nella passata stagione?

Ora inizio a capire il mancato esonero di Allegri dopo l’orribile inizio di stagione culminato con la sconfitta 2-0 contro la Juve in una partita completamente rovinata dal tecnico con i suoi cambi, fatti così male che un bimbo che fa ancora la cacca nel pannolone avrebbe fatto sicuramente meglio. Molti erano addirittura strasicuri che Allegri quel match se lo fosse venduto, e pure io nutrivo qualche dubbio, tanto illogiche furono le scelte di quella sera. E Galliani che diceva in quelle ore? Niente, assolutamente niente, anzi si affannava per spingere sul rinnovo del contratto di Allegri, come se ci fossero fior fiore di squadre pronte a soffiarcelo. Rinnovo che poi, ironicamente, è arrivato nella settimana del derby, in uno dei momenti più tragici della gestione del livornese: lo spogliatoio dava ampi segni di cedimento ed il Milan riuscì a perdere pure dall’Inter di Ranieri, roba da fantascienza! E Galliani? Zitto e soddisfatto del suo “pupillo”. Poi in primavera le voci sulla volontà del presidente di sostituire Allegri, ma Galliani ancora a difendere Allegri a spada tratta. Poi dopo un estate all’insegna del ridimensionamento più barbaro e cieco, iniziano le critiche, segnatamente dopo il secondo tempo di un amichevole del trofeo Herbalife, come se Galliani basasse le sue convinzioni su questi inutili match e non, ad esempio, sugli inizi di stagione al rallentatore o sugli infortuni a ritmo di due a settimana che puntualmente si verificano nel Milan da quando l’ex tecnico dell’Aglianese è al timone.

La sconfitta contro il Real Madrid ha aperto gli occhi a Galliani? Un dirigente tra i più esperti al mondo deve attendere la tournée estiva per rendersi conto di chi tiene in panchina? No, caro Galliani, non ci fai fessi. E’ chiaro che te e la società vi state preparando allo scaricabarile generalizzato in caso di stagione rovinosa, pronti a fornire al presidente ed ai giornali ognuno le proprie “pezze d’appoggio” e poter dire candidamente “io l’avevo detto, io lo sapevo già!”. Ma così facendo accelerate il disgregamento di questo nuovo Milan che affannosamente pur tra mille errori e mille egoismi era timidamente nato sul prato di Bologna.

Proprio adesso che non ci sono più i campioni abbiamo bisogno di fiducia e coesione: il tempo per cambiare c’era, ci sono stati tre mesi dove la società ha dormito perché era impegnata a contare i soldi delle cessioni, e aveva gli occhi solo per i bilanci e per i fiscalisti spagnoli. Ora che sono iniziate le competizioni che valgono 3 punti veri facciamo giungere al pettine il nodo Allegri? Roba da pazzi. Anzi roba da furbi. E’ chiaro che il Milan è in fase di ridimensionamento ma nessuno si assume il coraggio di definire di fronte a tutti questo stato di cose, ponendosi obiettivi veri e raggiungibili. Se la nostra società (come è ormai chiaro a tutti) ha iniziato una fase dove grazie alle scarse risorse dell’attuale proprietà non può più mantenersi ai livelli cui ci avevano abituato da 25 anni, ma chiedete sempre e comunque l’appoggio dei tifosi, noi tifosi pretendiamo che qualcuno esca e ce lo dica, mettendoci la faccia: non, come invece hanno fatto, cambiare Ibra con Pazzini e Thiago Silva con Acerbi dicendoci che è lo stesso e che gli obiettivi sono sempre quelli. Questo è prenderci per il culo e non lo tolleriamo più, come non tolleriamo queste continue battute infelici di Galliani: ci dica tutto o rimanga in silenzio.

reostato

Posted by reostato

Editorialista e responsabile dei LIVE insieme ad Anonimoabusivo