E caddero, come corpo morto cade. Migliore citazione Dantesca non vi poteva essere per questa andata delle semifinali: sconfitte entrambe le strafavorite, sconfitte sia Real Madrid che Barcellona, ed entrambe per la prima volta in questa edizione della Champions League. Due sconfitte che aprono forse una breccia in quelle che erano viste, finora, come due corazzate inattaccabili e che ci portano al ritorno delle semifinali con assoluta incertezza sui nomi delle finaliste: Real Madrid e Barcellona giocheranno infatti li ritorno in casa, ma entrambe con un gol da rimontare lasciando un assoluto 50% di possibilità per tutti di essere a Monaco il 19 maggio per giocarsi la coppa dalle grandi orecchie. Niente gap, niente marziani, niente livello irraggiungibile per tutti gli altri: si potevano battere e sono state battute, as expected.

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Partiamo quindi in ordine cronologico e andiamo a quella che, a tutti gli effetti, è stata la gara più spettacolare delle due, quella in cui il Bayern Monaco ha avuto la meglio sul Real Madrid per due reti ad uno. La prima cosa che mi è venuta in mente guardando la partita è stata la differenza abissale rispetto al campionato italiano a livello di ritmo. Hanno corso, lo hanno fatto tutte e due e lo hanno fatto per novanta minuti: non penso di essere in grado di fornirvi il perché, ma il semplice prendere atto che tutto ciò è possibile è già qualcosa. L’ha spuntata il Bayern perché Mourinho ha provato ad accontentarsi dell’1-1, andando contro la propria mentalità delle 5 punte in campo quando non si vince. Lo ha fatto levando Ozil per Marcelo e Di Maria per Granero: non gli è riuscito per il gol di Gomez nei minuti finali che ha giustamente punito un Real sottono. Inutili le polemiche sul primo gol dove il giocatore bavarese non può considerarsi in posizione di fuorigioco non partecipando all’azione.

Il Bayern è invece apparso quindi ancora una volta una squadra che dà l’impressione di essere devastante sulla partita secca, il problema è che questa partita secca avviene raramente. Difficile che ripetano la prestazione nella gara di ritorno anche se sono avvantaggiati dal fatto che per loro la gara di sabato di campionato non avrà nulla da dire trovandosi sei punti dietro il Borussia Dortmund. Per i madrileni si conferma il dubbio già lanciato due settimane fa, ovvero che il Real possa fare risultato con una grande. I blancos finora hanno giocato con: Lione in crisi, Ajax, Dinamo Zagabria, CSKA Mosca e Apoel – di fatto la Champions League “vera” i madrileni non la avevano ancora giocata quest anno e alla prima partita giocata sono stati messi sotto.

Può quindi il Real poter ribaltare il risultato in casa? Penso di sì – e penso che se non riuscisse a farlo la stagione del Real Madrid verrebbe fortemente ridimensionata con il 3-2 a Valencia nella Liga unica vittoria della casablanca contro una grande in questa stagione. Fare bottino pieno con le piccole è comunque qualcosa – ma il salto di qualità in Champions potrebbe essere ancora da realizzare. Attenti ai cartellini: sette giocatori in diffida per la gara di ritorno sono tanti, soprattutto in caso di finale

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Come vi ha abituato Bari in questi post, il più dolce lo teniamo sempre alla fine. Il piatto dolce è una vendetta Blues che si può concretizzare martedì prossimo. Questa sera è andato in onda il primo atto e – a sorpresa – lo ha vinto il Chelsea. Uno a zero, gol di un Drogba commovente per come ha saputo essere ancora una volta cuore ed anima di questa squadra. Avevo spesso imputato nei post precedenti ad Ibrahimovic di non poter giocare facendo reparto da solo, poiché nessun giocatore – nemmeno Messi (come al solito sparito contro una difesa ben organizzata) e Ronaldo lo sanno fare: Didier stasera mi ha smentito, e lo ha fatto alla grande. Non solo il gol ma anche tanta sostanza in un reparto veramente sterile. Sostanza che il solito Messi (che si beccherà il suo solito 7 regalato in pagella nonostante il gol del Chelsea parta da una sua palla persa) non è riuscito a dare – a proposito dell’argentino: in settimana ha confermato che lui la Liga non la lascerà: gli piace, evidentemente, segnare e vincere facile.

La partita la sintetizza perfettamente Paolo Rossi a Sky: “Su 7 occasioni ne andrà dentro una…“. E’ questo il problema del gioco del Barcellona: si punta a creare tante occasioni da gol e non a finalizzarle. Questo Barcellona è diventato la caricatura di sé stesso, di quella macchina perfetta che era stata lo scorso anno: tanti tiri concessi dagli avversari che sanno di rischiare comunque poco o nulla con la difesa alta, salvo poi spezzarsi come un grissino nella propria fase difensiva in quei cinque minuti in cui decidono di finalizzare. Nel turno precedente anche noi avevamo avuto le nostre occasioni, malamente sciupate da Robinho – ecco, con un Robinho in meno e un Drogba in più il turno, forse, lo si sarebbe passato. Non è più una squadra, ma un undici in cui girano un paio di singoli, in particolare, il gioco passa tutto da Messi – se annulli Messi annulli il Barcellona – e annullare l’argentino pare essere diventato molto semplice, ultimamente. Se poi non arriva il solito rigorino, il danno è fatto.

A proposito di risultati, quello della gara di stasera ha forse zittito ulteriormente chi si appellava a possesso palla e tiri in porta per giustificare il colossale furto ai danni dei colori rossoneri perpetrato due settimane fa per mano dell’arbitro Kuipers: il Chelsea ha tirato in porta una volta, ma ha vinto la partita; il Barcellona ha sciupato come sempre tutto il possesso palla ottenuto con una scarsa finalizzazione verso la porta avversaria. Il risultato è che vince il Chelsea, e forse, considerato anche quanto successo nel 2009 è giusto così. Personalmente speravo di vedere un Barcellona devastante spazzare via gli inglesi: così, invece, quel rigore che ci ha eliminato fa ancora più male, così come fa male un mercato che se fatto leggermente e non drasticamente meglio poteva portarci subito al livello delle migliori d’Europa.

La terza sconfitta stagionale degli uomini di Guardiola ci lascia comunque la certezza che chi continua a propinarci questa squadra come la più forte di tutti i tempi lo fa in una malafede assoluta, desideroso di provare a cancellare un passato che forse gli ha fatto male. Vedremo cosa succederà ora, nel momento in cui si giocano tutta la stagione: sabato sera alle 20.00 c’è il clasico tra le due “sconfitte” e i catalani lo giocano dovendo vincere per rimanere aggrappati alla Liga. Già, perché “la squadra più forte di tutti i tempi“, ora come ora, rischia di portarsi a casa esclusivamente la miserrima Copa del Rey – e di conseguenza marchierebbe la propria stagione con un unico obiettivo: fallimentare.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.