PREMESSA: il seguente articolo è in disaccordo con quanto accaduto in questo week-end e si ripropone, nel finale, di tornare a parlare di calcio giocato, motivo per il quale mi espongo in prima persona sollevando dall’incarico il resto della redazione. Tutti coloro che possono ritenere la cosa insensibile e/o irrispettosa, o semplicemente vogliono ancora prendersi un giorno per riflettere semplicemente non leggano e passino oltre.

E fu così che trionfò l’ipocrisia, come sempre accade nel bel paese. E fu così che cinquantamila persone arrivate a San Siro sabato, a pochi minuti dal fischio di inizio, furono costrette a tornare a casa. E’ la classica soluzione all’Italiana – in questo siamo e rimaniamo maestri – sospensioni in segno di “rispetto”, funerali mediatici per lavarsi la coscienza, teatrini per commiserare montati ad arte.

Se, come pare, Morosini è morto di morte naturale, giocare sarebbe stata la scelta giusta, la scelta normale, la scelta più saggia. In nessun lavoro del mondo una industria chiude le proprie fabbriche  o sospende le proprie attività quando viene a mancare un proprio dipendente, specie quelle che coinvolgono altre persone nella loro attività: immaginatevi una banca che blocca tutte le attività per due giorni, o l’ATM che paralizza Milano per un week-end. Follia. 

In particolare, per Milan – Genoa, FIGC e Lega hanno ignorato chi ormai era già allo stadio, avendo speso, peraltro, dei soldi che non verranno rimborsati (e non parlo certamente dei miei 3,50 € per due biglietti della metropolitana ma di ben altre cifre spese da chi è venuto da più lontano, in treno o in aereo). Hanno ignorato tutti coloro che erano morti prima di questa partita, ricordati sempre e comunque con un minuto (anche meno) di silenzio (che – nella solita soluzione all’italiana – è soluzione sempre più abusata, e penso arriveremo presto a commemorare così anche il gatto dell’aiuto-magazziniere) e un lutto al braccio creando dei morti di serie A (tra cui annoveriamo l’ispettore Filippo Raciti e Papa Giovanni Paolo II) e dei morti di serie B (tutti gli altri, tra cui Marco Simoncelli e Gabriele Sandri) creando un pericoloso precedente per il futuro. Precedente tutto italiano considerato che se al posto di un week-end fosse stato un turno di coppe Europee si sarebbe sicuramente giocato, così come si sarebbe giocato se fosse stata un’altra lega con il solo rinvio di un eventuale partita infrasettimanale del Livorno.

Intendiamoci, la morte è l’unica cosa che su questa terra è uguale per tutti – e mi è comunque dispiaciuta la morte di un ragazzo di 25 anni, senza però arrivare alle scene di ipocrisia viste su alcuni telegiornali che hanno costruito il proprio palinsesto su ricordi, filmati, foto e stati postati da twitter. Non si parlerà di ciò che poteva essere fatto per salvarlo, che non si è fatto e che non cambierà di una virgola da domenica prossima quando di questa vicenda non si ricorderà più nessuno. E’ stato forse più commovente vedere ciò che è successo all’estero nei minuti di silenzio con squadre e tifosi a ricordarlo visibilmente commosse che il solito atto tutto italiano con tanto di funerale mediatico per pulirsi la coscienza di una morte per la quale la FIGC potrebbe avere colpe non gravi, ma gravissime.

Sospendere il campionato non serviva a nulla. Una sospensione dovrebbe portare ad una riflessione sulla causa della stessa, dovrebbe appunto, come accaduto nel caso Raciti, portare a riflettere su quanto accaduto per evitare che ciò accada di nuovo – in questo caso, così come l’11 settembre 2001 non c’era nulla su cui riflettere, erano entrambe tragiche fatalità. Giusto continuare quindi non solo per questo ma anche per non dimostrare di essere il solito paese nei primi posti per le commiserazioni su ogni fatto ma negli ultimi posti per evitare che questi fatti accadano.

Torniamo quindi da oggi a parlare di calcio: non si è giocato e, ragionando cinicamente, ci è andata anche bene. Ci è andata bene perché Verona ha dimostrato che non eravamo in forma mentre la Juve era in un ottimo momento – momenti che di fatto una settimana e mezzo tra una partita e l’altra possono attenuare o, addirittura, ribaltare. Ci è andata bene perché recupereremo altri infortunati: Ambrosini, Inzaghi, Abate, Roma e Thiago Silva lasciando in infermeria esclusivamente i lungodegenti Pato e Boateng per i quali la stagione dovrebbe essere finita. Ci è andata bene perché il rush finale di cinque giornate si giocherà ogni tre giorni, penalizzando di fatto la Juventus che mai è riuscita ad infilare nove punti tra domenica e domenica con un turno infrasettimanale in mezzo quest anno.

Il campionato si deciderà quindi in queste due settimane, considerato che l’ultimo impegno vede per noi una sfida casalinga con un Novara che sarà già retrocesso, mentre per loro la partita già “acquistata” con il bonus scudetto di 500.000 € nell’affare Padoin di questo gennaio contro l’Atalanta. Cinque giornate in due settimane, mai nella storia della serie A c’è stata una volata scudetto più “veloce”. Per loro un punto di vantaggio, per noi la possibilità di giocare quattro delle cinque gare a San Siro e una rosa che finalmente ritrova gran parte dei propri effettivi. Allo scudetto continuo a crederci – e con sei vittorie su sei ce lo possiamo portare a casa.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.