La Sampdoria che aspetta il Milan a Marassi il 20 dicembre 1998, è in piena crisi. Sulla panchina doriana siede David Platt che deve rinunciare a bomber Montella e schierare gente che lascerà un segno tangibile solo negli album di figurine, come Laigle e Hugo. La dirigenza della Sampdoria è sotto contestazione causa il pessimo andamento della stagione. Il bersaglio numero uno della gente doriana è il neo presidente Enrico Preziosi che ha ereditato la guida del club in virtù della scomparsa del padre Paolo, artefice dei più begli anni della storia della Sampdoria (campionato e finale coppa campioni su tutto).

I rossoneri di Zac sono lontani dal sapere in che modo trionfale finirà la stagione: la squadra sta giocando un buon calcio, ma ha il difetto di essere poco precisa sotto porta. Mister Alberto si affida alla vecchia spina dorsale (Rossi-Costacurta-Maldini-Albertini) e ad un offensivo miscuglio di tecnica, velocità e fisicità con Leo-Weah-Bierhoff.

E proprio i tre davanti confezionano il gol del vantaggio: Weah per il tedesco che appoggia a Leonardo, il quale controlla alla Messi in mezzo a due avversari e di sinistro la piazza a fil di palo alla destra di Ferron. Siamo al 38′ e, prima dell’ intervallo, Bierhoff ha due volte la palla buona del raddoppio sfruttando la difesa della Sampdoria un po’ sballata e un po’ imbambolata, però il tedesco si divora entrambe le occasioni.

Weah, a inizio ripresa, imita l’ ariano compagno risparmiando nuovamente la Samp dal 2-0. Così, ad andare in gol sono i liguri: azione lineare che si conclude con un cross dalla destra, trasformato in gol, con uno splendido colpo di testa a volo d’ angelo, da Palmieri che lascia secchi Sala e Rossi.

Sul Ferraris stranamente inizia a diluviare e la pioggia diventa lo sfondo del pirotecnico finale (riguardo le partite pirotecniche di quel campionato ne sappiamo qualcosa…). Al 73′, N’ Gotty mette un cross di sinistro dalla trequarti e sul pallone arriva Oliviero, blandamente contrastato, che di testa manda la palla sul palo lungo, con Ferron che non ha il tempo neanche per raccomandarsi a Dio. Sembra che la Samp sia rimasta con le gambe legate e, mentre succede il solito scambio di convenevoli tra il settore ospiti e la curva adiacente, il Diavolo appare in pieno controllo. Ma, a pochi giri d’ orologio dalla fine, il Doria pesca il jolly. Punizione dal limite e quello scemo del burrito Ortega pronto a battere (se si facesse una graduatoria del giocatore più scemo della Serie A anni ’90 arriverebbe secondo, dietro solo all’ ineguagliabile Edmundo); Rossi si aspetta che l’ argentino tiri a scavalcare la barriera e fa un passo verso destra che diventa l’ errore fatale, poiché Ortega decide di metterla sul palo del portiere.

2-2 ed emozioni forti, ma non è nulla in confronto a quello che capiterà al ritorno, dove uscì la massima espressione del cul de Zac e dove vedremo Ambrosini tirare i calci d’ angolo.

SAMPDORIA – MILAN 2-2
Sampdoria: Ferron, Sakic, Lassissi, Nava, Hugo (46′ Castellini), Balleri (76′ Vergassola), Franceschetti (74′ Ficini), Pecchia, Laigle, Ortega, Palmieri. All. Platt
Milan: Rossi, Sala, Costacurta, Maldini, Helveg, Albertini (70′ N’ Gotty), Boban, Ziege, Leonardo (78′ Donadoni), Bierhoff, Weah. All. Zaccheroni
Arbitro: Bettin
Reti: 38′ Leonardo, 58′ Palmieri, 73′ Bierhoff, 86′ Ortega.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.