La Juventus che arriva a San Siro il 24 marzo 2000 vede da vicino lo Scudetto: ha nove punti di vantaggio sulla Lazio seconda a otto turni dal termine e, salvo nubifragi, vincerà il 26′ titolo. Il secondo Milan di Zaccheroni, invece, dopo aver pure pensato di insidiare i bianconeri, ha come obbiettivo di raggiungere un più che dignitoso terzo posto. Zac sceglie José Mari come partner di Sheva: l’ ucraino, alla prima stagione in Italia, è in testa alla classifica cannonieri che a fine stagione vincerà con 24 centri. Sulla panchina bianconera siede Ancelotti che schiera un tridente leggero formato da Zidane, Del Piero e Inzaghi.

Eh già, ci sono Pippo e Carletto vestiti di bianconero e c’è pure Abbiati con i capelli. E il buon Christian di capelli ne perde un po’ quando Maldini, sbagliando la misura di un retropassaggio, innesca Inzaghi, che già allora sembra imparentato con gli avvoltoi: SuperPippo salta di slancio Abbiati in uscita disperata, sembra fatta per il vantaggio juventino, ma l’attaccante calcia cadendo e non inquadra la sguarnita porta rossonera.

Maldini, successivamente, ispira un’ azione offensiva dalla parte giusta ciabattando un tiro che finisce tra i piedi di José Mari, il quale si trova a centro area gobba: lo spagnolo calcia al volo, ma freddezza e killer istinct non erano peculiarità dell’ ex Villareal e il tiro non trova la porta.

Veniamo allo scadere del tempo, quando Costacurta allarga sulla destra verso Helveg: Il toro sordo (come venne soprannominato da quel burlone del nostro presidente) rientra sul sinistro e mette un cross dalla trequarti. Shevchenko, in area, si sottrae alla marcatura di pigna Montero. Anzi, forse è lo stesso Montero che lo lascia andare confidando nell’ uscita di Van der Sar. Ma il portiere olandese è indeciso sul da farsi (esco o non esco?) quanto un quattordicenne è indeciso davanti a un sito hard, che non sa se aprire un video milf o virare sulla categoria teen. Alla fine opta per l’ uscita, ma ormai le quaglie sono scappate, Bambi è già in un volo che neanche la disperata spinta di Montero può fermare: Sheva ci mostra gli addominali mentre festeggia l’ 1-0.

La Juventus a inizio ripresa cerca di aumentare pressione e ritmi guidata da un indemoniato Davids ma crea poco, così Ancelotti infila la terza punta (Kovacevic per Tacchinardi). Dal canto suo Zaccheroni rinforza gli argini inserendo Ringhio per Giunti. Costacurta, intanto, sbroglia con ottimi interventi un paio di intricate situazioni.

Ovviamente le zebre, alla ricerca del pareggio, prestano il fianco al Diavolo e, dopo una combinazione al limita dell’ area, Sheva si trova davanti a Van der Sar ma viene recuperato all’ ultimo da Birindelli. Bambi, nel contrasto, cade e Paparesta non ha dubbi nel concedere rigore (è il terzo contro la Juventus in due partite. Paparesta si rifarà la stagione seguente concedendone uno ai gobbi per lieve tocco di Maldini su Zalayeta, nella partita diventata famosa per il gol più bello di Shevchenko in carriera, finirà 1-1) fra le proteste juventine: i replay danno ragione a Birindelli che prende nettamente la palla. Dai dodici passi si presenta Sheva che incrocia il tiro e spiazza Van der Sar. Zaccheroni concede la standing ovation all’ ucraino sostituendolo con Taribo West, che sfoggia un invidiabile look con trecce di color rosso.

Il Milan arriverà agevolmente terzo, mentre la Juve racimolera’ la miseria di 12 punti nelle restanti partite, perdendo lo scontro diretto in casa con la Lazio ( gol del cholo Simeone), a Verona (doppietta di Cammarata) e sotto il diluvio a Perugia. Salvo nubifragi, sarebbe stato tricolore.

Milan: Abbiati, Chamot, Costacurta, Maldini, Helveg, Albertini, De Ascentiis, Guly (dal 46′ st Sala), Giunti (dal 27′ st Gattuso), Shevchenko (dal 48′ st West), José Mari. All. Zaccheroni
Juventus: Van der Sar, Ferrara (32′ st Birindelli), Montero, Iuliano, Zambrotta, Tacchinardi (24′ st Kovacevic), Davids, Pessotto, Zidane, Inzaghi, Del Piero. All. Ancelotti
Arbitro: Paparesta di Bari.
Reti: Shevchenko al 45′ pt e su rigore al 39′ st.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.