Trapattoni torna in Italia, a Firenze, nel 1998 e guida la compagine viola a sfiorare lo Scudetto. Il presidente è Vittorio Cecchi Gori, figlio di Mario, imprenditore cinematografico e uomo dall’ integra moralità (si dovrebbe fare un articolo a parte sul personaggio, tra Rita Rusic, Valeria Marini, processi, fallimenti, compravendita voti elettorali, cocaina, o per meglio dire “zafferano” come la definiva lui…), mentre la stella della formazione è Gabriel Omar Batistuta, all’ epoca di gran lunga l’ attaccante più forte al Mondo e icona del splendente e spendente calcio italiano degli anni ’90.

Il Milan di Zaccheroni attende i viola alla terza di campionato, 26 settembre 1998, e ha racimolato sei punti nelle prime due gare. Si gioca di sabato alle 15 e, già dopo sei minuti di gioco, Batistuta può mostrare all’ Italia la sua nuova esultanza, proprio nello stadio dove, dopo un gol in SuperCoppa, dichiaro’ il suo amore per Irina, gridando “te amo” davanti ad una telecamera. Costacurta, che si deve prendere cura dell’ argentino, è così ligio al lavoro che gli passa il pallone. Il 9 viola lo punta prima di sterzare e di colpire verso la porta difesa da Jens Lehmann, tedesco con la passione della pesca. Il portiere teutonico non riesce neanche a respingere il non irresistibile tiro e Fiorentina in vantaggio.

Il Diavolo cerca di reagire ma non ha compattezza e lucidità per creare pericoli di una certa entità e l’ unica parata di Toldo avviene su un colpo di testa in tuffo di Ganz. La Fiorentina non fa molto per legittimare il vantaggio, resta chiusa e sfrutta la fisicità del Bati, che fa a sportellate con tutti, e gli scatti di Oliveira per rifiatare. Insomma, l’ undici viola sviluppa a regola d’ arte la filosofia calciastica del Trap.

L’ intervallo è animato da una discussione tra Weah, Braschi e Falcone con il liberiano che chiede spiegazioni riguardo un’ ammonizione per simulazione rimediata ingiustamente. A inizio ripresa salgono definitivamente in cattedra i protagonisti dell’ incontro: da una parte Batigol, dall’ altra la coppia Lehmann feat Costacurta.

Dopo un minuto, a Re Leone, assistito da Rui Costa, viene lasciato un po’ troppo spazio e conclude in porta. Lehmann dimostra ancora di avere la consistenza della neve sotto il solo di luglio e si fa passare il pallone sotto il corpo: 0-2.

Ganz ha la palla buona per accorciare, ma il suo pallonetto viene respinto acrobaticamente da Padalino sulla linea. Di li a poco il terzo gol: Rui sta andando sul fondo per crossare e a fermarlo va Billy che, in scivolata, tocca il pallone verso Lehmann. Al tedesco viene la brillante idea di raccogliere la palla con le mani: Braschi non può esimersi dal concedere la punizione a due in area, mentre Zaccheroni non prende tanto bene il gesto tecnico del portiere. Calcia, ovviamente, Batistuta che orgogliosamente ci mostra la mitragliatrice per la terza volta.

Continuano a essere protagonisti i tedeschi: Heinrich trattiene Bierhoff in area toscana e Braschi accorda il rigore che Oliver trasforma. Dopo l’ esecuzione nasce una rissa innescata da Toldo e ad avere la peggio è Torricelli, che viene colpito alla testa da un oggetto proveniente dagli spalti. 

A parte la prima parata di Lehmann della partita su Tarozzi, non succede altro di rilevante. La Fiorentina parte lanciata verso il Tricolore che sfumera’ con l’ infortunio di Batistuta e la fuga a Rio per il carnevale del designato sostituto Edmundo. Lehmann giocherà altre due partite, prima di lasciare il posto a Sebastiano Rossi. Primo passo verso il più inaspettabile e inconcepibile Scudetto milanista.

Milan: Lehmann, N’ Gotty, Costacurta, Maldini, Helveg, Albertini, Ambrosini (56′ Boban), Ba (59′ Coco), Weah, Bierhoff, Ganz (68′ Leonardo).

All. Zaccheroni

Fiorentina: Toldo, Padalino, Falcone (63′ Tarozzi), Repka, Heinrich, Torricelli, Cois, Rui Costa, Amoroso (86′ Amor), Batistuta, Oliveira.

All. Trapattoni

Arbitro: Braschi di Prato

Reti: 6′, 46′, 52′ Batistuta, 70′ Bierhoff su rigore.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.