Lo Sparta Praga fu così battezzato dai suoi fondatori in onore della città guerriera dell’ antica Grecia. Ed è uno Sparta Praga dallo spirito guerriero quello che arriva a San Siro per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League, il 10 marzo 2004, per cercare l’ impresa di eliminare il Milan Campione d’ Europa in carica.

Si parte dallo 0-0 maturato all’ andata, dove i nostri non hanno sfruttato a dovere le occasioni create. Per difendere lo 0-0 i cechi si affidano a barricate e catenaccio: punta unica (Stajner) lasciata a vivere di stenti tra Nesta e Maldini, centrocampo a cinque con Sivok e Kovac a limitare il raggio d’ azione di Kaka’ e Pirlo, mentre a essere lasciato libero di impostare è Gattuso, il quale, come ben sappiamo, non è specialista del ruolo. I cechi badano solo a difendersi: tutti mantengono le posizioni, anche il giocatore più talentuoso della squadra, nostro indimenticato e indimenticabile eroe: Karel Poborsky.

“È qui dove li bloccheremo! È qui dove combatteremo! È qui dove moriranno!” è magari questa la filosofia di gara di Kotrba, rievocando Leonida nella battaglia delle Termopili contro i persiani di Serse. Ma noi non siamo poi così d’ accordo di fare la fine dei persiani. Il nostro generale Carletto ordina di sfruttare le fasce poiché, appunto, centralmente si è bloccati. Cafu’ e Pancaro eseguono gli ordini, ma nei primi 45 minuti di gara c’è solo un’ occasione per Inzaghi che non sfrutta nel migliore dei modi una sponda di Shevchenko.

Si va verso l’ intervallo con un poco rassicurante 0-0, quando ancora Cafu’ crossa e trova Inzaghi che si avvita e si contorce per colpire il pallone di testa: ne nasce una traiettoria a pallonetto (“ho inventato il cucchiaio di testa!” dirà SuperPippo, uno che non si fa mai prendere da facili entusiasmi) che scavalca Blazek e ci porta in vantaggio.

Il buon Kotrba, a inizio ripresa, aggiunge una punta alla sua squadra togliendo un centrocampista (Jun per Zelenka). Al 14′, Nesta da troppa confidenza a Michalik, il quale gli scappa via e mette in mezzo rasoterra per il neo entrato Jun, che sigla il gol del pareggio.

I cechi tornano a trincerarsi tutti contenti ma, dopo soli sette minuti dal pareggio, una combinazione sulla sinistra porta al cross Pancaro. Il pallone, scagliato dall’ ex terzino della Lazio, arriva sul secondo palo dove si incontra con la meravigliosa e mai banale capoccia di Sheva e viene spinto di forza in rete: 2-1.

Poborsky (non ti dimenticheremo mai Karel, ne noi ne i gobbi e ne, soprattutto, gli interisti) guida l’ inconcludente assalto. Il Milan sfrutta gli spazi e dopo un paio di ripartenza non andate a buon fine, arriva quella giusta al 34′, quando Kaka’ invita Shevchenko: l’ ucraino fa due passi e spara in porta il 3-1.

C’è gloria anche per il più spartano dei nostri che recupera palla e, al grido di “mediani di tutto il Mondo unitevi!”, segna, con l’ aiuto di una deviazione, il definitivo 4-1. Gol che viene condito dalla solita esultanza sobria e pacata di Ringhio: si toglie la maglia per infilarla sulla bandierina del corner e la mostra a San Siro come fosse un trofeo di guerra.

Si festeggia l’ approdo ai quarti di finale e si attende con trepidazione il sorteggio di Nyon, per scoprire il nome del nostro prossimo avversario. Galliani si augura di non trovare Real Madrid o Arsenal e sarà accontentato: beccheremo il Deportivo La Coruna

Milan: Dida, Cafu’ (dal 43′ st Costacurta), Nesta, Maldini, Pancaro, Gattuso, Pirlo, Ambrosini,  Kaka’, Shevchenko (dal 41′ st Rui Costa), Inzaghi ( dal 31′ st Tomasson).

All. Ancelotti

Sparta Praga: Blazek, Pergl, Hubschman, Johana, Labant, Poborsky, Sivok, Kovac, Michalik (dal 26′ st Glusevic), Zelenka (dal 12′ st Jun), Stayner.

All. Kotrba

Arbitro: Merk (Germania)

Reti: Inzaghi al 47′ pt, Jun al 14′, Shevchenko al 21′ e al 34′, Gattuso al 40′ st.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.