Andriy Shevchenko, attaccante con gli occhi di Bambi e l’ istinto del cacciatore, era un bomber democratico, segnava indistintamente a tutte le squadre: dal Real Madrid all’ Ancona, dal Bayern al Treviso. Però, per due in particolare era una specie di babau: ai nati dopo, in totale, ha segnato 15 gol (14 nei derby più uno con la maglia della Dinamo Kiev), alla Lazio 13 (12 più uno in Coppa Italia nella stagione del suo mesto ritorno in prestito da Londra).

Ai biancocelesti segnò due triplette: una nel 1999 dove si presentò definitivamente in Italia, quando fece impazzire Nesta e compagnia, l’ altra in finale di Super Coppa Italiana il 21 agosto 2004, dove diede dimostrazione di tutta la sua completezza calcistica.

La Lazio che si presenta a San Siro è appena stata salvata dal fallimento dall’ imprenditore romano Claudio Lotito che ha rilevato la società da Cragnotti e, per evitare la bancarotta, ha spalmato i debiti dal 2004 fino alla fine del Mondo. Nei capitolini è tornato Di Canio, che ha rinunciato a diversi soldi per tornare a giocare nella sua squadra del cuore, ma della compagine protagonista del lustro precedente è rimasto solo il colore della maglia e, infatti, Caso è costretto a schierare gente impresentabile come O. Lopez e abbandonare Muzzi nella morsa formata da due grandi ex biancocelesti, Nesta e Stam.

Noi, invece, stiamo così bene che non ci si accorge delle assenze di Seedorf, Pirlo e Inzaghi e che avremo bisogno dal mercato di un terzino sinistro che aspetteremo vanamente tutta l’ estate. È Rui Costa che fa il regista, Tomasson parte al fianco di Sheva e Ambrosini sostituisce Clarence; il biondo centrocampista da fondo a tutta la sua riserva di talento quando, al 36′, con un destro-sinistro si libera al cross e pesca Shevchenko che in acrobazia colpisce di sinistro e sblocca la gara.

Della necessità di un terzino sinistro non ci fa caso nessuno poiché sulla fascia mancina viene spostato Maldini (che aveva espresso dubbi sul ritorno al ruolo che faceva da giovane) che da solo mette ko i dirimpettai Zauri e Oddo. Dopo aver già colpito la traversa quando ancora si stava 0-0, sul finire di tempo il capitano serve un cross sul quale si fionda l’ ucraino che, sbucando alle spalle di Negro, trafigge Peruzzi con un colpo di testa incrociato.

Il secondo tempo inizia seguendo lo stesso copione del primo. Nella ripresa esordisce in rossonero Crespo (tanto per parlare della Lazio che fu’, per la quale ho una simpatia sin dalla tenera infanzia)(no non è dovuta al 5 maggio, maliziosoni). Da una giocata dell’ argentino la palla arriva al limite dell’ area ancora a Shevchenko che si coordina e di destro al volo fucila Peruzzi, segnando uno dei più bei gol in carriera.

La partita scivola via fino al termine con Crespo a regalarci l’ ultimo brivido, infortunandosi dopo otto minuti dal suo ingresso in campo.

Sheva continuerà l’ anno solare non smettendo di segnare (tra le prestazioni più pregevoli una doppietta spettacolare ancora alla Lazio in campionato e due gol in due partite al Barcellona in Champions League) e lo concluderà alzando il Pallone d’ Oro.

 

Milan: Dida, Cafu, Nesta, Stam, Maldini, Gattuso, Rui Costa, Ambrosini (Dhorasoo dal 32′ st), Kaka’, Shevchenko, Tomasson (Crespo dal 30′ st, Serginho dal 38′ st).

All. Ancelotti

Lazio: Peruzzi, Oddo, Couto (Sannibale dal 32′ st), Negro, O. Lopez, Zauri, Giannichedda (Corsi dal 42′ st), Liverani, Dabo, Cesar (Di Canio dal 11′ st), Muzzi.

All. Caso

Arbitro: Collina

Reti: Shevchenko al 36′, 43′ pt e al 31′ st.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.