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Dopo la vittoria degli azzurri in Spagna, è di scena un altro mundial: si torna dopo soli 16 anni in Messico, dopo che la Colombia ha rinunciato all’organizzazione per problemi di sicurezza. Come quattro anni prima, le squadre sono 24, divise in 6 gironi; la fa da padrone l’Europa, con 14 team, compresi gli azzurri nel periodo in cui i campioni in carica erano qualificati d’ufficio. Esordiscono Canada, Danimarca e Iraq, mentre tornano dopo molti anni Paraguay e Corea del Sud, più il Portogallo che mancava da 20 anni.

La prima fase, che vede il passaggio agli ottavi di ben 16 squadre (prime e seconde di ogni girone, più le 4 migliori terze) è solo di scrematura. Fuori subito le cenerentole, Iraq su tutti –anche se gli iracheni nel gruppo B perdono sempre con un solo gol di scarto- assieme a Corea del Sud (A), la nobile decaduta Ungheria e il Canada (C), Irlanda del Nord e Algeria (D), e Scozia (E). Il girone “di ferro”, l’F, si chiude con il sorprendente successo del Marocco e l’esclusione del Portogallo, che esce con 2 punti. Non un granché la partenza degli azzurri di Bearzot, ripartiti da zero dopo la clamorosa mancata qualificazione a Euro 84. Anche se dopo il doppio pari con Bulgaria e Argentina la qualificazione arriva senza grossi patemi, con un 2-3 alla Corea del Sud. Faticano molto Inghilterra (F) e Uruguay (E), con gli inglesi che perdono con il Portogallo e passano per secondi, e la Celeste che si qualifica solo con 2 punti e come terza.

Gli ottavi si aprono con i roboanti successi di Spagna e Brasile, rispettivamente contro Danimarca e Polonia; molto spettacolo tra URSS e Belgio, con i Diavoli rossi che passano per 3-4 ai supplementari. Passano faticando Germania Ovest e Argentina, per entrambe un 1-0 contro Marocco e Uruguay. Finisce anzitempo l’avventura dell’Italia, eliminata per 2-0 dalla Francia; a chiudere il tabellone Inghilterra-Paraguay, vera prova di forza dei Tre Leoni che vincono 3-0, e Messico-Bulgaria, 2-0 per i padroni di casa. Tanti tanti rigori ai quarti, nel senso di lotteria dei rigori dopo un pareggio; ma a catturare l’attenzione è Argentina-Inghilterra. Partita tosta, tra due paesi fino a pochi mesi prima in guerra. Vinta da Diego Armando Maradona; uno che comunque la si voglia vedere ha fatto la storia. Prima con il famoso gol di mano, poi con la cavalcata coast to coast a scavalcare 5 avversari. 2-1, non basta un gol del solito Lineker. Il Brasile è fuori, dopo aver perso 4-3 ai rigori (1-1 il risultato sui 120’) contro la Francia; sbaglia Platini, ma Socrates e Julio Cesar non sono da meno. Secco 4-1 ai rigori dei freddi tedeschi al Messico, dopo uno 0-0; sorpresa Belgio, che approfitta di un errore di Eloy Olaya –ancora una volta ai rigori; 3 quarti su 4 si decidono dal dischetto!- e vola in semifinale.

A quel punto sono le ovvie favorite a trionfare. Doppio 2-0; Brehme e Voeller si occupano di eliminare una Francia forse “gasata” dall’aver battuto il Brasile tricampeão, e ancora Maradona sigla una doppietta contro un Belgio che già aveva fatto tantissimo. Terza la Francia, che ha un sussulto d’orgoglio battendo ai supplementari proprio il Belgio per 4-2; la finale vera, quella che vale il titolo, è tra Argentina e Germania Ovest. Due squadre che, un po’ come gli azzurri (ma non ditelo ai tedeschi!) fanno della solidità il punto di forza. Ed è l’Argentina a passare in vantaggio, con José Brown al 23’; nella ripresa raddoppia Valdano, e sembra tutto finito. Ma in 5 minuti, tra 75’ e 80’, i tedeschi occidentali pareggiano con Rummenigge e ancora Voeller. Neanche il tempo di gioire, e Jorge Burruchaga, che resterà famoso per questo episodio, con una sparata impressionante infila la difesa (su assist, manco a dirlo, di Maradona) entra in area e trafigge Harald Schumacher. Dopo il titolo nel mondiale di casa del 1978, gravato da ombre per via del regime dei colonnelli, ecco il secondo titolo della Seleccion argentina. Ancora una volta (non la prima…) la celebre frase di Gary Lineker per cui “il calcio è semplice: si gioca 11 contro 11 e alla fine vincono i tedeschi” viene smentita. Poco male: la punta inglese, nonostante l’eliminazione prematura, porta a casa il titolo di capocannoniere. Quello di miglior giocatore, non ve lo sto neanche a dire.

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Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014